Adolescenza transgender

Che fare se tu* figli* ti dice di essere trans

adolescenti trans felici

Seguendo i vari gruppi sui social o leggendo chi commenta sulla mia pagina o sul mio blog trovo sempre famiglie spaesate che non sanno come muoversi dopo che il figlio o la figlia ha detto loro che è stato fatto un errore rispetto al sesso assegnato alla nascita. L’anatomia del corpo infatti non solo costringe a una x su una casella ma insieme a quella x arrivano ‘in dono’ tutta una serie asfissiante di aspettative sociali cui la giovane persona deve attenersi per poter vivere indisturbata. 

Ma cosa fare quando un figlio o una figlia ti dice di essere altro da ciò che la famiglia  e la società si aspettano che sia? 

Innanzitutto bisogna essere felici che lo abbia detto. Spesso i genitori si preoccupano e si domandano dove abbiano sbagliato invece bisogna pensare che un figlio o una figlia che esprime alla propria famiglia  chi è dimostra di essere cresciut*  in un ambiente sano di cui ci si può fidare e a cui ci si può affidare.  Questo deve darci sicurezza.

Cosa fare a questo punto?

Dando per scontato – anche se scontato non è – che sia importantissimo e necessario credere e accogliere la dichiarazione de* figli* bisogna anche dimostrare alla persona che il nostro amore è un amore fattivo: bisogna quindi prendere in mano la situazione senza rimandare oltre, senza “aspettare che la fase passi”. Dobbiamo infatti considerare che quando la persona ce lo comunica probabilmente sono mesi se non anni che ci pensa e quindi non è per lui o lei una cosa apparsa dalla sera alla mattina.

È qui che i genitori spesso non sanno che cosa fare e a chi rivolgersi. 

A seconda dell’età del figlio o della figlia la maniera di muoversi è differente. 

Vi spiegherò in breve cosa fare (e cosa succede) a quei figli assegnati femmina alla nascita che si avviano verso la maggior età (16-17-18 anni) – successivamente vedremo anche le altre persone.

Da notare bene che quanto segue è ciò che succede nella pratica in Italia e non corrisponde affatto a come dovrebbe essere e raccontarlo non significa che tali percorsi e approcci siano da me o dalla comunità internazionale condivisibili. La varianza di genere è stata depatologizzata e tutti i paesi membri delle Nazioni Unite sono tenuti ad adeguarsi alle nuove direttive. L’Italia continua a fingere che non sia così. Tra come dovrebbe essere e come è c’è una grossa differenza. Io vi descrivo come è in questo momento in Italia nella speranza che cambi presto (Dicembre 2020).

In Italia non esiste un centro pediatrico (come dovrebbe essere) che si occupi di varianza di genere. Purtroppo bisogna sempre rivolgersi alle strutture per adulti. Vi sono alcuni centri sparsi sul territorio italiano che si trovano all’interno o fanno parte di strutture ospedaliere o comunque della ASL. Se volete informazioni scrivetemi in privato e potrò dirvi, secondo la mia esperienza (basata sui vari racconti delle famiglie che già ci sono state), dove sia meglio o più comodo o più giusto andare. Scrivete a camilla@miofiglioinrosa.com

A 16-17 anni normalmente gli adolescenti AFAB (assigned female at birth)  iniziano già con il percorso medico come gli adulti. Intendo dire che ormai è tardi per la Triptorelina (i famosi bloccanti) il farmaco che  inibisce la pubertà e quindi evita lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie (barba, seno, pomo d’adamo, voce). Purtroppo in Italia è ancora tutto molto patologizzato per cui è da aspettarsi che, una volta preso il primo appuntamento, facciano fare delle sedute psicologiche a volte un po’ antipatiche perché vengono fatte domande un po’ invadenti. Spesso vengono anche fatti fare dei test psicologici. Alcuni centri sono un po’ più avanti e ne fanno fare meno, altri ne fanno fare di più. I tempi dipendono molto dalla frequenza con cui mettono gli appuntamenti. Se mettono un incontro psicologico al mese e ne vogliono sei allora ovviamente ci vorrà un po’ di più. Una volta fatta la parte psicologica solitamente si fa un incontro con l’endocrinolog* che prescrive delle analisi del sangue. Alcuni fanno fare anche un’ecografia o una mappa cromosomica o altro.  Una volta avuti i risultati delle analisi e delle varie prove fatte si passa alla prescrizione della terapia ormonale sostitutiva. Il testosterone solitamente viene prescritto in gel. È un gel che si spalma solitamente sulle spalle o sulle cosce ( ma alcuni lo mettono anche da altre parti) tutti i giorni alla stessa ora preferibilmente dopo la doccia. Il testosterone può anche essere prescritto in iniezioni. Il gel secondo alcune persone è meglio delle iniezioni (una al mese) perché pare sia più costante e equilibrato l’apporto di testosterone poiché tutti i giorni assumi la stessa dose. Però diciamo che i medici dicono che più o meno uno vale l’altro. I cambiamenti nel momento in cui si inizia la terapia sono davvero molto lenti. Cioè non è che nel giro di un mese “trasforma” la persona. La prima cosa che si inizia a notare dopo un po’ di settimane è l’abbassamento della voce e un po’ il cambiamento della struttura fisica, delle spalle per es che si fanno un po’ più grosse. Però il cambio è davvero impercettibilmente lento. Bisogna immaginare i cambiamenti che avvengono durante la  pubertà e immaginarli  ancora più lenti. Nessuno di noi, durante la pubertà del figlio, ha mai mandato a dormire un bambino per ritrovare un uomo barbuto il giorno dopo, no?  Se la terapia è fatta bene e in maniera precisa non ci sono grossi effetti collaterali. Anzi. Se tutto è fatto a regola d’arte  il ciclo mestruale passa quasi subito, non ci sono grandi sbalzi d’umore, il seno diminuisce perché la ghiandola si rimpicciolisce. Se questo non succede probabilmente la terapia va un po’ riadattata oppure fatta con maggior precisione. Non va bene, se si usa il gel, metterlo un giorno la mattina e uno la sera oppure dimenticarselo per un giorno o più. Ogni intervento chirurgico è a discrezione della persona. Quindi non è obbligatoria l’isterectomia o l’overiectomia. Purtroppo molti ragazzi in Italia vengono seguiti da centri non aggiornati che da subito mettono loro in testa che questi interventi siano assolutamente necessari. Non è così. Io riporto quello che mi è stato detto personalmente nei centri identità di genere in Spagna. Anzi per certi versi gli interventi sono controproducenti poiché senza utero e ovaie la terapia ormonale diventa assolutamente indispensabile per la persona per il suo benessere fisico e nel caso in cui un giorno si dovesse incorrere in una irreperibilità di farmaci sarebbe un groppo problema per la salute – per salute intendo la salute funzionale del corpo prescindendo dalla necessità sempre presente della terapia mascolinizzante che ovviamente è sempre presente in chi la desidera.

L’inizio dell’accoglienza dei ragazzi e delle ragazze e la relativa presa in considerazione di una transizione medica funziona molto spesso come ‘fertilizzante’. Vediamo i ragazzi e le ragazze letteralmente sbocciare, iniziare a sentirsi più sicuri e essere finalmente felici. Le persone tutte hanno bisogno di essere viste per chi sono e se sentono la necessità di una terapia ormonale vanno ascoltate. Devono venire prima loro e poi la società giudicante. Anzi la società va istruita al rispetto e al non giudizio. Dobbiamo ricordarlo, noi genitori.

Durante tutto il percorso presso il centro che segue i nostri figli e le nostre figlie bisogna sempre tenere a mente che gli esperti sono * nostr* ragazz* e noi genitori. Non dobbiamo affidarci ciecamente al camice bianco. Dobbiamo lavorare con loro su un piano di parità. Il nostro istinto deve guidarci e la luce negli occhi de* figl* deve fare da faro. Se non c’è vuol dire che stiamo sbagliando qualcosa. Se c’è dobbiamo seguirla!

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