Siamo noi

Dobbiamo per forza essere transgender?

 

Un paio di giorni fa ho girato una videointervista per Allout!
Allout! è un’organizzazione mondiale per i diritti umani. Cercavano  famiglie disponibili a raccontare la loro storia per poi creare un video da mostrare sulle loro piattaforme web.

“We are hoping to interview people about their experiences on video, and then edit those interviews into an inspiring message about love and acceptance in time for the International Day Against Homophobia and Transphobia on May 17.”

Speriamo di videointervistare delle persone riguardo alla loro esperienza per poi montarle in un messaggio di amore e accettazione in tempo per la giornata mondiale contro l’omofobia e la trasforma che sarà il 17 maggio . Questo mi diceva Oscar Lopez, giornalista e attivista di All out! che si è messo in contatto con me. 

Lunedì sono venute due ragazze a casa mia per girare il video.

Una delle due mi ha detto parole che sono state di enorme ispirazione.

Da piccola avrebbe assolutamente voluto essere un bambino. Si vestiva da maschio, faceva solo giochi da maschio. Tanto che arrivata all’adolescenza era anche andata da sua madre (ma i papà?) e le aveva detto che forse voleva cambiare sesso. Poi un giorno di è innamorata di una ragazza e questa ragazza si è innamorata di lei. E la sua necessità di cambiare sesso è passata.

“questa ragazza mi amava esattamente per quello che ero”

 

Queste semplici parole sono le parole su cui tutti dovremmo riflettere

Ognuno di noi ha l’intima necessità di essere amato per quello che è. A volte se non ci sentiamo amati pensiamo che dipenda da noi e che se cambiamo e corrispondiamo di più a ciò che le persone si aspettano allora forse saremo amati di più.

Quello che voglio dire è ancora uno step oltre lo scopo di questo blog. Perché io mi ritrovo ogni singolo giorno a imparare cose nuove e ogni giorno aggiungo un tassello alla mia conoscenza e alla mia accettazione incondizionata del prossimo.
Non bisogna essere transgender per forza. (E mentre scrivo questo mi dico che dovrei scrivere un post sulla differenza tra transgender e transessuale perché io stessa uso i termini in maniera errata). Esiste un passo in più che si può fare riguardo a noi stessi – chi ne sente l’esigenza ovviamente – E cioè accettarsi per quello che ci sentiamo di essere.

Ora tutti quelli del movimento per la vita e simili diranno “ma non è quello che diciamo noi da sempre?”. No! Io non intendo che se nasci maschio portatore sano di pisello allora sei maschio. Nè che se nasci portatrice sana di vagina sei femmina. Dico che puoi essere maschio biologicamente e essere femmina psichicamente e viceversa. Ma puoi anche essere tutta l’immensa gamma di colori che si trovano tra le due cose. Senza doverti adattare all’etichetta data.
Finora abbiamo discusso infatti di passare da una casella all’altra. Di spostare la x dalla casella M alla casella F o viceversa. Ma se le caselle non ci fossero proprio? Se la x non fosse necessaria? Perché ciò che abbiamo sotto i pantaloni (e notate bene: non diciamo mai “sotto la gonna” perché l’importante è avere un pene nella nostra società….) deve per forza influenzare lo svolgimento delle nostre vite? Se uno è maschio e si sente maschio sarà  maschio, se una è femmina e si sente femmina sarà femmina. Ma se una è maschio e si sente femmina e  non vuole “transizionare” ? Se si sente a proprio agio col proprio corpo e, finché ci si sente a proprio agio, non vuole modificarlo? Se le due categorie maschio e femmina fossero davvero troppo strette?

Ascoltavo una conferenza TEDx Palo Alto qualche giorno fa. Lo speaker diceva:

 

“Ci rendiamo conto che 7,477220 miliardi di persone sono divise in due categorie: maschi e femmine!?

Non sembra anche  solo “a naso” impossibile e restrittivo che possa essere realmente così?”

Ecco, INFATTI: non è così!

E le mamme come me lo sanno che non è così. Ieri mattina parlavo con una mamma che ho conosciuto e che vive una storia come la mia. Mi raccontava che anche lei, come me, è cresciuta in un ambiente in cui “un omosessuale…..se si può evitare meglio”. Questo ci dicevano in casa. Nessuno ci ha mai spiegato nulla. Tutti però ci hanno sempre inquadrato sulla loro visione di bene e male e noi così siamo cresciute. Senza mettere in grande discussione quelle che erano le idee dei nostri genitori.

Poi abbiamo avuto i nostri figli e, di fronte a una evidenza tanto palese della non binarietà, come poter insistere sul fatto che la diversità non esiste? E come poter pensare che la diversità sia un male? E come poter pensare che la diversità sia DIVERSITÀ quando per noi è assoluta e normale quotidianità?

 

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