Internazionale

Amore incondizionato

Cristy Hegarty è una mamma come me. Un anno e mezzo fa, dopo aver visto questo video, le ho scritto e ci siamo confrontate. E’ una persona davvero speciale e vi invito a leggere la trascrizione tradotta in italiano della sua conferenza TedX.

Le sue parole e le sue esperienze sono le mie!

 

“Ecco questa è una foto mia e di mio figlio. Era una giornata meravigliosa. Andavamo in barca a vela sull’oceano. Tenevo in braccio mio figlio che dormiva serenamente. E’ un ricordo che mi tengo stretta mentre lo guardo crescere velocemente davanti ai miei occhi. Sto condividendo con voi questa foto oggi perché credo che rappresenti alla perfezione la sfida del crescere dei figli. Da una parte abbiamo l’obbligo di  riconoscere tutti i pericoli che li circondano e proteggerli da essi, ma dall’altra dobbiamo desiderare che loro possano vivere ogni singola esperienza che il mondo ha da offrire loro.
Per questo motivo, dal minuto esatto in cui vengono al mondo, li leghiamo ai seggiolini della macchina, li proteggiamo pregando di essere in grado di farli felici e non esporli a rischi. Finché, a un certo punto, dobbiamo accettare il fatto di non poterli tenere sotto una campana di vetro per sempre. A un certo punto dobbiamo lasciarli andare, dobbiamo lasciar loro prendere delle decisioni sperando con tutto il cuore che queste non li mettano in pericolo.
Io e mio marito abbiamo tre figli fantastici e meravigliosamente stupendi…a seconda del giorno certo!
Prima abbiamo avuto una femmina. Poi, due anni e mezzo più tardi, abbiamo avuto un maschio. Infine, giusto per aggiungere un altro po’ di caos, tre anni più tardi è arrivata un’altra femmina
Essere genitori può essere a volte un brusco risveglio anche quando pensiamo che siamo pronti per esserlo.
Penso a tutti quei libri che leggiamo ancora prima che i nostri figli nascano e che ci danno quel certo senso di sicurezza e che decorano così bene tutte le nostre librerie…ma la realtà è che questi bambini sono messi la mondo DA noi, ma non nascono PER noi. Ogni aspettativa che abbiamo su ciò che faranno o che saranno è un carico troppo grande che diamo a delle creature che non sanno ancora nulla di se stesse. Io e mio marito per esperienza abbiamo capito che fino a cinque anni non puoi  sapere bene chi tuo figlio sia.
Per esempio nostro figlio stava per compiere quattro anni quando ci disse che avrebbe voluto fare un compleanno da principessa!
Normalmente, come famiglia, siamo sempre molto uniti ma devo ammettere che cercammo di convincerlo a avere almeno una festa “pirati e principesse”, perché immaginavamo che altri bambini maschi non si sarebbero sentiti a loro agio. Lui ha accettato a patto che lui, il vestito da principessa, potesse metterselo! La festa fu un successone!
Come sapete, è tipico dei cinque anni attraversare la fase esplorativa riguardo al proprio genere. Ma per nostro figlio è stato molto chiaro fin da subito che quella non fosse una fase. Infatti diventava preoccupantemente sempre più chiaro che il nostro bambino non voleva vestirsi da maschio o da femmina. Lui voleva ESSERE una femmina. Così…..lui aveva questo vestito o gonna blue di paillettes che voleva mettersi tutti i giorni all’asilo destando grande stupore nelle sue compagne.

Ho incominciato a occuparmi un po’ più seriamente della cosa quando mi sono resa conto che voleva mettersi davvero i vestiti della sorella e che non era solo un “mascherarsi”. Ho cercato di parlarle dicendole “sai, puoi comunque essere un bambino anche se ti piacciono le cose da femmina!”. Lui mi guardò e disse “Caspita mamma! Tu proprio non capisci!” e devo ammettere che quella volta mio figlio aveva ragione. Non avevo la più pallida idea. Non lo capivo. Incominciai a capire di più quando andammo a comprare i vestiti per la prima elementare. Tutti e tre i bambini erano con noi. Siamo entrati da GAP e sapete…i vestiti da femmina sono da una parte e quelli da maschio dall’altra. Le nostre due figlie in un attimo erano occupatissime a scegliersi ciò che desideravano. Mentre nostro figlio rimaneva dietro di noi lamentandosi che lui non trovava nulla che gli piacesse. Cercai di aiutarlo ma fu assolutamente inutile. Lui mi guardò e disse “Mamma! Perché non posso essere una bambina?” Mi mancò l’aria e la testa iniziò a girarmi. Ero così arrabbiata che quel negozio dividesse i vestiti seguendo uno schema maschio-femmina così binario….e a quel tempo nemmeno sapevo bene che cosa volesse dire schema binario! Ero sicura che sarei stata in grado di trovare almeno un indumento che potesse andare bene a un bambino gender fluid….sapete…un paio di pantaloni che potessero andare bene per un maschio E per una femmina!
E nell’esasperazione dissi “Sai cosa? Quando sarai grande se lo vorrai i dottori potranno farti diventare una femmina! Se questo è ciò che vuoi davvero!” Di colpo nella stanza tutto si fermò. “Davvero ci sono dottori che possono farmi diventare femmina?” Potevamo quasi sentirci come in un film di Walt Disney. Il suo viso si illuminò felice e prima ancora che potessi dare una risposta sentii la mia voce che gli diceva: “Perché non vai a sceglierti qualche vestitino nella zona bambine!”
Lui corse veloce e in un attimo scelse gonne e vestiti che ovviamente aveva già adocchiato da un po’…il tutto mentre io stavo avendo il primo attacco di panico di una lunga serie!
Cosa avevo fatto?
Appena avevo menzionato il fatto che i magici dottori avrebbero potuto aiutarlo, il suo spirito era totalmente cambiato, si sentiva a suo agio nella sua pelle e poteva affrontare le sue giornate senza il peso del mondo sulle sue spalle.
Mi sentivo felice di aver dato una risposta ai suoi dubbi, gli avevo dato una luce alla fine del tunnel, ma io realizzavo che non avevo idea di che possibilità c’erano per lui e se, innanzi tutto, fosse giusto che io gliele proponessi.

Proprio in quel periodo avevo visto un episodio di Nightline. Parlava di una famiglia come la nostra con un bambino che soffriva, come il nostro, di disforia di genere. La disforia di genere è una condizione in cui l’identità di genere non corrisponde al sesso biologico cioè la maniera in cui tu vedi te stesso nella tua mente non corrisponde al tuo sesso di nascita. Le due storie erano identiche. Questo bambino era solo un po’ più grande del nostro e la sua famiglia gli stava permettendo di vivere da femmina. Questo voleva dire che si rivolgevano a lui al femminile e lo lasciavano indossare vestiti da femmina anche a scuola e la lasciavano anche truccarsi un po’. E tutto andava bene. Verso la fine dell’episodio mi ritrovai praticamente singhiozzante perché stavo capendo che ero seduta lì, nel mio salotto tutta sola, e avevo appena visto come sarebbe stato il nostro futuro. Corsi al computer e immediatamente mi misi a cercare su internet “bambini transgender”. Non trovai molto. Ma mi capitò tra le mani il blog di una mamma che stava crescendo un bambino transessuale. Si chiamava “Transparenthood”. Scrissi immediatamente a questa donna, guardando lo schermo attraverso le lacrime, e le chiesi di mandarmi  qualunque informazione utile. Ero spaventata e disperata. Volevo capire come iniziare a lasciare che mio figlio fosse chi  realmente si sentiva di essere. Mi rispose dopo pochi minuti e quel momento fu quando il nostro viaggio iniziò realmente.
Ringrazio internet ogni singolo giorno perché senza, la nostra famiglia, sarebbe stata persa. Quel blog ci fece incontrare un dottore a Boston che stava, proprio, in quel momento creando un gruppo di supporto per genitori di bambini gender fluid. Io e mio marito abbiamo guidato un’ora e mezza ogni due mesi per incontrarci con loro. Abbiamo iniziato a leggere libri, imparare la terminologia,  studiare lo sviluppo del genere nei bambini gender fluid e abbiamo iniziato a metterci in contatto tramite Facebook con famiglie come la nostra.

Adoriamo Facebook!

Grazie proprio alle persone con cui avevamo uno scambio su Facebook, siamo stati in grado di parlare coi nostri amici e parenti e dire loro l’esperienza di nostro figlio e che non era un’esperienza così rara infatti il nostro gruppo Facebbok in un anno contava già 500 membri da tutte le parti del mondo. Ci sentivamo più sicuri di noi e di nostro figlio. Siamo stati in grado di supportarlo nell’esplorare chi volesse essere in questo mondo e lui era di nuovo felice.

Certo, tutto questo non fece sì che NON fossimo assolutamente terrorizzati il primo giorno che nostro figlio decise di vestirsi da femmina in prima elementare. Egoisticamente sapevo che nel momento stesso in cui usciva dalla porta le nostre vite sarebbero cambiate. Quel giorno tornò a casa un po’ scocciato perché qualcuno aveva riso di lui perché aveva scelto di vestirsi da femmina ma mi dissi che sapevo sarebbe successo e che magari lo avrebbe fatto cambiare idea. Ma proprio quel giorno dovevamo tornare a scuola  per un open day e lui entrò tutto orgoglioso in classe con la sua gonna non solo di fronte ai bambini che la mattina lo avevano preso in giro ma di fronte anche ai loro genitori. In vita mia nessuno mi aveva mai colpito così positivamente per coraggio e sicurezza in se stesso. Quello fu un momento molto significativo per la nostra famiglia e mio figlio mi lasciò davvero senza parole. E quello fu anche il momento in cui nostro figlio iniziò ad essere nostra figlia.
Grazie all’appoggio che abbiamo dalla nostra famiglia e dai nostri amici nostro figlio è stato in grado di diventare una bimba, coi suoi tempi e senza forzature. Alla fine della seconda elementare ormai tutti si rivolgevano a lui come a una “lei” e abbiamo cambiato il nome. Ovviamente questa è solo una transizione sociale, non fisica. E’ sempre meglio sottolinearlo quando si parla di bambini! Grazie alle battaglie di altre famiglie come la nostra, la scuola le permette di usare il bagno che preferisce e cioè del genere a cui si sente di appartenere.

Il momento di trasformazione più significativo per nostra figlia è stato quando è andata al campo estivo per bambini gender fluid dove ha incontrato tantissimi bambini come lei. Aveva già molti amici a casa che la supportavano, ma conoscere bambini di tutto il mondo che erano proprio come lei faceva la differenza. Qualcuno finalmente la capiva!
Credetemi:non passa giorno in cui io non sia preoccupata per il futuro di nostra figlia e sappiamo che, quando il suo corpo inizierà a cambiare, diventerà tutto ancora più difficile e delicato e ci saranno decisioni da pretendere. Ma siamo una famiglia unita intorno a lei e tutto ciò che possiamo fare è continuare a imparare, a prepararci e ad amarla in maniera incondizionata. Proprio come farebbe qualunque altro genitore.

Per favore, dovete capire che ci sono moltissimi bambini che non rientrano in uno stereotipo di genere e che non hanno alcun supporto dagli adulti che li circondano. Per favore cercate di capire che un viaggio del genere è difficile per chiunque ne sia coinvolto ma non è impossibile. Non è impossibile fare la cosa giusta. Vuol dire semplicemente amare e supportare i nostri figli perché siano felici e in salute.
Voglio che capiate che la famiglia di Nightline e la mia così come tutte le altre che si espongono, siamo consapevoli che corriamo dei rischi nel condividere le nostre storie, ma lo facciamo perché crediamo che la ricompensa ne valga la pena. Siamo consapevoli che stiamo cambiando delle vite perché condividiamo il nostro modo di accettare e sopportare i nostri figli.
Io sono la mamma di un bambino gender non comforming che a questo punto ha deciso di vivere la sua vita come una bimba perché io e mio marito ci siamo assunti il rischio di lasciarla essere qualcuno che non ci saremmo mai immaginati potesse essere. Ci ha insegnato una lezione di vita importantissima: di vivere ognuno la propria verità con il cuore e con la mente e non attraverso ciò che ci mettiamo addosso. Così se siete seduti qui con le mani nei capelli a domandarvi di che cosa io stia parlando vi esorto a correre qualche rischio nel fare delle domande e cercare delle risposte. Non abbiate paura di conoscere qualcosa di nuovo e una volta che lo avete imparato condividetelo con altre persone. Perché questo è ciò che fa girare il mondo!”

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