Siamo noi

Confermo e l’accendo!

Ok ho visto la trasmissione ‘Storie del genere’ e ora posso parlare con un po’ più di cognizione di causa.

Purtroppo mi trovo a confermare esattamente quanto scritto nell’altro mio post, quello che ha suscitato tanto nervosismo negli stessi protagonisti della trasmissione. Quello in cui affermo che è sbagliato parlare di corpo sbagliato (scusate il gioco di parole). Non che qualcuno non possa sentirsi in un corpo sbagliato. Ma un’esperienza personale non deve diventare la maniera universale di affrontare una questione tanto ampia e variegata e finora assolutamente bistrattata.

Ovviamente le mie critiche non vanno a chi si è raccontato o a come lo ha fatto. Anzi sono tutte storie profonde. Daniela per esempio è fantastica. Dice delle cose così vere e giuste che andrebbero scritte e distribuite tipo volantini sui parabrezza delle macchine. Credo che sia molto importante che una rete pubblica abbia voluto affrontare un argomento tanto difficile per il nostro paese e credo che i percorsi dolorosi dei protagonisti diano loro il sacrosanto diritto di gridare al mondo la loro storia.

Sono sempre più convinta che il cammino verso i diritti sia fatto di visibilità.

Uscire, mostrarsi, parlare, raccontare.

Per questo li ringrazio dal profondo del cuore, ma davvero!

Negli ultimi anni all’estero sono stati fatti passi da gigante per l’affermazione del diritto alla propria identità di genere, qualsiasi essa sia. È di qualche giorno fa la notizia che la dottoressa Olson di Seattle che ha creato il TransYouth Project ha ricevuto  The National Science Foundation’s Alan T. Waterman Award — il più importante riconoscimento statunitense in termini di onore e denaro (1 milione di dollari) per il suo progetto di studio sui bambini trans che hanno compiuto la transizione sociale, studio volto a dimostrare quanto sia importante permettere ai nostri bambini di vivere nel genere cui si sentono di appartenere e quanto questo non infici assolutamente il loro benessere, anzi.

Studi e movimenti in tutto il mondo ormai da qualche anno parlano di modelli molto molto diversi da quelli ancora rappresentati in Italia. Parlano dell’importanza della visibilità e dell’informazione affinché sia la società fuori a cambiare. Parlano di depatologizzazione. Di non medicalizzazione. Di autoaffermazione. E soprattutto parlano della peculiarità di ogni singolo individuo. Di una varianza pressoché infinita di possibilità. Ognuna giusta in sé stessa.

Generalizzare dei vissuti, standardizzare dei processi, parlare di ‘normalizzazione’ é, a mio avviso, totalmente sbagliato. Noi non possiamo cambiare il passato, ma abbiamo il dovere di cambiare il futuro. Ben vengano i racconti di chi ha vissuto e vive sulla propria pelle certe realtà perché meglio ci fa capire cosa cambiare. Però facciamo tesoro anche del nuovo che arriva senza per forza filtrarlo attraverso la nostra singola esperienza.

C’è chi effettivamente può non essere felice nel proprio corpo e chi invece sì. C’è chi si sente di esporsi e chi no. C’è chi lo ha sempre saputo, c’è chi ne prende coscienza da più grande. Ogni caso è differente. Perché tutti siamo differenti. Nemmeno la stessa persona trans ha la verità assoluta in mano. Avrà la SUA verità.

Vorrei capire: chi non si sente in un corpo sbagliato eppure si sente di una identità opposta al proprio sesso biologico è allora meno trans di un’altra? O meno credibile? Chi non ha sofferto perché magari è cresciuto in condizioni ambientali, sociali e culturali assolutamente favorevoli è allora meno trans? Chi non ha sofferto non ha diritto di parola? Non siamo tutti un insieme di fattori che contribuiscono a formare la nostra persona? Chi stabilisce quali di questi fattori sia giusto o meno? Ma soprattutto perché dobbiamo stabilirlo? Non abbiamo uno scopo comune che è quello di rivendicare il diritto alla serenità, al lavoro, al rispetto e prima questi diritti arrivano meglio è?

Abbiamo, oggi, un dato di fatto, supportato da centinaia di esperienze emerse negli ultimi anni, esperienze che aumentano di giorno in giorno:

osserviamo centinaia di bambini trans che accolti dalle loro famiglie e col supporto della comunità crescono felici potendo vivere la loro identità essendo in tutto uguali ai loro coetanei.

Seguendo numerosi gruppi di genitori vedo che i più grandi con l’arrivo della pubertà vivono ognuno la propria situazione in maniera differente (ma del resto non è così per chiunque?) So di ragazzini che tranquillamente iniziano i bloccanti intenzionati poi a proseguire con la transizione; so che ci sono quelli che aspettano un po’ perché vogliono capire meglio; so di un paio che sono ‘tornati indietro’ senza alcun problema, le famiglie hanno continuato ad accompagnarli; so di alcuni che odiano il proprio sesso (fisico) – ma sempre meno perché il supporto della famiglia da quando hai 2 anni FA la differenza e questo NON è un dato trascurabile – ; so di quelli che semplicemente non desiderano avere i caratteri sessuali secondari. Ognuno a modo suo.  Infinite possibilità. Ma con una costante:

informazione e supporto fanno sì che il livello di benessere di questi bambini prima e adolescenti poi sia

equiparabile a quello dei bambini e adolescenti cis (il cui genere biologico corrisponde a quelo psichico).

Questo é ciò di cui IO ho esperienza ogni giorno e rimango in osservazione e in ascolto di mio figlio, degli altri genitori e di chi segue l’evolversi di questo bellissimo e difficile percorso. Non penso che la mia verità sia assoluta. Però c’è una buona probabilità che finalmente si stia andando nella direzione giusta. E di questo le persone trans adulte dovrebbero essere strafelici, perché nessuno dovrà più vivere le difficoltà che hanno vissuto loro. E di questo dovrebbe farsi portavoce chi in Italia deve fare informazione e deve supportare e accompagnare, i soliti  “esperti” insomma. Io sono felice e rincuorata che loro aiutino e accolgano i giovani che finalmente dopo anni di tribolazioni approdano nei loro studi, ma aspiro a che non ci siano più le tribolazioni, aspiro a che questi giovani con serenità abbiamo raggiunto l’adolescenza  informati e accompagnati e supportati.

Usiamo bene le parole. Sfruttiamo le occasioni per fare informazione. Facciamo GIUSTA informazione. Guardiamo avanti senza ripetere errori passati.

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