Siamo noi

Il brutto e il bello

La vita è una cosa strana: riesce a farti stare male e bene in egual misura e al medesimo tempo.

Non sono stati giorni facili quelli passati. Quando mi metto a lavorare al blog in maniera un po’ più assidua mi rendo conto della necessità che c’è di supporto e di informazione. Le famiglie vogliono sapere che fare, le associazioni vorrebbero che le aiutassi a fare informazione, i giornalisti cercano la notizia, qualcuno mi ringrazia, qualcuno chiede aiuto, qualcuno manda messaggi personali, qualcuno mi consiglia come fare meglio, qualcuno come farmi curare.

In questi giorni alcune vicende mi hanno davvero appesantito la coscienza ma due in particolare mi hanno molto preoccupato.

La prima è la storia di una mamma che vive vicino a Bologna il cui figlio di 10 anni si sente da sempre una bambina. Ha già scelto il nome che gli piace e a casa, con la mamma, esprime se stesso come si sente. Fuori però non può. E non può non perché sua madre glielo impedisca, anzi, questa mamma mi pare che sia una donna con una grinta da vendere ma perché le maestre a scuola si lamentano che il suo astuccio rosa crea scompiglio.

“Signora suo figlio non può venire a scuola con l’astuccio rosa perché gli altri bambini così lo prendono in giro e noi non riusciamo a far lezione!”

A casa mia, nel mio mondo, questo si chiama totale capovolgimento del paradigma.

Questa mamma è stata chiamata da preside, maestre e psicologa della scuola (che, caxxo, quando serve non c’è mai ma in questo caso eccola!) perché prendesse appuntamento a psichiatria infantile per gli atteggiamenti del figlio

Per chi lo avesse per un attimo dimenticato siamo ad aprile 2018 – d-u-e-m-i-l-a-d-i-c-i-o-t-t-o -. Come sugli assegni che per sicurezza si scrive a numero e a lettere.

Questa povera mamma, come tutti noi genitori, spaventati, spersi, ignoranti (nel senso che ignoriamo) a psichiatria c’è anche andata e lì si è sentita dire che deve farsi curare. A nulla sono valsi i suoi appelli alla sue poche conoscenze sull’identità di genere perché lì a psichiatria nessuno sapeva che cosa fosse.

La seconda storia arriva da un altra famiglia a me molto cara che  era tanto tanto felice che la nuova scuola elementare del figlio avesse accolto con tanto affetto e tanta apertura l’alunno “in rosa”. Dopo questi primi mesi di “studio” da parte delle maestre e per studio intendo proprio studiare che cosa sia la varianza di genere, informarsi e informare, dopo questi mesi in cui l’apertura di questi due bravi genitori nei confronti di tutti aveva fatto sì che apparentemente tutto filasse liscio (genitori accoglienti, compagni accoglienti, maestre accoglienti ) be’ oggi mi scrive: “Martedì prossimo era previsto l’incontro di formazione a scuola sulla varianza di genere. Ma è stato annullato. A quanto pare qualcuno si è messo di traverso”.

Adesso io mi domando: ma l’Italia la coerenza sa che cosa sia?

Qualche settimana fa ho fatto qui in Spagna una conferenza per presentare il mio libro. Poi ci siamo messi a parlare di diritti umani ecc. Mi dicevano come appena, anni fa, è stata approvata la legge sui matrimoni tra persone dello stesso sesso, al medesimo tempo le scuole sono state dotate di libri che parlassero di famiglie di ogni tipo. Questo ha voluto dire cambiare i testi scolastici, introdurre letture diverse nei nidi e alle scuole materne, cambiare il modo di parlare ai bambini e ragazzi. Era infatti scontato che nel momento in cui si legittimava una cosa, automaticamente si dovesse anche educare la gente al nuovo, a partire dalla nuove generazioni,  perché non ci si trovasse poi ad avere, per esempio, bambini che si trovassero un compagno con due papà e non sapessero accoglierlo.

Fantascienza per noi.

Da noi pare quasi che si facciano le leggi semplicemente per accontentare e zittire, ma che a queste leggi debba conseguentemente arrivare anche un cambio culturale non se ne parla nemmeno.

Quindi noi ci ritroviamo con centri PUBBLICI che si occupano di varianza di genere e transessualità, ma  poi parlare dell’argomento è vietato. Ci troviamo con persone che vengono, grazie al cielo, autorizzate al cambio di sesso, ma  a cui poi viene negata la carta d’identità dall’impiegato dell’ufficio che dovrebbe rilasciarla, ci ritroviamo con l’AIFA che approva l’uso dei bloccanti, ma nessuno che sa che  siano sti benedetti bloccanti. E ci ritroviamo soprattutto con quei pochi che si occupano di questo che nel momento in cui l’informazione non viene fatta non dicono “Alt, parliamone, io sono pagato dallo stato italiano per fare questo e ciò vuol dire che questa cosa esiste e quindi non è mio diritto ma è mio DOVERE farlo”.

Rimango sempre molto perplessa ma vado avanti con fiducia.

Però non bisogna essere sempre polemici perché in realtà succedono anche cose belle e sicuramente questa esperienza porta con sé la meraviglia di alcuni contatti umani che altrimenti no ci sarebbero stati. Capita a giorni di incontrare qualcuno, per telefono, via mail, su skype con cui in un attimo sei in sintonia e crei quella corrispondenza che ti fa credere di nuovo nell’umanità. Non tutto è perduto ti dici.

Ho conosciuto Eva per esempio un po’ di giorni fa e la sintonia è stata immediata nonostante i nostri vissuti siano differenti sicuramente e nemmeno li conosciamo, ma che importa quando senti che ci si capisce. Ho conosciuto Claudio con cui dal primo istante ho pensato “sembra di conoscerci da sempre” e sono sensazioni belle che ti fanno capire che vale la pena. Perché soffermandosi su queste importanti sfumature si trova la forza di fare. Non bisogna sempre correre e peggio ancora correre arrabbiati.

Qualche giorno fa ho ricevuto questo feedback da una mamma del nostro gruppo. Quando ci viene chiesto di fare qualche intervento televisivo di solito c’è il fuggi fuggi generale. E sebbene io comprenda le paure, allo stesso tempo sono tristemente consapevole che finché noi per primi non capiremo che non vi è nulla da tenere nascosto, non potremo nemmeno pretendere che gli altri non ci vogliano nascosti.

Una mamma coraggiosa però ha accettato una proposta di Sky di qualche tempo fa di girare una puntata di un loro programma che ora non ricordo quale fosse. Non è stata una decisione semplice. Chi accetta di solito non è che non abbia paura. E’ che affronta la paura. Che è diverso.

Ecco, qualche giorno fa finite le riprese mi ha mandato questo messaggio:

“La mia paura era  di esporre M. a situazioni imbarazzanti o difficili , ma avendo dei contatti prima per il casting abbiamo capito il tenore dell’ intervista e lo scopo, per cui ci siamo fidati. Poi che fosse un marchio diciamo… Ma in realtà noi non ci siamo mai nascosti né camuffati. Siamo come siamo alla luce del sole da sempre! Avevo paura che  M.  fosse imbarazzat* dalle riprese. Ma poi ho guardato bene mio figli* e ho detto capirai gli farà solo piacere.
Infatti è  stato bellissimo, divertente, estremamente easy. Certo impegnativo fisicamente e psicologicamente  perché non è il nostro mestiere e  l’ argomento ci preme ma proprio per questo avevo voglia di raccontare la nostra normalità.
Ci ha fatto bene. Ha fatto scoprire meglio  le carte tra di noi e ci ha fatto sentire più liberi e sicuri.
Devo dire che la troupe  era veramente fantastica come pure C. F. che ci ha messo a nostro agio ed è  diventata amica di M. con  disponibilità di anima…
Bella esperienza  che consiglierei. Indipendente  se poi  andrà in onda o no.  A noi va bene anche cosi

L’unica cosa è che avrei voluto dire di più su ciò che manca come servizi….. Ma spero che la dottoressa inserita nella trasmissione   abbia detto abbastanza”.

Sono messaggi come questo che mi incoraggiano ad andare avanti. Vedere che qualcuno si muove e capisce quello che anche io capisco: ci sono belle persone là fuori. Non dobbiamo lasciarci schiacciare da quelle cattive, ma dobbiamo trovare la forza in quelle belle e insieme andare lontano.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *