Disforia di genereInizia da qui

Ma a voi che ve ne frega?

Gentile Camilla

Non le sembra contraddittoria questa sua posizione riguardo gli inibitori dello sviluppo ?
Ma come, lei predica a gran voce la necessità di non incasellare le persone in un genere, maschile o femminile che sia, chiede che ogni essere umano venga accettato nella sua personale e unica diversità e poi ricade nello stesso schema? Incasella suo figlio in un genere, maschile o femminile?

Perché a questo servono gli inibitori (la triptorelina) , a bloccare lo sviluppo del bambino/a, evitare che compaiano le caratteristiche del genere attribuitogli/le da madre natura per consentire di migrare al sesso opposto.

Sono certa inoltre che lei avrà letto a cosa è subordinata la somministrazione di questo farmaco.

Cito: “ Indispensabili saranno una diagnosi di disforia di genere fatta dall’esperto di salute mentale “

Le ricordo che la disforia di genere è catalogata fra i disturbi mentali, ripeto, non le sembra questa una contraddizione con quanto lei va dicendo nel suo blog e nel suo libro?

La invito, se lo desidera, a leggere questo interessantissimo intervento.

http://blog.ilgiornale.it/locati/2018/03/29/cosi-ladolescente-puo-cambiare-sesso/

Un caro saluto
Francesca

Cara Francesca,
la mia posizione non mi pare affatto contraddittoria. Il non incasellare non vuol dire lasciar senza casella (anche se sarebbe bello) ma permettere a chicchessia di “essere”. Ci sarà chi si sentirà di appartenere a una casella, chi a un’altra, chi a nessuna delle due, chi a tutte e due, chi ad altro. Io inoltre non predico ma racconto e nemmeno mi pare troppo a gran voce. Mio figlio ad oggi non è incasellato perché lui non vuole esserlo o non è pronto a esserlo o chissà e dio solo sa quanto sarebbe stato più semplice per me se lo fosse stato.

Ma quanto meno avrei capito anche io della vita!

Io non ho solo letto a cosa è subordinata la somministrazione di questo farmaco. Io parlo ( da tempo) direttamente con chi ha per anni lottato perché questo farmaco fosse approvato. E anzi dire così è anche errato visto che il farmaco per la pubertà precoce è in uso già da parecchi anni. Parlo con chi per anni ha lottato perché questo farmaco potesse essere usato anche per la pubertà incongruente. Quindi l’unica differenza sta che ora nel bugiardino ci sarà scritto anche “disforia di genere” questo farà sì che i medici potranno intervenire, laddove lo riterranno opportuno, senza dover passare da un comitato etico, ma soprattutto senza che i giovani che ne hanno bisogno arrivino a togliersi la vita. Non sta né a me né a lei stabilire chi, come e quando le terapie saranno somministrate. Io mi affido alla professionalità di chi lavora in questo campo che so per certo che si attiene ai protocolli internazionali.

Lei li conosce?

Per riprendere l’articolo che mi ha citato e di cui mi ha inviato il link le posso dire questo:

CITO: un articolo simile (che annuncia l’autorizzazione ai bloccanti), per importanza, responsabilità e conseguenze, avrebbe dovuto essere rilanciato con enfasi. Subito dalle agenzie e dai telegiornali, e, il giorno dopo, dai quotidiani concorrenti. Invece, niente.
Sono pienamente d’accordo con lei. Anche io mi sarei aspettata più risalto alla notizia e se da una parte comprendo la maniera cauta di comunicarla, dall’altro mi rendo conto che continuare a parlare sottobanco di queste cose non fa altro che alimentare pensieri sbagliati e poco approfonditi.

CITO: Lo scorso dicembre la giornalista de La Verità ha visitato l’ospedale pubblico di Londra (Tavistock e Portman Nhs foundation clinic) in cui i bambini vengono curati per cambiare sesso (dai 4 agli 8 anni!) e osservato che la triptorelina è impiegata in età preburale su quei bimbi che manifestano “i sintomi della disforia di genere”.
Conosco molto bene la clinica citata dall’articolo e conosco sia famiglie che sono seguite lì che medici che vi lavorano. Non so con chi la giornalista abbia parlato. Certamente la clinica segue bambini la cui età è compresa addirittura tra i 4 e gli 8 anni ma altrettanto certamente lo fa solo a livello di supporto ai genitori poiché nei bambini/ragazzi non si interviene in alcun modo fino a che non si sia raggiunto il livello 2 della scala di Tanner (la scala che misura il livello di sviluppo puberale) quindi mai prima che siano già entrati nella pubertà, esattamente ciò che c’è scritto nell’articolo. L’idea è proprio quella infatti che il ragazzino o la ragazzina entrino nella fase puberale, si possa osservare l’effetto che questa fa (e, mi creda, tutti noi genitori ci auguriamo che con la pubertà per miracolo puf scompaiano tutti i dubbi e si possa lasciarci dietro le spalle tutte queste preoccupazioni!) e nel caso in cui la situazione peggiori si possa intervenire offrendo al ragazzo/a uno spazio di tempo in più per comprendersi meglio. Ecco allora gli inibitori ipotalamici. Se lei è interessata all’argomento le consiglio di mettersi in contatto con la clinica e informarsi di persona. Vedrà che scoprirà una realtà molto diversa da quella che fa notizia (errata peraltro)

CITO: la triptorelina. Si somministra sottocute e blocca l’attività ormonale. È stato testato per alcuni tumori di prostata e mammella, per il trattamento di endometriosi e fibromi uterini.
Il farmaco è usato da moltissimi anni nei bambini per curare la pubertà precoce. Non è un farmaco MAI usato su bambini. Ma in quel caso non insorge nessuno. Forse perché la questione che voi portate non è medica ma ideologica?

CITO: Secondo aspetto. Finora il farmaco è stato usato su adulti malati di tumore o con disfunzioni ormonali, oltre che per la pubertà precoce ma che studi sono stati fatti su bambini e adolescenti?
“Oltre che per la pubertà precoce” appunto. Quindi non dovrebbe poi chiedere che studi sono stati fatti visto che la pubertà precoce riguarda le bambine prima degli 8 anni e i bambini prima dei 9. Trovo l’affermazione contraddittoria. Lei no?

CITO: Chiediamoci: se andiamo a raccontare a un bimbo che il sesso si può scegliere come un paio di scarpe lo aiutiamo o lo confondiamo?
La mia esperienza personale e quella delle famiglie che ho conosciuto in questo anno e mezzo (e prima di aprire il blog) mi dice che nessuno di noi ha raccontato al proprio figlio che il sesso si sceglie come un paio di scarpe. Siamo tutte famiglie che in questa situazione si sono trovate e che la pensavano come lei. Sono stati i nostri figli a farci capire l’esistenza di una realtà molto diversa e non viceversa. Anche perché poi, detto francamente, magari si potesse cambiare il sesso come un paio di scarpe…quanti pensieri in meno avremmo!

Sono felice che lei abbia letto il mio libro e segua il mio blog e no, non c’è bisogno che lei mi ricordi che la disforia di genere è catalogata tra i disturbi mentali e certo che mi pare una contraddizione perché io ci vivo tutti i giorni con una persona che è esattamente come tutte le altre e dovrebbe invece, secondo la società e la medicina, essere un malato di mente. Anche l’omosessualità era considerata una malattia mentale. Presto anche la disforia di genere non lo sarà più. In molti paesi già accade. Ma io comunque mi domando: anche se fosse: una persona malata di mente avrebbe meno diritti di un’altra? O, come tutti, avrebbe diritto alla propria felicità? Chi dà a chi il diritto e soprattutto la presunzione di sapere che cosa sia meglio per un’altra persona quando questa persona è un buon cittadino, un buon figlio, un buon amico, un buon lavoratore e non fa un alcunché per nuocere al prossimo?

Voi tutti pensate davvero che, in un mondo in cui solo scegliere cosa fare dopo le medie è quasi un’impresa impossibile, in un mondo in cui se solo ti fai un taglio di capelli un po’ strambo vieni additato, un essere umano possa volontariamente e deliberatamente accollarsi un fardello del genere? Credete che possa essere semplice per un genitore accompagnare un figlio o una figlia in un percorso che porterà a interventi medici, sterilità, sessualità problematica, emarginazione? Lo fai perché leggi che c’è chi li ha trovati morti in camera da letto, i figli; lo fai perché capisci che non c’è altra via; lo fai perché parli con chi non l’ha fatto e ha cercato di adeguarsi a ciò che a società si aspettava (perché poi, non si sa) ed è un adulto consapevole di aver buttato la sua vita; lo fai perché hai visto con i tuoi occhi cosa accade (lei lo ha visto?).

E, abbandonando il politicamente corretto, mi permetta una domanda: ma a voi che ve ne frega?

Comunque, gentile Francesca, la ringrazio per lo scambio e spero che avrà la curiosità di informarsi meglio. Se vuole posso darle qualche dritta su persone con cui parlare.
A presto
Camilla

 

 

 

3 thoughts on “Ma a voi che ve ne frega?

  1. ” Credete che possa essere semplice per un genitore accompagnare un figlio o una figlia in un percorso che porterà a interventi medici, sterilità, sessualità problematica, emarginazione? ”
    Certamente! Lei sa quanti genitori malati di mente ci sono in giro desiderosi di avere un figlio special? e con sta moda del transgender e medici compiacenti, spesso ciarlatani, disposti a tutti pur di assecondare magari i loro deliri ideologici sa quanti non appena vedranno il loro figlioletto giocare con le bambole saranno pronti a portarlo dal medico per l”escissione del pistolino” per poter così sfoggiare al parco il loro piccolo cucciolo trans? Ci sarà quello che col novello Mozart, chi col “bimbominkia indico” e chi il suo bel cucciolo trans in attesa di transizione.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *