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Corri che ti passa

Non ho scritto per tanto tempo, non perché non avessi nulla da dire, ma perché forse di cose da dire ne avevo troppe. Aspettavo che qualcosa di positivo da raccontare arrivasse, per poter parlare di qualcosa di bello. Adesso capisco che forse ad aspettare quello aspetterò a lungo. Forse qualcosa di positivo bisogna cercarcelo, ma dove?

Noi nel nostro piccolo stiamo bene. Io mi sento come Charlie Brown quando dice : amo il genere umano, è la gente che non sopporto.

Ormai la gente si divide in due: quelli che odiano e vomitano cattiveria come riempitivo probabilmente di vite vuote e inutili e quelli che hanno paura. In nessuno dei due casi è contemplata la assunzione di responsabilità. I due gruppi vivono uno dell’altro, si sostengono inconsciamente a vicenda.

Mi sono eliminata dal gruppo whatsapp che avevo creato qualche mese fa. Era il gruppo delle famiglie che avevo raccolto grazie al mio blog. I capitano che abbandona la nave? Forse. Ma io non volevo essere il capitano. Io volevo far parte della ciurma. Quando per l’ennesima volta ho sentito ripetere che i nostri figli hanno qualcosa che non va non ce l’ho fatta più. Perché: come si fa a cambiare le cose se i primi transfobici siamo noi? Mi hanno detto che non sono un leader inclusivo. No, non lo sono. Per me gli stronzi sono stronzi e stanno fuori. Voglio dire: la libertà è biunivoca giusto? Quindi se ormai si vive pensando che vada rispettato il pensiero di tutti anche i fascisti, razzisti, incompetenti, cattivi io credo almeno di potermi sentire libera di uscire da un gruppo whatsapp.

Pensavo che dopo due anni di blog avrei avuto intorno una discreta schiera di famiglie. Come è successo in Spagna. Come è successo in Germania. Come è successo in tanti paesi. Invece no. Sono ancora io contro tutti. Certo ho tante persone che mi vogliono bene e che appoggiano quello che sto facendo. Ma quasi mai quelle coinvolte. Nessuno mi affianca dicendo “andiamo”! Certo: a meno che io non dica che ho un figlio malato. Ma io non ce l’ho un figlio malato!

Ormai andando su internet informazioni si trovano. Non è come una volta. Se una famiglia Italiana cerca, approda al mio blog. Ma com’è che non approda nessuno?

Ho scoperto che fino a non molto tempo fa affinché una persona transessuale (MtF) potesse finalmente avere accesso al cambio di documenti doveva fare una visita di controllo. Non solo infatti doveva avere una vagina, ma la vagina doveva essere penetrabile. Esisteva addirittura un fallo centimetrato perché la profondità doveva essere di almeno 10 cm.

Non ci ho dormito per parecchi giorni.

Ci rendiamo conto di che cosa voglia dire tutto questo? La donna al servizio esclusivo dell’uomo. Se, grazie al cielo, questa pratica di violenza fisica e psicologica non c’è più (ma sarà così dappertutto?) credo che purtroppo dovremmo fermarci a riflettere su quanto in realtà la mentalità sia sempre rimasta la stessa. Non esclusivamente riguardo alle persone transessuali. Il problema è molto più profondo, molto più radicato. E’ lo stesso problema che fa sì che le famiglie non vengano fuori e che quelle che ci sono abbiano paura a esporsi. E’ un problema culturale, morale, ideologico di cui tutti paghiamo le spese, nessuno escluso. Ci mettiamo a testa china, col pilota automatico a vivere le nostre giornate. Fingendo che le ferie siano una figata e che ci basti la corsetta la sera. Poi avanti senza più rendersi conto di nulla. Senza guardare negli occhi i nostri figli. Sentendoci adeguati solo perché facciamo fare loro Judo, pattinaggio, inglese, violino, calcio….senza manco averglielo mai chiesto se lo vogliono fare. Ognuno nel proprio nucleo, che, se va bene quello, chi se ne frega. Ma va bene, almeno quello? O fingiamo anche lì? E’ più semplice fingere che rendersi conto. Sempre.

Delle famiglie che conosco quelle più tranquille e aperte sono quelle di bambine che si sentono maschi. Vorrà dire qualcosa no? Vuol dire che viviamo in una società machista e maschilista, dove sentirsi uomo va sempre e comunque abbastanza bene. Essere donne, se poi si hanno gli attributi maschili….meglio la morte. E meglio la morte non lo pensano i cattolici integralisti, lo pensano spesso mamma e papà. Mamma e papà. Più papà a dire il vero. Spesso la mamma capisce e accoglierebbe. Ma siccome è femmina e il problema di cui sopra sussiste anche per lei, si ritrova schiava di una situazione da cui non sa uscire combattuta tra l’amore smisurato per il figlio e la mera sopravvivenza.

Ho scoperto che in Svezia se una coppia si separa, una volta che si stabiliscono le condizioni economiche,  chi versa i soldi li versa al governo e poi è il governo che li passa alla persona interessata anche se chi doveva pagare in realtà non ha pagato. Adesso prima di dire: “si ma la Svezia è un paese ricco….” soffermiamoci invece a capire quale sia l’effetto collaterale di questa azione: evitare che possa essere fatta violenza psicologica a una persona attraverso il Dio denaro continuando ad assoggettarla anche dopo una separazione. Ecco da noi invece si pensa di mandare tutti in terapia, privata per altro….

Finché non si cambierà modo di pensare, dalle piccole cose a quelle grandi, finché un uomo maschio in Italia userà termini come “frocetto” o si vergognerà a mettersi una camicia rosa, o se il figlio chiede di fare danza….come possiamo prendere un cambiamento? Il cambiamento non inizia dall’alto. Inizia dal basso. Da ognuno di noi.

Fermiamoci a farci delle domande. Magari anche mentre facciamo la corsetta la sera. Così ottimizziamo i tempi visto che ormai quello è lo scopo primario. Non riteniamoci super partes, aperti di mente, moderni, così, a priori. Perché spesso ci diamo per scontati e poi invece non lo siamo affatto e usiamo anche noi parole sbagliate, diamo esempi sbagliati, crolliamo di fronte a un figlio gay, figuriamoci trans.

Credetemi: se vostro figlio va a scuola vestito di rosa….voi la corsetta la potete fare lo stesso. Anzi forse diventate anche persone migliori e correte pure meglio.

 

ps: state tranquilli: mi arrabbio ma non mi arrendo. Anche da sola arriverò alla meta!

 

5 thoughts on “Corri che ti passa

  1. Ciao, grazie per quello che hai scritto, fa bene ogni tanto farsi dare uno scossone.
    Io sono Erica, mamma di 4 bimbi. Ogni tanto leggo il tuo blog al quale sono approdata proprio perché mio figlio più grande, che ora ha 11 anni, da quando ha cominciato a camminare ha sempre mostrato una passione verso le cose tipicamente femminili (collane, orecchini, pailletes e fruffru). Fin da piccolo amava travestirsi con gonne, sciarpette, capelli lunghi, ecc. ma dai 5 anni mai ha voluto farlo per uscire tra la gente.
    Noi genitori lo lasciamo fare, gli regaliamo vestiti da principessa, collane, coroncine, che lui usa solo in casa o tra gli amici fidati.
    Io provo fastidio quando imita gli atteggiamenti da ‘oca giuliva’ che vede fare da certi personaggi dei cartoni animati. Non l’ho mai sopportato quel modo di fare le smorfie e la voce. Non so se mi sono fatta intendere.
    Quando gioca a “facciamo che….” interpreta sempre un ruolo femminile e tra i suoi nomi preferiti c’è Rosetta.
    Noi genitori a volte ce la ridiamo perché io mai mi sarei aspettata di avere un figlio cosi, maschio o femmina che fosse. Io che non ho mai amato il rosa e i fruffru.
    Un mese fa eravamo a Brighton e c’era il gay pride. Ne abbiamo approfittato per fargli vedere che se vuole vestirsi da femmina anche fuori da casa può contare sul fatto che non è l’unico.
    Però lui ha ribadito che mai e poi mai si sognerebbe di farlo. Lui sa bene che sarebbe oggetto di prese in giro.
    Ora ha 11 anni, si avvicina il momento dello sviluppo. Staremo a vedere e saremo lì vicino a lui.
    Se fosse stato il suo fratello appena più piccolo nella sua situazione, lui sì che se ne sarebbe andato in giro vestito come gli pare. E infatti lo fa, ma siccome per lui si tratta di tenere un codino lungo o una fascetta a mo’ di Rambo, quello fa fico.
    Il grande invece è estremamente conformista, tanto che quando si avvicina l’estate comincia ad indossare i pantaloncini corti per andate a scuola solo dopo che almeno altri 4-5 compagni l’hanno fatto. Figuriamoci dunque!
    Ho scritto la nostra testimonianza per dire che sì, ci siamo anche noi. Sappiamo che non c’è niente di sbagliato in nostro figlio, anche perché è così da quando lo conosciamo, fa parte di lui, del suo essere e per noi è normale così.
    Magari più avanti, se ce ne sarà bisogno, proverò a contattare qualche altra Rosetta tramite il tuo blog se posso. Così, per farli conoscere, perché si facciano forza a vicenda, se ce ne sarà bisogno. Gli ho già detto di questo blog e di tuo figlio.
    Un caro saluto,
    Erica

    1. Cara Erica grazie della tua testimonianza. E’ importante sapere e far sapere che ci siamo. Forse dovresti riflettere sui comportamenti che chiami da “oca giuliva”. Anche io non mi spiegavo come fosse possibile che mio figlio fosse così estremamente femminile al limite del kitsch non avendo esempi del genere in famiglia. Poi ho scoperto che spesso la necessità di autodeterminazione è talmente forte che esagerano a livello inconscio di proposito. Quindi non ti infastidire se lo fa e magari prova a osservarlo diversamente per capire come farlo sentire ancora più accolto.

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