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Mio figlio ha bisogno di essere chi è – adesso lo so

Quella che segue è la traduzione di un bellissimo articolo uscito su The Guardian di una mamma di un bambino trans. Racconta non solo la sua esperienza come madre, ma come una organizzazione che si occupa di infanzia trans Gendered Intelligence le abbia letteralmente salvato la vita.

Ecco io spero che anche noi, genitori come lei, riusciremo piano piano a unirci per supportare e supportarci.

 

“Quando mio figlio mi ha detto che era un ragazzo, mi sono preoccupata che potesse non esserne sicuro.  Gendered Intelligence mi ha aperto gli occhi riguardo al supporto di cui aveva bisogno e che meritava. D’improvviso tutte le discussioni dei media riguardo le persone transgender hanno  preso un significato personale.  Mio figlio era  mia figlia fino all’anno scorso quando, dopo anni di problemi, di alti e bassi, mesi in cui era statA particolarmente triste e depressa, un giorno viene da me e mi dice che era un ragazzo.

Il mio primo istinto fu quello di essere prudente,  determinata a proteggerlo dalle parole che avrebbero potuto ferirlo, dagli sguardi equivoci e dalla necessità  di sapere che, nel caso si fosse sbagliato, avrei potuto in un attimo tornare indietro. Dissi:  “non diciamolo a tutti a scuola.  Ancora hai solo 12 anni. Ti prometto che io credo che tu creda di essere un ragazzo, in questo momento, ma cosa succederebbe se tu  lo dicessi a tutti gli amici e poi ti accorgessi che era uno sbaglio?”  Mi preoccupai riguardo ai suoi amici maschi e alle sue amiche femmine. Al bulling on-line e anche dei nostri ricordi  insieme. Il mio bambino felice,  sempre pronto ad esplorare giocando insieme a orde di altri bambini,  avrebbe potuto essere lasciato da parte perché troppo strano per essere parte del gruppo. Lui restava molto silenzioso ma determinato e mi domandava ancora quanto avrebbe dovuto aspettare.  “Aspettiamo almeno metà anno – dicevo – giusto ancora qualche settimana e se ancora ti sentirai lo stesso allora parlerò con la scuola chiedendo che tu possa indossare un’uniforme da ragazzo”.

Quello che allora ancora non sapevo  è che le persone non cambiano semplicemente idea così, anzi non cambiano proprio idea

Avevo fatto ricerche su ricerche sul “tornare indietro” e non avevo trovato niente se non una chiara evidenza che confermava che una volta che una persona giovane o vecchia aveva dichiarato che il suo genere non era quello che sembrava finiva lì perché era così:

non è un un errore, non è una richiesta d’aiuto o una malattia mentale è semplicemente un fatto

Il momento in cui viene alla luce in maniera più chiara è quando arriva la pubertà. Adesso è tutto così ovvio, ma allora non non lo era. Nel momento in cui le differenze fisiche diventano evidenti è il momento in cui lo stress diventa maggiore.

Una settimana  mi arrivò una chiamata dalla scuola. Mio figlio, così stressato da non riuscire nemmeno a parlare, era andato da una sua insegnante di fiducia. Non poteva più sopportare il fatto di essere una ragazza nemmeno per un minuto. Era un ragazzo che voleva vestirsi da ragazzo. Non voleva avere che la  professoressa di spagnolo che gli sottolineava di rosso i suoi compiti quando usava  il maschile per descrivere se stesso. Così incontrammo i suoi insegnanti che erano di aperte vedute. Io ancora cercavo di essere prudente. Niente di pubblico, Niente ancora, per favore, lasciami ancora un po’ di tempo per pensare quale sarebbe stata la reazione dei suoi coetanei. Non dobbiamo correre. Lui spiegò in lacrime che avrebbe preferito che le persone lo prendessero in giro riguardo al fatto che era un ragazzo che dover continuare ad andare avanti facendo finta di essere una ragazza.

A quel punto non c’erano più parole da dire. Mio figlio col suo malessere, mi ha aiutato a realizzare che c’è qualcosa che è ancora peggio dell’essere derisi per la strada ed è  l’ essere chiamato da perfetti sconosciuti per la persona che  non sei, è crescere pensando  che la tua verità non sia accettabile così se vuoi stare al sicuro “per favore cerca di essere normale”. Tutto sommato essere considerati  un maschio con  un aspetto “strano”, un po’ gracilino oppure una donna brutta è un basso prezzo da pagare rispetto al non esistere.  C’è molto di più. Indossare una felpona col caldo estivo, mettersi le fasce che ti schiacciano il petto, prendere i bloccanti della pubertà, tutti i possibili effetti collaterali, la chirurgia, la grandissima probabilità di poter arrivare a tentare il suicidio, a rimanere senza casa, a essere vittima di crimini violenti, di  assassini,  di violenza sessuale. Alcuni paesi sono completamente fuori controllo: è un crimine che “tu sia tu”.  La violenza è inevitabile. I media affrontano l’argomento in maniera  non certo gentile, una maniera  che fa sì che tua madre scatti su, corra  a spegnere la radio quando ne sente parlare, per cambiare il soggetto della discussione,  per proteggerti.  Bisogna essere tolleranti di fronte all’intolleranza, respirare profondamente e abbracciarsi rimanendo in piedi forti.

Loro non sanno quanto forte ti sta battendo il cuore; non sanno quanto quanto ti stanno sudando  i palmi delle mani. Ti viene da dire:  “ma perché non eviti tutto questo e semplicemente  fai finta di essere una ragazza pur sapendo che sei un ragazzo, perché non lo fai?” “Mamma, se io potessi probabilmente lo farei ma non posso perché non è ciò che sono!”

Ecco questo il punto: non è una scelta. E’ semplicemente la verità e può essere meravigliosa.

Così la scuola ha organizzato degli incontri personali con gli altri ragazzi. la scuola gli ha permesso di indossare l’uniforme ragazzo. E il giorno che è uscito di casa indossandola indossava anche il suo più bel vestito: il suo più grande sorriso. Abbiamo cambiato il nome, semplicemente una lettera, ma un chiaro segno dell’essere diventato un ragazzo e un chiaro addio alla ragazza che era.  Si è unito ai gruppi LGBT  della scuola così come hanno fatto ognuno dei suoi meravigliosi amici. Io ho chiamato i genitori dei suoi compagni e ho spiegato loro quanto fossimo orgogliosi di lui perché abbiamo capito questo non è un argomento che andava trattato silenziosamente ma  mandava gridato a gran voce. Le reazioni sono state belle dalla prima all’ultima. Lo so, siamo fortunati.  Un’amica mi ha proposto di conoscere un loro amico il cui figlio anche  era transgender; un altro mi ha chiesto dove avrebbe potuto trovare qualcosa da leggere per saperne di più; un altro  senza che io chiedessi nulla ha rinominato il gruppo WhatsApp della scuola con un nome che fosse di genere neutrale e una mamma di un bambino trans per la prima volta mi ha parlato di questa vostra associazione Gendered Intelligence, un’organizzazione che salva la vita. Nell’associazione c’era un  gruppo di ragazzi trans  e non ho mai visto un ragazzino così felice come mio figlio al suo primo incontro. Sicuramente ci saranno difficoltà da affrontare. Anche gli amici più forti che mio figlio ha incontrato ne affrontano ogni giorno, perché solo essere se stessi è di per sé già un atto politico. Mio figlio stesso si preoccupa per i suoi compagni trans; mi ha detto che  per un suo amico i cui genitori non accettano il suo genere  sarebbe un sollievo  così grande  avere un posto accogliente dove andare che non costasse soldi, in cui tutti fossero gentili con lui anche quando si veste da maschio. Ho saputo anche degli sforzi che sono stati fatti per creare un posto del genere attraverso il crowdfunding. Stanno (le persone di Gendered Intelligence) lavorando duro per creare uno spazio accessibile a tutte le persone LGBT di Londra. Che portone enorme si è aperto per noi quando abbiamo trovato questa associazione! Non avevano ancora nemmeno una sede  ma la comunità che erano riusciti a creare aveva già iniziato una trasformazione. Siamo riusciti ad avere consigli sui nostri diritti  legali, abbiamo ricevuto solidarietà nei momenti di difficoltà, abbracci, picnic tutti insieme, comprensione reale da persone che da anni cavalcavano la nostra stessa onda. Mio figlio ha passato una giornata intera con una persona aperta e generosa che è stata in grado di rispondere a tutte le sue domande da un punto di vista personale. Adesso non siamo più soli. Siamo parte di una comunità che sta crescendo, che mi dà speranza in un futuro più compassionevole, uno in cui non saremo più soggetti di dibatti inutili.

4 thoughts on “Mio figlio ha bisogno di essere chi è – adesso lo so

  1. I figli per un genitore,è solo un frutto d’amore.le diversità i punti d’opinione sono nella società,lavoriamo tutti insieme per creare amore e non pregiudizio..

  2. Leggo e rileggo questo post.
    Cerco di tenere mia figlia ancora un po’. Credo che manchi poco.
    Grazie Camilla

  3. Leggere questo post mi ha commossa, è proprio quello che succede a mio figlio, per due anni quando mi ha detto “Mamma io sono maschio” gli ho chiesto di aspettare, sperando fosse una fase di confusione, ha passato un’estate intera chiuso in camera, triste, silenzioso, era infelice e quando gli chiedevo qualcosa trovavo un muro, ho aspettato sperando che mi parlasse e quando l’ha fatto con una lettera, mi sono preoccupata, ma non per il fatto che fosse transgender, ma perché nella mia mente lo vedevo preso in giro, picchiato, deriso e questo è inaccettabile per me. Io voglio solo che mio figlio sia felice, conta solo questo per me, e da quando abbiamo parlato apertamente del suo essere maschio, lo vedo felice, sereno come non mai.

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