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Alla ricerca del Saifip perduto

Finora non ho fatto alcuna polemica su nulla ma mi sento in dovere di raccontare la mia esperienza di sabato al Saifip di Roma. Il Saifip è il Servizio Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica che si occupa dei bambini e degli adulti con disforia di genere! Mi capita a volte di parlare con persone che mi dicono che l’Italia é all’avanguardia perché il servizio di ‘cura’ dei pazienti con disforia di genere, dalle prime sedute psicologiche dei bambini al cambio di sesso da adulti é a carico dello stato. E che questo quindi vuol dire una grossa accettazione del ‘problema’ da parte delle autorità competenti. Questo sulla carta é vero. Ma é un po’ come la legge sull’aborto. Inutile sentirsi ‘avanti’ perché l’articolo del codice civile esiste se poi non viene applicato.
Così vorrei descrivervi dove sono costretti a lavorare gli operatori del Saifip e dove vengono accolte le famiglie con relativi bambini!
Arrivo a Roma sabato mattina e prendo da Termini la linea H per il San Camillo Forlanini, uno degli ospedali della capitale. Dopo mezzoretta arriviamo. Siamo io e una mia amica. Al San Camillo per pagare il ticket devi andare al CUP. Cioè non ci sono le macchinette tipo bancomat sparsi per le varie strutture e dipartimenti. Tutti devono andare a un unico ufficio Cup. Avete presente le file che ci sono almeno qui a Firenze quando andate personalmente al CUP per prenotare una visita? Ecco. Per fortuna era sabato e non c’era nessuno. Mi hanno detto che in settimana è sempre pieno. ( E considerate che se state andando al Saifip avete probabilmente con voi un bambino che già non é felice di andare dal medico!) Comunque paghiamo il ticket. Le signore non sanno bene che ticket farmi pagare e discutono un po’ tra loro. Poi me lo fanno per prestazione di counseling. Usciamo sapendo che dobbiamo cercare il Forlanini. Forlanini e San Camillo sono due strutture che si sono unite sotto una unica azienda sanitaria (anche se adesso il Forlanini è stato comprato dalla regione Lazio e dismesso….cioè non proprio adesso da un po’…ma alcuni reparti rimangono ancora attivi). Ci dicono che dobbiamo uscire dal San Camillo per poi entrare al Forlanini.
Di fronte all’entrata principale del San Camillo chiediamo alle due guardie che stanno nel casottino come raggiungere il Saifip.
‘Saifip????’
Dico ‘si il Saifip!’
Espressione disorientata!
Allora chiedo. ‘Il Forlanini? Devo andare al Forlanini!’….
‘Forlanini????’.
La guardia guarda la collega come se avessi chiesto la strada per Timbuctu. L’altra peró, per fortuna un po’ più informata, le dice ‘si, sta qua dietro. Dovete girare a sinistra, poi al primo semaforo a sinistra. poi secondo semafono sempre a sinistra in via Folchi.
Eseguiamo. Usciamo andando a sinistra e poi sinistra e sinistra.
Cominciamo a camminare in giù in via Folchi cercando un entrata. Ma non esistono indicazioni ne’ nulla che faccia capire che ci può essere un ospedale nei dintorni. Sulla nostra destra lungo tutta la strada c’è un muro alto circa tre metri con sopra un metro di filo spinato e all’interno si intravede una specia di caserma abbandonata. A me sorge il dubbio che possa essere quello ma la mia amica lo esclude categoricamente! Dice “Non vedi che quello è un carcere in disuso?!” Continuiamo a camminare! Incrociamo una signora per chiedere indicazioni ma non è del posto. Troviamo una cartina di Roma su una fermata dell’autobus che ci da la triste notizia: il Forlanini È quello che ci sembrava il carcere in disuso! La mia amica continua a non crederci! Io avevo sentito i racconti e ci credo un po’ di più ma è davvero un luogo da vedere per credere! Continuiamo a cercare l’entrata. A questo punto seguiamo il muro col filo spinato. Ogni tanto appare un cancello arruginito rigorosamente chiuso con la catena. Da uno di questi si vede un palazzo semiabbandonato circondato da transenne con su scritto sulla vetrata principale ‘Telefono Azzurro’. Mi dico ‘sarà un poster rimasto lì!’ Guardo su google ‘No! È proprio la sede di Roma del telefono azzurro!’ Non ci posso credere! Troviamo a un certo punto un altro cancello. C’è un vigilante con una panda, chiediamo ‘scusi…..l’entrata???’ Ma sta dormendo seduto dentro! Continuiamo a camminare. (E ricordate che le persone ci vanno coi figli in questo posto. Il mio a questo punto sarebbe già stato incacchiato come una biscia). Il muro continua, il filo spinato pure. Finalmente una signora ci conferma che una entrata c’è ma dobbiamo fare tutto il giro dell’isolato. Eseguiamo! E udite udite la troviamo. C’è una porta sotto le colonne ma è tutta chiusa con transenne alte. Ma poi, grazie al cielo, c’è il cancello! Ma veniamo bloccate!
‘Dove andate? Quello è l’ingresso per le automobili! Che cercare?’
‘Dobbiamo andare al Saifip’
‘Dove?’
‘Al Saifip!’
‘Entrate dal passaggio pedonale che sta là!’
Dove c’erano le transenne.
Effettivamente prima delle transenne c’è una porta. Fatiscente. Che dà in una stanza. Fatiscente. Con dentro un tizio (fatiscente). Dobbiamo lasciare i documenti. Il tizio li mette in una di quelle bacheche divise a scomparti quadrati con uno scomparto per lettera alfabetica. Ma la bacheca è completamente vuota se non per altre sei carte di identità che capisco che saranno quelle delle tre famiglie al colloquio con me! Finalmente siamo dentro. Mi hanno detto – e me lo ha detto una delle altre mamme dell’incontro e non il tizio all’entrata- che il Saifip si trova all’interno della palazzina dell’economato. La cerchiamo. È tutto in stato di abbandono. Anche quelle poche macchine parcheggiate sembrano lì da anni. Tutto rotto, arrugginito, cadente. Per fortuna c’è una bellissima giornata di sole e i pini marittimi del parco ravvivano un po’ l’atmosfera. Non oso immaginare cosa non sia a novembre in una giornata di pioggia. Finalmente dopo 50 minuti troviamo la scritta Saifip! Un foglio attaccato su una porta a vetri all’interno di un portone del palazzo che la mia amica aveva definito ‘un lager’.
Io non so come facciano questi professionisti a lavorare in un luogo del genere! E immagino che debba essere proprio la disperazione a farci arrivare le famiglie!
È una vergogna.
È una vergogna debba starci il Saifip. E’ una vergogna debba starci il Telefono Azzurro. E tutti gli altri servizi che il Forlanini ‘ospita’. Soprattutto quelli poi che riguardano i bambini e gli adolescenti!
Inutile farsi belli perché il nostro paese ha leggi e servizi a favore dei diritti umani se poi si viene trattati così. Pazienti e operatori.
Questa non é civiltà!
Vi prego di guardare questo servizio e video di Rai News per capire veramente di che cosa sto parlando

 

One thought on “Alla ricerca del Saifip perduto

  1. Anch’io ho fatto visita al Saifip e ho fatto tesoro delle indicazioni dell’articolo. Anch’io ho fatto lo stesso errore, una volta uscito dal Cup del San Camillo, di girare a sinistra due volte, dopo i due semafori, in Via Folchi, dove c’è questo famoso muro, con diverse (tre o quattro) entrate con porte metalliche arrugginite e chiuse con le catene, dalle quali non si nota segno di vita.
    Ho girato un paio di volte in su e in giù, poi ho deciso, al secondo semaforo, di andare dritto e non rifare più Via Folchi. Questa volta il muro è sulla sinistra e, dopo alcuni metri, “miracolo”: appare Piazza Forlanini, con l’ingresso dell’Ospedale e con la postazione delle guardie di vigilanza.
    Per fortuna ho avuto subito dai vigilanti l’indicazione di andare verso la palazzina dell’ex-economato e fare la scalinata d’ingresso per arrivare al secondo piano… dove si trova il Saifip. Sì, anch’io ho fatto una bella oretta di ricerche.
    Adesso sembra che il Servizio sia stato spostato in un Padiglione dell’Ospedale San Camillo (padiglione Puddu, Terzo Piano, Via Gianicolense), molto più vicino al CUP (anche se non ho avuto più l’occasione di andare). MI auguro che ora la sede sia migliore rispetto alla precedente.

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