Disforia di genere

Ma ce lo avrete voi il corpo sbagliato ( e forse non solo quello)!

L’altro ieri mentre quatta quatta zitta zitta rilasciavo una intervista, mi arriva, da una mamma come me, il link alla trasmissione che Sabrina Ferilli farà sulle persone trans. In un nanosecondo mi vengono in mente duemila cose. “Ecco perchè questo o quell’altro progetto sono finiti nel nulla. Perché probabilmente c’era in lavorazione questo!” Oppure: “Accidenti che sprint la RAI ad affrontare una cosa così….”

Poi però ho iniziano ad ascoltare:
“Uomini e donne nate nel corpo sbagliato!”
Aridaje!
Il corpo sbagliato: così nel trailer fa già capire il taglio della trasmissione e l’approccio alla questione.

Mi domando (e ovviamente la domanda è retorica) se sia giusto che il bisogno che le persone Trans hanno di esistere possa essere sfruttato per passare un messaggio così pietoso.

Il mondo intero combatte affinché la gente capisca che non esiste un corpo sbagliato ma esiste una società disforica perché ineducata, bigotta, prepotente e noi facciamo il primo servizio in tv che affronta l’argomento e lo facciamo proprio partendo dal corpo sbagliato?

In molti paesi la Disforia di Genere non è più considerata una malattia psichiatrica tanto che si sa che scomparirà anche dal DSM e noi ritonfiamo proprio lì. Non dimentichiamoci che lo stesso iter è stato per l’omosessualità.

Solo nel 1973 L’Associazione Psichiatrica Americana, la principale organizzazione professionale di psichiatri  negli USA, e la più grande organizzazione psichiatrica al mondo con i suoi 36 mila membri, ha declassificato l’omosessualità come disturbo mentale.

1973

E il 1973 può sembrare lontanissimo per i miei figli e per i ventenni di oggi ma non per noi. E paradossalmente la cosa assurda è che a giudicare le persone Trans non sono i giovani. Ma sono i genitori che spesso nel 1973 c’erano già. Che dovrebbero sapere. Per i giovani di oggi è quotidiano essere tutti differenti. “Mamma, ricordati di non fare i tortellini al prosciutto che viene Mohamed a cena” mi dice mio figlio di 6 anni. E io penso “Embé?….Ha già sì, è musulmano!” Io devo ragionarci su. I bambini e i giovani di oggi no. Quindi non diamo loro la colpa, per favore.

In un momento storico in cui c’è una necessità sempre più profonda di capire, si può, per sensazionalismo, passare un messaggio che altro non fa che confermare le antiche convinzioni ? Certo: ho pensato anche io “ma almeno se ne parla”. Non possiamo lamentarci anche quando “ci considerano”. “Cacchio se non non ne parlano perché non ne parlano, se ne parlano perché ne parlano….” Perché per uno che sta morendo di sete dalla nascita anche un cucchiaino d’acqua pare dare sollievo. Ma questa non è acqua. Questa è una tisana di cicuta, proposta così. Questo è come il bambino coi capelli rossi o con l’apparecchio o con gli occhiali a cui va bene essere preso in giro pur di far parte del branco. (Chi non si ricorda gli sguardi di quei poverini che venivano tormentati, che a volte abbozzavano anche una risatina pur di stare con gli altri? Non avrebbero tutti preferito far parte del gruppo perché erano tutti amici ?).

Continuiamo a passare il messaggio sbagliato. Io ringrazio la RAI, ma in questi termini rifiuto e vado avanti. E sapete perché? Perché io a mio figlio la trasmissione non gliela potrei far vedere e non per principio perché in fondo non l’ho vista e tutto questo mio pippone si basa solo su un trailer ma perché da questo trailer a lui  verrebbe l’ansia. Penserebbe di essere sbagliato. Penserebbe di essere condannato alla sofferenza.  Quando al contrario l’anno scorso ho visto il trailer del documentario del National Geographic ho detto “Ragazzi stasera c’è un documentario bellissimo sull’identità di ognuno e dobbiamo guardarlo”. Lì il dito era puntato sulla società nonostante poi venissero accuratamente raccontate tutte le varie difficoltà.

Basta leggere sulla pagina della Ferilli (che peraltro a me sta simpatica e che ovviamente non credo qui sia la colpevole ma solo l’ignara protagonista) i commenti su quanto sia stata brava ad accettare/trattare/presentare un argomento così. Ma mica si è introdotta nel quartier generale dell’ISIS! Mica ha fatto un reportage dalle strade di Aleppo rischiando la vita! E per quanto capisca lei che in fondo come molti ne saprà poco e si sarà adattata a ciò che le è stato detto, capisco molto molto meno, tanto per cambiare, i professionisti che avrebbero dovuto comunicare il messaggio giusto.

“Durante il docu-reality l’attrice romana sarà affiancata da una squadra di psicologi che racconterà e documenterà il difficile e delicato percorso di transizione. Verrà anche spiegato il lavoro di un particolare servizio (- un particolare servizio…..NO un servizio punto. Come gli altri punto -) che si svolge all’ospedale San Camillo di Roma dal nome SAIFIP (servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica)”.

Ma davvero la squadra di psicologi non ha ancora capito che affinché una persona Trans possa avere una vita serena va passato loro il messaggio che è la società sbagliata e non loro? Davvero non hanno ancora capito che finché non si farà informazione differente una persona Trans in Italia avrà sempre un vita difficile? Questo non vuol dire non dare assistenza e supporto psicologico. Ma far capire che il supporto viene dato come a chiunque altro e non a te perché Trans. Perché il mondo è pieno di persone che si fanno dare una mano ad affrontare la vita in genere.

Quindi io credo profondamente che lo scoop andasse fatto non sulla vita difficile che le persone trans hanno per il loro ‘corpo sbagliato’ ma per la vita difficile che le persone trans hanno per la società sbagliata. Questi ex bambini come il mio nascono magnifici, empatici, sensibili, divertenti, introspettivi e vengono trasformati nell’ombra di loro stessi dalla società sbagliata. NON dal corpo sbagliato. Eccheccavolo!

Mi dispiace tanto, ma tanto, ma tanto che la RAI abbia perso una così bella occasione e mi preoccupa molto, ma molto, ma molto che siano stati proprio i professionisti a fargliela perdere.

17 thoughts on “Ma ce lo avrete voi il corpo sbagliato ( e forse non solo quello)!

  1. Ti sono vicina. In Italia va così per tutto quello che non si conosce. Ci sono dentro per altre questioni, ma ti capisco.

  2. apprezzo moltissimo quello che fai e lo sai, ti ho già scritto in passato via mail, e abbraccio questo spirito di nuova apertura. Però non credo si possa criticare una posizione escludente con una altrettanto escludente: per molt* effettivamente il corpo che hanno è sbagliato rispetto a quello che la loro mente desidererebbe (e questo forse accomuna più di ogni altra cosa la persona disforica praticamente a tutta l’umanità 😀 ), in prima battuta la disforia è stata identificata proprio come un non-allineamento tra identità interiore e identità biologica, quindi corpo. Il corpo esiste, è ciò che materialmente attesta la nostra presenza, quello con cui ci relazioniamo e che ci presenta, non possiamo attenerci ormai solamente al fumoso ambito interiore dell’identità. Certamente decenni di riflessione e mutamento hanno portato in prima battuta le persone disforiche a uscire dal binarismo e sperimentare la liceità di quelle sfumature intermedie, di quel fluire che è un diritto sacrosanto e va difeso. Però neanche si può dire che la frase sia – per quanto old style e più adatta a una conversazione dal parrucchiere – del tutto sbagliata. Non è solo la società, l’altro, a dire che non si è conformi: è anche lo specchio, sono le mani, è il sesso, è il desiderio. Se una vuole il seno e non ce l’ha, non è necessariamente perchè la società si aspetta che lo abbia che inizia a desiderarlo. Si scontra col piano materiale, prima che con quello sociale. Ho conosciuto persone mtf incapaci persino di guardare i propri genitali e altre assolutamente felici di averli e farli funzionare… Diciamo allora che chi è avvezzo a questi temi ormai ha una visione della questione molto ampia e sa che lo spettro di possibilità non si riduce al semplice conflitto corpo/identità, però è anche un po’ ipocrita fingere che siamo puro spirito. Il corpo c’è, può essere una zavorra, una prigione o può non esserlo, ma secondo me dipende dalla singola persona e da quale di quelle infinite sfumature identitarie ha nella testa… Un abbraccio forte

    1. Carissim*
      pensavo a te spesso in questo periodo e volevo scriverti. Soprattutto dopo l’uscita del mio libro, per i motivi che tu sai. Sono assolutamente con te riguardo a quello che dici. E anche se le mie parole sono sembrate drastiche io conosco bene (sempre dal fuori) la situazione che descrivi perché anche per i bambini ogni caso è a sé: c’è quello che non ha alcun problema col proprio corpo e quello che non riesce nemmeno a guardarselo. E’ proprio per questo che credo che non andrebbe fatta alcuna categorizzazione e proprio per questo a maggior ragione bisognerebbe alleviare il dolore di coloro per i quali la situazione è maggiormente difficile non colpevolizzando, non facendolo sentire sbagliato, ma accompagnando.Secondo me semplicemente non bisognerebbe parlare di sbaglio per nessuno MAI. Certo che se ti senti in un modo e sei in un altro deve essere terribile. Perdonami se ho passato questo messaggio. Davo per scontato che si sapesse che per me non è così. Oltretutto credo che ci siano talmente tanti fattori che possono contribuire a come con qualcuno si sente che nessuno dovrebbe mai parlare se non il diretto interessato. E no io non sto dalla parte degli oppositori “a priori” del binarismo. Io penso che semplicemente ognuno debba poter essere ciò che è e debba essere aiutato, accompagnato e capito per questo. E questo riguarda qualunque ambito della esistenza di una persona. Ogni essere umano è fatto da talmente tante cose che è impossibile avere una linea uguale per tutti ma sono fermamente convinta anche che nessuno nasca “sbagliato”. Forse sembrerò banale, buonista, illusa, naif….ma ancora per un po’ voglio crederci. ps: hai letto il mio libro? Perché altrimenti vorrei mandartelo io!

      1. Peccato che per esperienza personale il 99% in Italia si è sempre permesso di impormi il genere che secondo loro avessi, il bello e che nessuno di loro sà che mi sono trattenuta per non andare in galera per omicidio.

      2. Carissima Camilla,
        scusa se rispondo solo ora ma mi ero dimenticato(…ta? La confusione, come vedi, è pane quotidiano :D)di aver commentato al blog e non ad un post di facebook. Innanzitutto ti seguo, quindi ho dato per scontato davvero ciò che lo era anche per te, so che non sei affatto una paladina del binarismo e posso solo immaginare quanto non sia facile per un genitore. Io trovo estremamente sensato, forse anche troppo, quello che scrivi, e vorrei davvero che fossimo tutti allo stesso livello di sensibilità per cui si dovesse unicamente porsi il problema di non far sentire sbagliato il corpo altrui. Sarebbe bellissimo, davvero bellissimo, ma purtroppo – come dici – è impossibile avere una linea uguale per tutti. Il piano su cui ti muovi in questo post mi sembra utopistico, ma non perché tu sia un’illusa, intendiamoci bene: ho notato in questi anni che persone che per un motivo o per un altro si avvicinano a queste realtà (per professione, per contingenze personali, per semplice e sincera apertura), ragionano poi sulla cosa partendo da un livello elevato, e consequenzialmente le loro critiche al sistema binario e opprimente che ci circonda, sono forti e aspirano ad un miglioramento che non parte dall’effettiva percezione che ne hanno gli altri (che rasenta lo zero) ma da un livello già molto avanzato. Conosco persone pur sensibili a questi temi e che effettivamente mi sono vicine, che si lasciano andare parole fuori luogo, confondono travestitismo e transessualismo (su transgenderismo, identità fluida e via cantando non mi sogno neppure di inerpicarmi) ma non per questo sono ostili, anzi. Però effettivamente loro capiscono il disagio del corpo, il disagio di sentirsi imprigionati. Non è per tutti così, certamente, ma questo corpo – e lo so, mi ripeto – può essere una prigione terrificante. Lo sguardo altrui può confermare questa difficoltà, di certo non aiuta mai a meno che non sia sereno e rasserenante, ma chi non sa nulla di tutto questo tormento può capire più facilmente il disagio. A volte lo provo anch’io, sai? Può sembrare paradossale, eppure è così. A volte provo disagio nei confronti di certe diversità: può essere omotransfobia interiorizzata, retaggi di un sistema escludente, possiamo trovare milioni di paroloni stupendi per dirlo, la verità è che è difficile. Per noi come per gli altri.
        Proprio qualche giorno fa, in treno, c’era una persona mtf che parlava ad alta voce al telefono ella sua situazione. Parlava bene, con quel linguaggio pieno di tecnicismi che a volte i transgender di non scarsa cultura utilizzano, forse anche per sentirsi un po’ al sicuro all’ombra della medicina che li sostiene attraverso i suoi protocolli e le prassi ospedaliere. Ebbene, io provavo un disagio fortissimo per il solo fatto che spiattellasse pubblicamente il proprio vissuto così, ad alta voce, in un treno regionale. Una parte di me avrebbe voluto scambiare due chiacchiere, ma quell’autodenunciarsi così platealmente come transgender (già molto avanti nel suo percorso, disse allo psicologo con cui parlava al telefono per fissare un appuntamento) mi bloccava. Poi ci siamo vist* e per me era un uomo sui 45 con una parrucca improponibile in testa. In un istante il mio cervello formulò questo pensiero e fu assoluto dai sensi di colpa: era il suo corpo che vedevo e lo stavo giudicando in qualche modo. Quanto mi sono sentit* orribilmente colpevole e quanto mi ha fatto riflettere. Io ho sperimentato in prima persona quanto sia facile trovare un altro da cui allontanarsi attraverso il giudizio: non volevo essere associat* a quella persona pur condividendone una parte di vissuto molto importante.Quella società sbagliata che accuso trova un riparo inimmaginabile in qualche anfratto del mio cervello!
        Insomma, sono come sempre logorroic*, ma il mio intervento era solo per sottolineare un lato concreto, fisico, fatto di carne, ossa e sangue e sesso che dalla tua visuale mi sembrava un po’ lontano (e in prima battuta mi sono posto il problema: tu fondamentalmente accompagni la crescita di un* bambin*, è anche ovvio che certi aspetti per te siano quantomeno lontani, che cavolo commento a fare?), però poi mi è sembrato giusto. Insomma, io sono felice che nel 2018 ci sia tu avanti anni luce (e con te moltissime mamme felicemente libere da quei preconcetti che hanno asfissiato la mia di infanzia), ma se la tv nazionale goffamente cerca di portare luce su questi temi senza dover aspettare lo scandalo sessuale o l’omicidio, non me la sento di criticare in toto l’operazione, perché si rivolge ad un bacino di utenti immenso che però ha strumenti critici molto scarsi, in molti casi. Tutto fa brodo, per dirla in maniera banale e brutale, auspichiamo un cambiamento che richiede tempi lunghissimi e non è detto che arrivi. Intanto non ho ancora letto il tuo libro e ne sono curiosissim*, spero di poterlo inserire quanto prima nella mia libreria! Rinnovo l’abbraccio e grazie per l’affetto che dimostri sempre nel rispondermi <3

    2. Si ma imporre alle masse che è il corpo sbagliato, sottolinea la questione del non a norma, non normale, di sbagliato, come ha già scritto da Camilla, questo si ribalta per esempio anche sulle persone intersessuali normate a forza quando ancora non possono mettere parola sul proprio corpo e la propria identià, l’impostazione è letale per le persone. Mi vengono in mente i nazisti che sono stati i primi a provare a normare gli omosessuali “non guaribili” inventando l’intervento di cambio di sesso.

    3. Si ma imporre alle masse che è il corpo sbagliato, sottolinea la questione del non a norma, non normale, di sbagliato, come ha già scritto da Camilla, questo si ribalta per esempio anche sulle persone intersessuali normate a forza quando ancora non possono mettere parola sul proprio corpo e la propria identià, l’impostazione è letale per le persone. Mi vengono in mente i nazisti che sono stati i primi a provare a normare gli omosessuali “non guaribili” inventando l’intervento di cambio di sesso.

  3. Trovo comunque dei punti e spunti da condividere e non sono sbagliati , ma comunque rimane il fatto che nella nostra società Italiana ,la mentalità e il pregiudizio su di noi è forte , quindi questa trasmissione ci sta….. nei termini in cui stata realizzata ,lei si dovrebbe preoccupare di trasmissioni terribili che tutti i giorni invadono 🤦‍♀️ la nostra televisione e adesso si preoccupa inutilmente per la nostra ,🤦‍♀️🤦‍♀️drammatizzare o polemizzare troppo sulla vita degli altri non é mai servito…il problema non é il trans…il problema é che la gente che crede di essere normale, da il diritto a se stessa di essere giudice di tutto e tutti, forse perché in realtà i problemi li ha lei… mi sembra che e’ consapevole del fatto che la nostra gente e’ ineduca bigotta e quindi si e risposta da sola….. per quanto riguarda suo figlio si meglio se si rende subito conto con chi avrà a che fare in questo paese così poi da adulto saprà meglio cosa fare ,lo abituri subito a questi bigotti :-))))) ……. La Ferilli
    Racconterà le nostre storie di vita…lenostre paure, inostri diritti e lenostre vittorie, che poi appartengono un po a tutti…a me a più scandalizzato l’isola dei famosi con la storia della porno star che accusa un altro per una canna che tutto il resto….signora mia :fatti una risata e datti una risposta….😂😂🙈🤦‍♀️ Diversa .

  4. Siamo pur sempre in Italia, non ci sono orizzonti transumanisti nelle menti italiote , stiamo ancora a vedere sesso e genere dei quali ne fanno un tutt’uno, un minetrone con gli orientamenti sentimentali/sessuali, l’analfabetismo sulle questioni di genere è abissale.

  5. Ciao Camilla, mi permetto di darti del tu considerato che siamo coetanee (48 anni) Mi chiamo Sabrina e sono una crossdresser. Una di quelle persone alle quali la vita ha concesso una doppia visione del mondo, ma ha anche negato, per una serie di motivi che non starò ad elencare, la possibilità di vivere appieno il proprio Io interno. Sono finita qui per sbaglio, grazie alla condivisione di questa lettera su FB. Capisco benissimo il tuo punto di vista e probabilmente non sbagli sulla questione. Ed è anche giusto, nonostante il grande passo avanti fatto dalla Rai sull’argomento taboo, che la società venga profondamente cambiata in termini di accettazione e comprensione. Ma proprio perchè ancora fortemente discriminate, non si può pretendere che di punto in bianco si giri una pagina e tutto il “diverso” è sparito. Ci sono voluti anni per l’emancipazione della donna, per l’accettazione delle persone gay ed in entrambi i casi siamo ben lontani dal poter dire che è tutto a posto. E di strada se ne dovrà fare parecchia ancora per le persone come me, per chi ancora non è considerato nè carne nè pesce. Purtroppo.

  6. Cara mamma in rosa, ammiro l’appassionata esigenza di dover puntualizzare, nella ricerca di un’esatta terminologia da offrire, in cambio di “un corpo sbagliato”. Le parole sono importanti, ma più ancora è la verità delle emozioni. Le emozioni, per esperienza assolutamente personale vissuta sulla e nella carne, mi hanno fatto sentire per decenni proprio questo, lo strazio di essere un corpo sbagliato. Le assicuro, una tortura senza tregua, non era la società sbagliata, era proprio il mio corpo ad esserlo! Ma questo lei non potrà mai saperlo, perché certe esperienze bisogna viverle di persona e non sui libri o per interposta persona. Troppo facile. Troppo facile fermarsi ad uno spot di presentazione. La invito a vedere il programma e, solo dopo, a dare giudizi. Sarebbe più corretto anche nei confronti delle persone che vi hanno partecipato che, le assicuro, ne sanno piu’ di lei. La società è sbagliata quando si arroga il diritto di puntare il dito o dare lezioni di vita, senza sapere.

  7. “Nati nel corpo sbagliato”… Se fossi nato nel corpo giusto non avrei transitato!!! Quanti paroloni in una società di tuttologi che dopo, nemmeno, la messa in onda del promo di “storie del genere” ha deciso di uscire allo scoperto per contraddire il programma!
    Poi subito a mettere in dubbio il lavoro del Saifip, il lavoro dei professionisti che ci lavorano! Non vi soffermate al promo e comunque, so, che anche se dite di non guardarlo alla fine sarete i primi a farlo! Perché criticate tanto tutto ma alla fine va così 🙂

  8. Ciao Camilla,
    leggendo il tuo post anche io l’ho dovuto prima vedere da diverse angolazioni.
    Parto da me e dal mio corpo che “non era giusto per me”. E infatti l’ho sottoposto a diverse chirurgie perché assomigliasse il più possibile all’idea che ho di me, per citare le famose parole di Agrado.
    Io credo che dobbiamo guardare la realtà con l’umiltà di chi è destinato a vederne sempre e solo una piccola parte, quella che è possibile dal nostro punto di vista, ma con la consapevolezza che è molto più complessa.
    Credo che davanti alla frase della Ferilli “il corpo sbagliato” qualcuno non si sarà riconosciuto ma altri sì.
    Credo che sia importante che la RAI si sia impegnata in un progetto che potrà portare un po’ di informazione su una tematica troppo spesso nascosta e sottaciuta come se fosse impronunciabile.
    Credo che non si riuscirà in un programma a spiegare tutte le sfumature dell’argomento (io è una vita che ci provo ed ancora oggi riesco a coglierne solo una piccola parte).
    Credo che ci sia ancora molta strada da fare per arrivare dove sia io che te pensiamo sia giusto arrivare ma credo anche che qualunque strada per quanto lunga sia fatta da un passo dietro l’altro.
    Credo sia giusto dire grazie a tutte le persone che hanno messo le loro storie a disposizione per fare un passo avanti (in particolare io dico grazie ad Edoardo, Maikol e Daniela).
    Credo soprattutto sia giusto non giudicare con semplicità quei professionisti che io conosco bene e che ogni giorno si battono per rendere questo mondo un posto migliore. E dico questo perché li vedo quando, lontano dai riflettori della RAI, mi aiutano ad aiutare chi è in difficoltà, quando mettono la loro professionalità ma soprattutto la loro passione e la loro umanità al servizio di chi ne ha bisogno. Potrei raccontare tante situazioni, viaggi, interventi nelle scuole, negli ospedali, riunioni e telefonate, risate e lacrime condivisi con loro. Ma non c’è tempo per fermarsi a raccontare, c’è troppo da fare.
    Si poteva fare meglio? Si può sempre fare meglio.
    Come sarà la trasmissione? Non lo so, non l’ho ancora vista, come nessuno.
    Ma so che dietro c’è stato un grande impegno e una ferma volontà di fare quel famoso passo avanti verso la libertà di tutti di essere sé stessi.

  9. Copio dal vocabolario Treccani:

    sbagliato agg. [part. pass. di sbagliare]. – 1. a. Fatto, eseguito male: un lavoro tutto s.; un tiro s. (in diversi sport); impostato male, non riuscito, fondamentalmente errato: un film, un romanzo sbagliato. b. Non esatto, non conforme alle regole, alle norme: conti s.; traduzione s.; pronuncia s.; non eseguito nel modo giusto: calcoli s.; misure sbagliate. 2. a. Non opportuno, non conveniente, non adatto al momento, alla situazione, alla persona: hai fatto una mossa s. (nel gioco degli scacchi, e in senso fig.); ha scelto il momento s. per intervenire; la vostra è una tattica s.; il tuo giudizio su di noi è sbagliato. b. Basato su un errore di scelta: una professione s.; una vita, un’esistenza sbagliata. c. Non quello giusto, in quanto scambiato con qualcun altro o con qualcosa d’altro: questa è la persona s.; ho preso la strada sbagliata.

    Se sento “corpo sbagliato” mi viene in mente il significato 1 ed inorridisco.
    Il significato 2 è già meno pesante. Per evitare l’equivoco, perché non si parla di “aspetto non corrispondente ai desideri della persona”?
    Anche perché il corpo è composto da tante parti e rifiutarlo tutto è decisamente esagerato.

  10. Se il corpo non è sbagliato perché prendere allora farmaci per impedirne lo sviluppo e togliersi i genitali nativi per farse li riassegnare per via chirurgica? Su smettetela di essere ipocriti, la disforia di genere è un problema, una malattia così esattamente come lo sono la depressione o l’autismo. Se da una parte non si deve discriminare dall’altra non si può neanche pretendere i negare la realtà per il politicamente corretto che vuole il “tutto normale” tranne ciò che le dà fastidio.

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