Cara CamillaSiamo noi

Lessico Transfamigliare

Camilla

Ciao guarda che ho ricevuto la tua mail solo che non riesco mai a trovare il tempo per risponderti…..perdonami

Majid

Ciao, tranquilla, rispondi pure quando hai tempo.
Come va? 

Camilla

Sono un po’ stanca ma credo per il momento vada bene
tu?

Majid

Abbastanza bene, mi hanno detto che verso novembre-gennaio dovrei iniziare con gli ormoni però devo aspettare la psichiatra e sono mesi che non si fa vedere. Ce n’è solo una

Camilla

Speriamo bene!
Ma scusa una cosa: questa attesa è dovuta a cosa? Ché non c’è una perizia psichiatrica ? però la psichiatra non si è mai vista?

Majid

Praticamente io devo fare le sedute per minimo 6 mesi dalla psicologa (dovrei concludere ad agosto-settembre, che sarebbe un anno) e poi altre 4 sedute con una psichiatra che poi mi rilascerà il nulla osta. Il problema è che la psichiatra che si occupa di farci le sedute lavora in un’altra struttura e non è sempre al consultorio (ultimamente non c’è mai, praticamente). Il risultato è che io ho 7 persone prima di me e i tempi di attesa diventano lunghissimi

Camilla

ma tu avevi già cominciato il percorso all’estero giusto? con quale giustificazione ti hanno fatto ricominciare tutto da capo?

Majid

Con il fatto che seguo una procedura diversa. All’estero ero stato da uno psicologo privato, qui vado in una struttura che segue il protocollo ONIG, che è diverso

Camilla

come è il protocollo onig?

Majid

A Genova per esempio c’è un centro che segue un altro protocollo (il WPATH mi pare) che è di nuovo diverso
Il protocollo onig, per quanto ne sappia, funziona così: – bisogna fare un tot di mesi di sedute (minimo 6-8 mesi) da uno psicologo -Dopo questi mesi di sedute si va da uno psichiatra per alcune volte, tutto questo perché devono escludere la presenza di disturbi come per esempio la schizofrenia o la personalità multipla. Se ti viene riconosciuta la disforia di genere ti viene rilasciato il nulla osta – Dopo averlo ottenuto si va da un endocrinologo. Bisogna prima fare una seduta per conoscersi, poi si procede con le analisi mediche per calcolare la dose di ormoni che bisogna prendere – Si inizia con gli ormoni – Si presenta la richiesta in tribunale per ottenere l’autorizzazione per le operazioni e il cambio anagrafico – Se si ottiene l’autorizzazione si può procedere. Il casino è che qui in Italia per le operazioni spesso si viene messi in lista d’attesa e possono passare anni prima che ti chiamino.
All’estero in molti paesi non serve l’autorizzazione del giudice per le operazioni, in Italia si
Ci tengo a specificare che il percorso psicologico secondo me è importante e necessario per poter escludere eventuali disturbi mentali che possono essere confusi dalla persona con la disforia. E anche perché serve per “prepararsi” alla terapia ormonale, che comunque porta molti cambiamenti.
Il problema (secondo me) non è il percorso psicologico in sé, ma i tempi e le attese snervanti. Questo è dovuto non ai singoli centri, ma ad una carenza e ad un problema di base nella legge e nel sistema
Camilla
pensi che tutti abbiano bisogno dello stesso percorso psicologico?
Majid
Ogni persona ha dietro di sé delle esperienze e una presa di coscienza differente, oltre che una psicologia differente. Per questo, magari alcuni hanno bisogno di più tempo nel percorso psicologico (magari anche solo per ascoltarsi meglio, perché magari se ne sono resi conto da poco), altri di meno. È una cosa molto soggettiva e per questo penso che i tempi debbano un po’ variare da persona a persona. Secondo me è comunque bene che ci sia un tempo minimo (per evitare che una persona faccia un percorso di cui poi si penta), ma non è giusto che alcune che magari presentano un’evidente disforia vengano “trattenute” per tempi così lunghi a causa di falle nella tempistica e nell’organizzazione che sono causate prima di tutto da una legge vecchia che va assolutamente aggiornata.
Camilla
tu quanti anni hai?
Majid
Ho 19 anni. Ho iniziato il percorso quando ne avevo 17 e mezzo, circa.
Praticamente inizierò con gli ormoni quando avrò quasi 20 anni.
Camilla
e da quanto tempo hai capito chi sei?
Majid
Diciamo che, almeno a livello inconscio, l’ho sempre saputo. Da piccolo ovviamente non ci facevo minimamente caso, per me era normale (odio questa parola) sentirmi così. Pensa che già a 8-9 anni mi facevo chiamare con nomi maschili dai miei amici quando giocavamo. In quel periodo mi facevo chiamare Harry. Nel periodo delle medie però, il mio corpo ha incominciato a cambiare in un modo che non mi piaceva e non mi rappresentava e io ho incominciato a provare un’avversione crescente verso di esso. Nel mio caso da una parte sono stato fortunato perché il mio seno è rimasto molto indietro nello sviluppo, tanto che spesso posso evitare persino di portare il binder. Alle medie comunque me lo fasciavo (nonostante quasi non ne avessi) e mi mettevo dei calzini nelle mutande per far finta di avere il pene. Tutto questo senza che sapessi che esisteva questa realtà, senza che sapessi che aveva un nome. Nella mia famiglia non se n’era mai parlato. La presa di coscienza a livello conscio è avvenuta a 15-16 anni. Lì ho scoperto cosa volesse dire transgender, ho scoperto in internet la definizione di disforia di genere.
E lì ho anche iniziato a soffrire maggiormente perché non sapevo se i miei mi avrebbero appoggiato, non sapevo come muovermi
Il periodo che va dalla presa di coscienza all’inizio della terapia ormonale è il peggiore, secondo me.
Ho anche sofferto di una forte depressione, da cui ora fortunatamente sto uscendo grazie all’aiuto dei* ragazz* del gruppo giovani Arcigay che frequento. Solo lo stare in loro compagnia mi ha aiutato molto.
Camilla
credi che aver saputo fin da piccolino dell’esistenza di persone che possono non avere una corrispondenza tra genere fisico e genere psichico avrebbe cambiato la tua vita?
Majid
Sicuramente mi avrebbe reso la vita se non più facile, almeno un po’ più serena. In ogni caso mi avrebbe aiutato. Per esempio non mi avrebbe fatto sentire diverso, inadeguato, strano. Sapere sin da subito dell’esistenza di questa realtà e dell’esistenza di altre persone come me mi avrebbe fatto sentire molto meno solo e molto meno incompreso. Mi avrebbe risparmiato periodi che sono stati molto difficili.
Purtroppo in Italia c’è una grande carenza di informazioni per chi si avvicina a questa realtà da sol*, questo lo sai benissimo anche tu. Ultimamente la situazione (almeno in internet) è un po’ migliorata, si trovano più informazioni, ma per molte persone continua ad essere molto difficile e si ritrovano sole. Ovviamente, averlo saputo fin da piccolo avrebbe implicato che me ne avesse parlato la mia famiglia o comunque un genitore. E qui si tocca un tasto dolente perché anche se nella mia famiglia la maggior parte non crede in stupidaggini del genere, in molte famiglie c’è l’assurda credenza della “teoria gender”. Hanno paura che facendo conoscere ai bambini queste realtà, essi diventeranno necessariamente così, il che è un’assurdità. I bambini capiscono meglio di noi, non hanno pregiudizi e questa educazione alle differenze potrebbe solo fare del bene perché permetterebbe a molti di crescere con la consapevolezza della propria identità.
Camilla
quindi visto quello che tu dicevi all’inizio riguardo all’utilità della psicoterapia tu non credi nell’autodeterminazione?
Majid
Sì, credo fermamente nell’autodeterminazione, tuttavia penso anche che un minimo di sedute possono aiutare a comprendere ancora meglio la nostra identità e anche a capire fino a che punto del percorso si vuole arrivare. Ovviamente vedo le sedute non come “terapia di cura o di diagnosi di un disturbo mentale” (sono molto avverso a questa visione della terapia), ma come un possibile aiuto nell’orientarsi nelle proprie scelte. Ovviamente, affinché la terapia svolga questo ruolo di “accompagnamento” (uso questa parola perché al momento non riesco a trovare un termine) e aiuto bisogna essere seguiti da persone che conoscono molto bene l’argomento.
Su questo punto poi ci sarebbe molto da discutere, molti hanno una visione differente a proposito della terapia psicologica
Camilla
diciamo che un po’ di psicoterapia nella vita per capire chi siamo farebbe bene a chiunque
Majid
Ci tengo a dire che sono molto favorevole alla depatologizzazione
Purtroppo ho sentito di persone che hanno intrapreso la terapia e poi dopo mesi o anni si sono res* conto che non erano disforici e sono andat* in depressione. Queste persone in molti casi avevano fatto pochissime sedute. Magari erano persone che avevano subito abusi nell’infanzia e che avevano sviluppato un’altra personalità per sfuggire al trauma.
Io sono sempre stato sicuro sulla mia identità
Magari a volte mi ponevo delle domande, ma alla fine la mia certezza che si trattasse di questo ne usciva sempre rafforzata
Camilla
tu cosa fai nella vita?
Majid
Studio filosofia. Mi sto preparando per l’esame d’ingresso della Scuola Normale di Pisa.
E poi scrivo per un blog LGBT+, a volte scrivo articoli per il giornale italiano di Zurigo e sto scrivendo il mio secondo libro
Camilla
Quindi quello che si definisce ‘un bravo ragazzo’ e effetivamente mi sei sembrato davvero in gamba quando ci siamo conosciuti.
Però aspetta non per essere puntigliosa torniamo un attimo indietro alla questione della terapia. Dici che hai conosciuto persone che hanno fatto mesi o anni di terapia per poi scoprire di non essere disforici ma poi dici che però avevano fatto pochissime sedute….
le hai conosciute davvero o te ne hanno parlato o è stata la giustificazione che ti hanno dato gli psicoterapeuti al fatto che terapia fosse necessaria?
Majid
Le ho conosciute davvero su dei gruppi di Facebook per persone transgender
Non sono molte, sono poche le persone a cui capita questo, però ci sono. Penso che ogni persona abbia diritto alla serenità e che nessuno dovrebbe trovarsi in una situazione in cui essa è minata o in una situazione di forte depressione. Questo vale per tutti, cisgender e transgender. Proprio per questo motivo bisogna fare attenzione. Le persone trans non devono aspettare anni per poter cominciare la terapia ed essere sé stess* e alcune persone cis non devono rischiare di intraprendere una strada che poi magari non era la loro, quella che volevano davvero. Bisogna trovare un po’ un equilibrio. Non so se mi spiego bene, è un argomento un po’ delicato e complesso per certi aspetti.
E poi ci sono davvero moltissimi punti di vista su quest’aspetto
Poi c’è da dire che il mondo non si divide solo in cis e trans, in mezzo c’è anche tutta la questione delle persone non-binarie
È un argomento vastissimo
Camilla
sei d’accordo con me che questo argomento che anche io credo essere vastissimo si possa riassumere in sue parole che sono libertà e rispetto?

Majid

Sono d’accordissimo.
Camilla
Come è stato il tuo rapporto con la libertà e il rispetto in questi 19 anni? 
Majid
Per quanto riguarda la libertà, da una parte -nella sfera familiare- ho avuto fortuna perché se non mi volevo mettere la gonna o volevo lasciar crescere i peli sulle gambe, questo non mi veniva impedito. Insomma, non mi hanno mai imposto di vestirmi di rosa o cose simili, in questo sono stato abbastanza libero. Allo stesso tempo però sento che la mia libertà e il mio diritto ad essere me stesso sono molto contrastati dalla società in cui viviamo. Qui in Italia purtroppo i pregiudizi regnano padroni in moltissime città e rendono la vita dannatamente difficile per le persone trans e non-binarie. Oltretutto, ho il presentimento che le cose rischiano di diventare ancora più difficili a causa di questo nuovo governo che si è dimostrato già molto intollerante nei confronti delle persone LGBT+. Sento sempre dire che viviamo in un paese libero, ma questo mi sembra pienamente vero solo per la maggioranza etero-cisgender. Chi fa parte di una minoranza si rende conto che è molto più difficile sentirsi veramente liberi in questa società. Il rispetto invece è spesso mancato -purtroppo- sia all’interno della famiglia (anche se mi rendo conto che spesso non lo fanno apposta, è solo una conseguenza dell’ignoranza) sia fuori. Soprattutto fuori. Molta gente, a partire dai nostri stessi politici, non ha rispetto. Mi è capitato, mentre camminavo per strada, di sentirmi urlare “oh ma sei maschio o femmina?”. È una cosa che trovo molto irrispettosa. Che gliene frega alla gente di cosa sono? Perché c’è questa ossessione comune di voler sapere a tutti i costi cosa abbiamo nelle mutande? Cambia forse qualcosa? È forse una questione di vita o di morte saperlo? Io al momento ho un aspetto androgino, o comunque vengo spesso visto come un ragazzo un po’ effeminato. E il rispetto viene a mancare anche in questo caso perché prendono di mira un presunto orientamento sessuale omosessuale, basandosi su stereotipi fisici legati all’omosessualità (io sono bisessuale). Per esempio, una volta ero in treno e a un gruppetto di adolescenti ho sentito dire “quello è finocchio”. C’è ancora molto da fare per quanto riguarda il rispetto. Questo è anche il risultato dell’assenza di un programma di educazione alle differenze nelle scuole.
Camilla
La lunghezza del percorso che hai dovuto intraprendere e la mancanza di informazioni hanno influenzato la tua vita?
Majid
Sì, la lunghezza del percorso e la mancanza di informazioni hanno influenzato la mia vita nel senso che ho dovuto faticare e lottare parecchio. Da un lato mi ha reso un po’ più combattivo e determinato, dall’altro mi ha causato moltissima sofferenza e ha minato la mia autostima e la mia sicurezza in me stesso e nel modo di rapportarmi con gli altri. Ho ancora moltissime difficoltà per quanto riguarda quest’ultimo aspetto.
Camilla
Anche tu come molti volevi morire?
Majid
Sì. Per molto tempo ho desiderato di addormentarmi e non svegliarmi più. Ho sofferto di una forte depressione da cui sto ancora uscendo. Diciamo che ne sono uscito soltanto per metà. Ho dovuto imparare a convivere con i pensieri suicidi senza lasciarmi andare alla tentazione di farla finita. È una cosa che dopo un po’ ti lascia senza energie. Ci sono stati periodi in cui avevo pensieri suicidi ogni giorno e spesso sono stato tentato di lasciarmi andare. È una cosa che non auguro a nessuno, ti distrugge. Come dicevo, sto uscendo dalla depressione soprattutto grazie ai* ragazz* di Arcigay Pisa. Il fatto di stare in loro compagnia e di essere visto da loro per chi sono realmente ha rappresentato un grandissimo aiuto e sono grato a tutt* loro. Quello dei suicidi tra le persone trans* e non-binarie è un grande problema che purtroppo viene sottovalutato sia dalle famiglie di quest* ragazz* sia dal governo stesso. Da un certo punto di vista siamo quasi invisibili per molte leggi e molte figure influenti spesso alimentano i pregiudizi verso di noi. È una cosa molto grave che va assolutamente cambiata.

Camilla

Immagino che come hai raccontato a me queste cose anche “gli addetti ai lavori” le sappiano e mi domando come si faccia a convivere tuti i giorni con questa responsabilità. Io sono convinta che ci siano davvero tante persone che potrebbero fare tanto di più e che invece non lo fanno per paure varie. Però nel frattempo andiamo avanti noi e diamo esempio di verità e rispetto sperando che le cose piano piano cambino.

Majid

Sono completamente d’accordo, ci sono persone che potrebbero fare di più
La paura e il senso di responsabilità spesso frenano molto.
Come dici, nel frattempo diamo l’esempio, tanti individui insieme alla fine possono fare davvero la differenza. Bisogna avere molta pazienza, ma piano piano i cambiamenti si fanno vedere
Ho trovato questo sito che fa un bel confronto tra i due iter quello ONIG e quello WPATH
Camilla
domandina finale
in questo momento ti pesa di più il tuo corpo o la società?

Mijad

Acc, questa è difficile hahaha XD
Diciamo che per quanto possa pesarmi il mio corpo sono dell’idea che se la società fosse più aperta, civile e rispettosa non mi sentirei così tanto a disagio come ora. Praticamente al disagio della non corrispondenza tra identità e corpo si aggiunge un ulteriore disagio legato alla chiusura della società. Faccio un esempio pratico: tutte le volte che partecipo al gruppo giovani di Arcigay, il fatto di essere accolto e visto per chi sono realmente, il fatto di essere rispettato riesce ad annullare una bella fetta del disagio anche se ovviamente non scompare del tutto perché è comunque legato al corpo. Quindi a questo punto sono quasi dell’idea che pesi quasi più la società, nonostante ovviamente anche il malessere legato al corpo abbia un suo peso significativo
Comunque è molto difficile da dire perché entrambi pesano parecchio XD
Camilla
però dici che all’interno dell’arci finalmente stai bene
giusto?

Mijad

Si, mi sento molto più a mio agio che fuori

Camilla

se tutti fossero così sentiresti ancora così tanta pressione? Non voglio convincerti ovviamente voglio capire

Mijad

Beh, se tutti fossero così sentirei decisamente meno pressione anche se la necessità di iniziare la terapia rimane, almeno nel mio caso. Sarebbe comunque un grandissimo aiuto

Camilla

Sono le caratteristiche secondarie che ti mancano più di tutto?
Perchè per es nel caso di mi* figli* credo che sarebbe la cosa più importante.

Majid

Sì, anche nel mio caso sono le caratteristiche secondarie a mancarmi di più, come la barba, il petto e la voce. Soprattutto per quanto riguarda i pettorali e la voce. Non so cosa darei per potermi togliere subito il seno, per quanto poco sia e per poter avere una voce più maschile. Pensa che io evito come la peste le chiamate proprio perché al telefono la mia voce sembra ancora più femminile di quanto non sia.
Camilla
mi dispiace

Majid

Invece, per quanto riguarda le caratteristiche primarie, mi piacerebbe anche poter avere il pene, purtroppo l’operazione per noi FtM rischia troppo spesso di dare risultati deludenti. Per fortuna esistono delle protesi molto realistiche per chi non vuole operarsi ai genitali, me compreso. Comunque nel mio caso, il fatto di avere i genitali femminili non mi dà così fastidio. Anzi, se potessi scegliere cosa avere lì sotto vorrei avere entrambi XD
Come puoi capire, nel mio caso non ho molta disforia ai genitali
Sono appunto le caratteristiche secondarie che mi mancano di più
Camilla
ho un’altra domanda poi giuro basta

Majid

Hahah non ti preoccupare
Camilla
Se tu avessi potuto seguire un percorso tipo qui in Spagna in cui da piccolo ti permettono di esprimerti come meglio ti senti, avessi avuto accesso ai bloccanti senza grosse questioni e avessi potuto iniziare la terapia ormonale appena possibile quindi non sviluppando le caratteriatiche secondarie femminili, sospendendo le mestruaziiomi e lavorando per quelle secondarie maschili, adesso, a 19 anni, pensi che saresti un ragazzo più felice? Pensi che la tua depressione sarebbe stata differente insieme ai pensieri di suicidio ecc?

Majid

Sinceramente è una cosa su cui non avevo ancora riflettuto… Ho scoperto la possibilità del percorso di transizione abbastanza tardi e per questo il fatto di poter sospendere la pubertà era praticamente fantascienza nel mio immaginario. Anzi, non c’era proprio fino a qualche tempo fa (comunque era troppo tardi), per questo non ci avevo mai riflettuto. Però pensandoci ora come ora penso proprio di sì, che sarei stato molto più felice e soprattutto sereno. Probabilmente la depressione e i pensieri suicidi non si sarebbero nemmeno presentati. Però è anche vero che se fosse andata così forse non sarei nemmeno la persona che sono ora nel senso che alcuni aspetti del mio carattere sarebbero differenti. Immagino che sarei molto più sereno, sicuro di me stesso ed equilibrato nei rapporti con gli altri, ma per esempio non posso sapere se sarei così combattivo (visto che è una conseguenza della sofferenza e delle difficoltà) e di conseguenza non so se sarei entrato nell’attivismo LGBT+. Da un certo punto di vista è una domanda molto difficile per poter dare una risposta esauriente così al primo tentativo. Poi, capirai, studio filosofia, quindi puoi immaginare cosa provoca nella mia mente una domanda del genere hahah XD se inizio a fare tutte le mie considerazioni non ne esco più XD
In ogni caso penso proprio che sarei stato molto più sereno
Tu* figl* è molto fortunat*, la Spagna offre davvero molte possibilità per far sì che i/le bambin* transgender siano seren*.
Camilla
Si si lo so che con i se e con i ma non si arriva da nessuna parte. E tu sei un ragazzo intelligente che apprezza anche ciò che da questa esperienza ne viene fuori di estremamente positivo. Che è un po’ anche il mio percorso di madre. A posteriori, se mi dicessero: “Se potessi azzerare tutto e avere un figlio che sia maschio se è maschio o femmina se è femmina. Che faresti?” Certo che forse finirei per scegliere la strada più sicura, ma chi sarei io oggi se non avessi imparato tutto quello che questa esperienza mi sta insegnando sul genere umano?

Majid

Certo, molte persone sceglierebbero la strada più sicura e meno complicata. Anch’io spesso mi sono ritrovato a domandarmi: ma non potevo nascere femmina e sentirmi donna e basta? Però penso che in generale siano proprio i grandi sconvolgimenti a permettere alla specie umana di evolversi. Alla fine, le minoranze discriminate (e coloro che hanno a che fare con esse, come voi genitori) sono quelle che portano avanti le battaglie più utili per migliorare non solo la propria condizione, ma la condizione di tutti. Le persone cisgender stesse sono vittime di un rigidissimo binarismo di genere che le limita e le rende frustrate per molte cose, magari senza che se ne rendano neanche conto. Rompere questo rigido binarismo rende tutti più liberi, ma i grandi cambiamenti sono anche quelli che spaventano di più e di conseguenza vengono contrastati.
Alla fine questa esperienza ha permesso a tutti noi di crescere e maturare più di quanto avremmo fatto senza di essa.

Camilla

Sono completamente d’accordo con te. E se si trattasse della mia pelle, e non quella di mio figlio, io come te non so se ormai desidererei “rientrare nei binari”. Anzi non lo vorrei mai.

Majid

Nemmeno io ad essere sincero.

Camilla

Quindi tutto sommato questo corpo non è così sbagliato…

Majid

Sbagliato no, ha semplicemente alcune cose da modificare e altre da togliere
Ma quello che avrò sarà lo stesso corpo con la stessa carne di quando sono nato
ovviamente questa conversazione è stata pubblicata col consenso di Majid che ringrazio moltissimo!

6 thoughts on “Lessico Transfamigliare

  1. Ma sì, via… depatologizziamo e togliamo via terapia, diagnosi e altro cose brutte che fanno sembrare la disforia una malattia, cazzo io sono trans, quindi bombami di ormoni e non rompermi, oggi sono questo, domani quella, dopodomani bi- o pan- o quel che mi pare, è cambiarmi a piacimento documenti e genitali a spese dell SSN. E poi perché uno non dovrebbe magari iniziare la terapia a 5 anni, se la mamma la visto giocare con le bambole, o vista giocare coi camioncini, ma spetto che *l* figli* sia troppo timid* per confessare come si sente.
    W la libbbertà!!!!!!!!!!!!!!!1111111111111111111111111111111111!!!!!!!!!!

    1. Ma certo signora Giovanna, quanto ha ragione! Lasciamo che il SSN paghi soltanto per i fumatori che si ammalano di cancro, o di enfisema polmonare, o per i diabetici che non seguono le cure, o per coloro che sviluppano allergie per le schifezze che vengono messe nei cibi o per coloro che hanno incidenti stradali e si fanno male perché non hanno messo il casco o la cintura, o per tutti coloro che non fanno prevenzione. Lasciamo che sia la “tradizione” a decidere anche che cosa sia giusto o sbagliato da seguire dal punto di vista sanitario. perché insomma meglio un coglione fumatore tradizionalmente riconosciuto, che un’intelligente persona trans tradizionalmente sconosciuta. Non sono solita dare giudizi: ma trovo che riuscire a fare un commento così cretino dopo delle parole così belle, profonde e intelligenti da parte di un ragazzo di 19 anni (anche se capisco che “tradizionalmente” i millennial a 19 anni stanno sbracati davanti alla tele a non fare un cazzo e non sostengono esami alla Normale di Pisa) dimostra una tale bassezza di spirito, una tale pochezza, che signora lei mi fa una gran pena. Deve aver avuto una vita veramente misera. Non so quanti anni abbia ma spero che gliene restino davanti a sufficienza non per capire chi siano le persone trans, ma per rimediare a lei stessa per se stessa come essere umano.

    2. Che cattiveria. Signora, lei ha bisogno di una lunga vacanza (non la chiamo per nome perché sono terrorizzato)

    3. … “oggi sono questo, domani quello, dopodomani quell’altro”
      … Cosa esattamente non ha capito dei sei mesi minimi di psicoterapia e delle ulteriori sedute di psichiatria, prima di cominciare un lentissimo e lunghissimo (e non facile) percorso?

      1. Peccato che qui si vorrebbe togliere via tutto, quindi solo autocertificazione e via: bloccanti, ormoni, cambio di documenti, operazioni. Tutto all’insegna il transgenderismo è perfettamente normale, che non è un disturbo e quindi porre anche solo un piccolo filtro di accertamento è offensivo che non si deve sentire malato.

  2. Partendo dal principio di autodeterminazione, io credo che solo chi senta di aver bisogno di un percorso psicologico dovrebbe seguirlo. Ciascun* arriva alla consapevolezza di voler fare la transizione in modi e tempi differenti e per alcun* potrebbe essere un’ulteriore stress quello di essere sottopost* al percorso psicologico e ai tempi lunghissimi che talvolta comporta.

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