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Infanzia Trans

Poco più di due anni fa ho aperto il mio blog. Non ci tenevo a stare al centro dell’attenzione rendendo pubblica la nostra storia, ma ho pensato che la nostra storia e la nostra esperienza potessero diventare un mezzo di informazione per aiutare chi come me brancolava nel buio di una Italia in cui l’infanzia trans non è nemmeno contemplata. Ho deciso che da oggi in poi userò sempre questo termine “infanzia trans”, come fanno all’estero. E’ giusto infatti che esista una continuità tra il prima e il dopo, come mi faceva notare la mia amica antropologa Michela Mariotto. Bambin* trans, adult* trans, anzian* trans. E’ giusto che il termine trans venga finalmente usato per ciò che definisce: una realtà, una sfumatura come altre, del genere umano durante tutte le sue età.

Adesso che ‘sto sul pezzo’ da un po’, capisco a pieno che il discorso sia prettamente politico ed è proprio lì che bisogna battere se vogliamo un cambiamento, abbandonando le paure e rimboccandoci le maniche. I diritti delle persone trans sono inalienabili e protetti da norme internazionali che  danno piena legittimità alla richiesta di un cambiamento politico. E non perché si tratta di persone trans, ma perchè semplicemente si tratta di persone, persone come tutte le altre. Con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

Nonostante io sia una  madre single di tre figli che corre come tutte tra una riunione, una spesa al supermercato, una carbonara al volo, una passeggiata col cane, nel tempo che ho dedicato a questa attività sono riuscita a raccogliere un discreto numero di persone tanto da poter  dire  che le famiglie che si sono rivolte a me in cerca di supporto sono ad oggi 51.

Vorrei fornire un po’ di dati concreti sul lavoro fatto:

51 famiglie provenienti da Lazio, Puglia, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Friuli, Veneto,Trentino Alto Adige, Sardegna. Inoltre New York, Londra, Manchester, Hannover e Nuova Zelanda, famiglie di italiani residenti all’estero che cercavano informazioni in italiano per i propri genitori in Italia; famiglie queste ultime che sono fonte di informazione e ottimo confronto con metodi e approcci d’oltralpe.

Di queste 51 famiglie 33 hanno un* figli* AMAB che vuol dire assigned male at birth (al* quale hanno assegnato alla nascita il genere maschile) e 16 hanno un* figli* AFAB  assigned female at birth (al* quale hanno assegnato alla nascita il genere femminile). Un* bambin* è intersex (altra enorme questione, quella delle persone intersessuali, affrontata ancora meno – e spesso affrontata con conseguenze devastanti – di quella trans).

L’anno di nascita va dal 2002 al 2015 con però la maggior presenza di nati tra il 2008 e il 2012 (30 bambin*).

Perché questa maggior incidenza di questi anni? Perché quasi tutte le famiglie mi hanno cercato perché preoccupate del passaggio dalla scuola materna a quella primaria per la totale mancanza di informazioni, supporto e linee guida. E anzi un enorme ostracismo da parte delle istituzioni.

Sorprendentemente il numero di bambine che si sentono maschi e di famiglie che si sono rese conto di non avere “semplicemente” una figlia maschiaccio è un terzo del totale e meno sorprendentemente sono anche quelle che hanno avuto una vita più semplice. (La femmina maschiaccio è accettata, il maschio effeminato no)

Meno della metà delle 51 famiglie ha trovato  qualcuno che li guidi nell’accompagnamento del* figli*. Si rivolgono a me per chiarirsi dei dubbi, ma hanno timore o non hanno la possibilità di rivolgersi altrove a causa della scarsissima presenza di persone competenti sul territorio e  di pediatri e psicologi informati e soprattutto non giudicanti.

Della decina di ragazzin* che  sarebbero già (più o meno) in età da bloccanti ipotalamici nessuno ne ha ancora usufruito. E tutti stanno entrando nell’adolescenza (e quindi eventuale cambio del corpo) con grande paura.

Quindici di quest* bambin* hanno fatto la transizione sociale negli ultimi due anni. Transizione spesso fatta senza il supporto di nessuno, dovendo informare – senza peraltro alcuna letteratura semplice in italiano – scuola, parenti, pediatra. Con grande stress e pressione e lotte. Cinque di questi sono ovviamente tutti – tutti – i figl* delle famiglie italiane che vivono all’estero. Grazie al diverso approccio e alla presenza di associazioni e informazioni  il passaggio è stato, per loro, facile e sereno.

Delle famiglie residenti in Italia che mi hanno contattato – quindi 46 famiglie – solamente 7 sapevano dell’esistenza di centri che si occupano di varianza di genere. Tutte le altre erano all’oscuro di tutto.

Da questo quadro si capisce a mio avviso una cosa molto semplice:

  • basterebbe molto poco per cambiare le cose  perché se io da sola, senza soldi per promuovere il mio blog,  sono riuscita a raggiungere questi numeri, immaginate che cosa si potrebbe fare avendo dei mezzi a disposizione, un numero verde, delle guide stampate come quella di Genderlens, dei corsi di formazione e tutto ciò che serve e viene fatto negli altri paesi. Per farvi avere un’idea un po’ più chiara: io in due anni ho dato supporto a 51 famiglie. Sembrano  pochissime se paragonate ad altri paesi, ma moltissime se pensiamo al numero di minori che secondo i dati si sono rivolti a un centro italiano dal 2012. Nell’abstract della conferenza EPATH di Belgrado del 2017 viene riportato infatti che 114 minori si sono rivolti ai centri identità di genere italiani e di questi minori il 59%   ha un’età compresa tra i 13 e i 18 anni, range d’età molto più alto rispetto alla media d’età de* bambin* delle famiglie che mi hanno contattato. Se però pensiamo agli altri paesi la cifra è davvero sconfortante: in Spagna dall’inizio dell’attività dell’associazione Chrysallis nel 2014 le famiglie sono passate da 4 a più di un migliaio. Pensiamo che da noi non ci siano? Certo che ci sono. Da noi manca l’informazione e la formazione. Ma il mio esempio dimostra quanto poco basterebbe per cambiare le cose. Le cose però vanno cambiate non solo grazie al lavoro o alla dedizione del singolo. Non basta che ci sia un centro (e nemmeno quattro) che fa una cosa, o un professionista che si prende la briga di andare nelle scuole, o un attivista che si stampa personalmente delle guide. Bisogna che tutte queste cose diventino una prassi, un obbligo, un dovere da parte delle istituzioni.

Per rimanere in tema con le vicende di questi giorni che stanno interessando sopratutto gli Stati Uniti con la proposta di Trump di “abolire l’esistenza delle persone trans” io volevo semplicemente dire che noi esistiamo e abbiamo diritto a esistere. E questo diritto non è un concetto astratto ma è proprio un diritto legale. Per questo le istituzioni hanno il dovere di affrontare la questione.

Le norme internazionali sui diritti umani sanciscono l’uguaglianza e la non discriminazione come principi di base. L’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) stabilisce l’affermazione inequivocabile che “tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti“. L’articolo 2 della stessa dichiarazione afferma inoltre che “ogni persona ha tutti i diritti e le libertà proclamate nella  dichiarazione, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o qualsiasi altra origine nazionale o sociale , posizione economica, nascita o qualsiasi altra condizione “.

La stessa ONU ha dichiarato, nella risoluzione 17/19, del Consiglio per i diritti umani, dell’anno 2011,  il diritto alla parità di trattamento di fronte alla legge e il diritto alla protezione dalla discriminazione per varie ragioni, tra cui l’ orientamento sessuale e identità di genere.

E’ stata questa risoluzione che ha aperto la strada al primo rapporto ufficiale sull’argomento, preparato dall’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, dal titolo “Leggi e pratiche discriminatorie e atti di violenza commessi contro le persone a causa del loro orientamento e  identità di genere ” (2011), e il rapporto più recente  “Born free and equal: orientamento sessuale e identità di genere negli standard internazionali sui diritti umani “(2012).

La sintesi delle raccomandazioni (raccomandazioni che i paesi membri dovrebbero ascoltare) del rapporto Born free and equal  (Nati uguali e liberi)  sono:

  •  1. Proteggere le persone dalla violenza omofobica e transfobica. Includere l’orientamento sessuale e l’identità di genere come caratteristiche protette nelle leggi sui reati di odio. Stabilire sistemi efficaci per registrare e riportare atti di violenza motivati ​​dall’odio. Garantire un’indagine efficace e il perseguimento degli autori e dei risarcimenti per le vittime di tali violenze. Le leggi e le politiche sull’asilo dovrebbero riconoscere che la persecuzione a causa dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere può essere una valida base per una richiesta di asilo.
  • 2. Prevenire la tortura e il trattamento crudele, inumano e degradante delle persone LGBT detenute, proibendo e punendo tali atti e assicurando che le vittime ricevano un risarcimento. Indagare su tutti gli atti di maltrattamento da parte di agenti dello Stato e consegnare i responsabili alla giustizia. Fornire una formazione adeguata alle forze dell’ordine e assicurare un monitoraggio efficace dei luoghi di detenzione.
  • 3. Abrogare le leggi che criminalizzano l’omosessualità, incluse tutte le leggi che vietano la condotta sessuale privata tra adulti consenzienti dello stesso sesso. Garantire che gli individui non vengano arrestati o detenuti in base al loro orientamento sessuale o identità di genere e non siano sottoposti a esami fisici infondati e degradanti destinati a determinare il loro orientamento sessuale.
  • 4. Proibire la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Attuare leggi complete che includano l’orientamento sessuale e l’identità di genere come motivi di discriminazione vietati. In particolare, garantire un accesso non discriminatorio ai servizi di base, anche nel contesto dell’occupazione e dell’assistenza sanitaria. Fornire istruzione e formazione per prevenire la discriminazione e la stigmatizzazione delle persone LGBT e intersessuali.
  • 5. Salvaguardare la libertà di espressione, associazione e assemblea pacifica per le persone LGBT e intersessuali. Eventuali limitazioni a questi diritti devono essere compatibili con il diritto internazionale e non devono essere discriminatorie. Proteggere le persone che esercitano i loro diritti alla libertà di espressione, associazione e libertà di riunione da atti di violenza e intimidazione da parte di privati.

Sempre nel campo delle norme internazionali e tenendo conto della particolare rilevanza del principio di non discriminazione e del diritto alla propria identità durante i periodi chiave, che sono l’infanzia e l’adolescenza, la Convenzione sui diritti dell’infanzia UNICEF del 1989 offre una base specifica per i diritti umani dei minori.

  • articolo 2: “Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari – Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.
  • articolo 8: “Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali. Se un fanciullo è illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinché la sua identità sia ristabilita il più rapidamente possibile.
  • articolo 12: “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo inte- ressa, le opinioni del fanciullo essendo debita- mente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale”

A livello europeo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (2000) afferma che “l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà”. E vieta espressamente la discriminazione e, in particolare, esercitata in base al sesso, razza, colore, origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, politiche o di qualsiasi altra tipo, appartenente a una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età o orientamento sessuale ».

Per quanto riguarda il nostro paese non dimentichiamoci la nostra costituzione:

  • Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

  • Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Gli articoli del codice civile che vengono letti durante il matrimonio:

  • Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni …
  • Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

 

Questa lunghissima dissertazione sulle varie leggi, convenzioni e norme, per quanto forse noiosa, è da tenere bene a mente perché è davvero importante non dimenticare che esiste un supporto fuori dall’Italia che ci autorizza a combattere per ciò per cui combattiamo.

Io credo che tutti noi, famiglie, attivisti, insegnanti, tutti dobbiamo unirci e chiedere a gran voce un cambiamento attraverso una informazione adeguata e ben distribuita sul territorio che faccia sì che la conoscenza abbatta muri di paura, stereotipi e false credenze.

Spero che i risultati da me ottenuti possano far capire sia alle famiglie che ai professionisti che insieme possiamo fare davvero tanto. Se ci supportassimo l’un l’altro senza farci la guerra, se non competessimo su chi arriva per primo a fare cosa, se lasciassimo a casa un po’ di autoreferenzialismo, se ogni giorno pensassimo che è nostro dovere e soprattutto nostro diritto fare ciò che facciamo e non una gentile concessione di qualcuno, be’ credo che potremmo portare l’Italia in avanti di un bel po’.

Dobbiamo smettere di accontentarci del “meglio di niente”. Perché tutti abbiamo diritto al rispetto. E non parlo semplicemente dei diritti delle persone Trans. Parlo del diritto di un professionista a svolgere il proprio lavoro senza impedimenti o ripercussioni; parlo del diritto di un insegnante a poter insegnare; parlo del diritto dei medici a corsi di formazione che forniscano loro i mezzi per affrontare  il loro lavoro; parlo del diritto delle famiglie a crescere i propri figli in tranquillità; parlo del diritto dei bambini alla serenità; parlo del diritto di un adulto a vivere la vita che più rispecchia il proprio essere.

Siamo tutti sulla stessa barca.

Possiamo affondare insieme o raggiungere terra insieme. 

 

 

 

 

 

4 thoughts on “Infanzia Trans

  1. In Italia, ci sono e ci sono sempre stati i bambini trans, io sono un bimb* trans, che ha potuto solo iniziare il percorso medico per essere se stessa a 26 anni, adesso ho 47 anni.

  2. Ma chi nega i diritti? I bambini trans hanno i diritti di tutti gli altri bambini, ivi compreso anche quello dell’accesso alle cure. La cosa che semmai va affrontata è, come avviene per i rom, quella di impedire l’abuso su minore da parte di genitori decelebrati che invece di curare i loro figli, garantendo loro la possibilità di una vita sana e regolare, assecondano i disturbi.
    Lei e gli altri genitori come lei andreste semplicemente denunciato al tribunale di diritti dell’uomo per crimini contro l’umanità.

    1. Gentilissimo lettore, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, anche chiamata Corte di Strasburgo (non tribunale come dice lei), istituita nel 1959 dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha già ampiamente condannato il nostro Paese. Nel 2012 l’Italia “vantava” il più alto numero di sentenze di condanna per la violazione dei diritti lgbt e condanne continuano a piovere di anno in anno facendo restare la nostra bella penisola in testa ai paesi “sorvegliati speciali” dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. La invito quindi a denunciare tutti noi genitori deceRebrati (e non DECELEBRATI come scrive lei). Sono molto curiosa di vedere chi viene condannato tra me e lei. Le vorrei anche sommessamente ricordare che la transessualità da ormai parecchi anni non è più considerata un disturbo. Se vuole le posso consigliare qualche lettura affinché la prossima volta possa formulare una critica che abbia una qualsivoglia valenza. Spero che continui a seguire il mio blog. Credo che le potrebbe essere molto utile.

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