Siamo noi

Ne sei sicuro?

Di seguito riporto la mia risposta a una serie di commenti al mio post sulla pagina di una amica che aveva condiviso  “L’ira dei buoni”

Purtroppo so che le critiche, le domande, i giudizi sono abbastanza comuni anche se a me direttamente non vengono quasi mai fatti. Ho cercato di rispondere in maniera assolutamente sincera per ribadire vari concetti che sono già scritti svariate volte sul blog, ma poiché spesso si giudica senza aver letto (magari semplicemente perché giustamente non si ha tempo) ecco che credo che possa essere utile ricondividerli un po’ con tutti.

Le questioni erano:

Sono una mamma matta – Faccio paura – Manipolo – Agisco senza sapere bene – Si fa un problema di una semplice espressione di genere

e l’unica condivisibile:

“E’ sicura questa madre che sta facendo la cosa giusta?”

“Cazzo, no! Cazzo!”

(come nessun genitore al mondo del resto)

(E mentre lo dico immaginatemi con le mani sugli occhi piegata in avanti coi gomiti sulle ginocchia che dondolo – e scusate la parolaccia!)

 

 

 

“Ti ringrazio per avermi taggata. Solitamente non leggo mai i commenti perché mi mettono ansia e già ne ho per i fatti miei dovendomi ogni giorno scontrare non solo con il mondo ma con i miei stessi legittimi dubbi. Ciò che le persone spesso non comprendono, e ciò che io non finirò mai di ripetere, é che i dubbi e le paure che loro hanno e che esprimono con tanta facilità e leggerezza a mo’ di giudizio insindacabile, sono gli stessi identici che abbiamo noi genitori. Innanzitutto: che cosa é l’identità di genere? Io onestamente non ne avevo mai sentito parlare. Siamo tutte persone cresciute più o meno negli stessi anni e con la stessa educazione ed istruzione: ci sono i maschi, ci sono le femmina e tutto il resto é una deviazione di qualcosa. Si anche io la pensavo così. Poi ti scontri con una realtà differente che é rappresentata da un frugoletto biondo bello come il sole che già ti immagini grande, contornato da fidanzatine, forte come sono forti gli uomini che ti hanno sempre affascinata e invece no: inizia a dirti ‘ma come mai non sono una bambina?’ E la risposta é ovvia, no? “Perché sei un maschio!” Invece no: lui insiste. E la cosa é più profonda e tu mamma lo capisci piano piano, te ne rendi conto ma speri che la ‘fase’ finisca. Però non finisce. Allora inizi a domandarti se si tratti solo di espressione di genere. E l’espressione di genere é un po’ come l’identità di genere per te: due sconosciute, due cose date per scontate sulle quali non ti sei mai confrontata. Hai altro a cui pensare, come tutti. Invece ancora no. Il tuo bimbo ti costringe a farti sempre più domande. E soprattutto a cercare delle risposte. Spesso nel silenzio della notte senza farti vedere. Perché comunque non vuoi dar troppo peso alla cosa. Non vuoi sottolinearla. Fosse che poi magari é colpa tua. Che magari lui vuole solo attirare l’attenzione e vedendo che ci riesce continua ancora di più. E allora nascono nuove domande dentro di te: e se davvero vuole solo attirare l’attenzione, perché lo fa? In cosa sbaglio? Cerchi di essete naturale. Di mostrare un ‘profilo basso’. Capisci che l’espressione di genere e l’identità sono due cose diverse. Ma come fai a capire quale sia il ‘punto’ di tuo figlio? Non puoi che stare lì e osservare e continuare a studiare. Un giorno leggi che esistono bambini che non si riconoscono nel loro sesso biologico e capisci che quello che stai crescendo potrebbe essere ‘un cucciolo di persona transessuale’. Solo la parola Trans ti fa sentire male perchè anche tu sei cresciuta con l’idea che ‘un trans é un trans’ e certamente non un bambino, ma un adulto, un adulto che ‘ha scelto’ da grande di essere trans, con tutto il giudizio negativo che la parola contiene. Aspetti. Leggi. Capisci che sbagliavi. Inizi a guardare le persone con occhi diversi. Ti senti in colpa per tutti quelli che hai giudicato senza sapere nulla. Come tanti fanno ora con me. E io li capisco. Forse lo avrei fatto anche io. Se questa storia non mi appartenesse. Continui a cercare di mediare. Continui a studiare. Passano gli anni, la fase no. Leggi che più del 40% dei bambini come il tuo se non vengono accolti per ciò che sentono di essere tentano il suicidio con l’arrivo della pubertà. Ti si ghiaccia il sangue. Cerchi allora di accogliere. Senza incoraggiare. Senza lasciar trapelare l’ansia, la paura, la tristezza. Continui a domandarti se sia solo una espressione di genere e non una questione di identità. Lo speri. Ma intanto gli anni passano. La pubertà si avvicina. Non puoi far finta di nulla. Devi essere pronta se al primo pelo il mondo crollerà. Perché lì sarà il vero giro di boa. E non ci sarà tempo da perdere. E questo é il momento a cui é giunta la mamma della lettera. Il corpo bambino che cresce non permette più di poter essere chi sentiamo indipendentemente dal sesso biologico e quando tua figlia ti dice che forse sarebbe meglio morta e tu, che hai letto ormai tanto, sai che per davvero c’è chi ha trovato il figlio o la figlia morta….be’ corri. Corri per cercare di fare la cosa giusta che porta in sé ancora tutti i dubbi dei primi giorni. Tutti quanti. Molti pensano che noi genitori di bambini ‘creativi’ siamo matti. (e li chiamiamo creativi non perché fa figo, non perché lo fanno gli americani, ma perché ancora la parola trans non riusciamo a pronunciarla riguardo ai nostri bimbi) Io aggiungerei che saremmo anche un po’ stronzi per giocare così con le vite dei nostri figli. E parecchio masochisti. Forse qualche matto in giro ci sarà. Ma non credo di essere io nè la mamma della lettera. Il problema è che non se ne parla. Che gli antropologi, i sociologi, gli psicologi in Italia non ne parlano e allora le nostre voci sembrano delle cacchiate dette così senza una base. Genitori invasati come quelli che portano le figlie alle gare di beauty queen a 4 anni. O genitori che seguono qualche assurda ‘moda d’oltreoceano’. È vero che c’è molta gente che parla tanto per parlare, che si spaccia per colto e istruito e non lo é. Io personalmente cerco di parlare quando so qualcosa. E prima di parlare cerco di ascoltare mille campane differenti. Conosco molto bene Agedo con cui sono sempre in contatto (il suo presidente è ormai il mio mentore), conosco Beyond Differences, Intersexioni, Mermaids.uk, Chrysallis spagnola, Trakine.de, l’onig dal presidente ai vari associati in giro per l’Italia, Transit di Barcellona, conosco attivisti all’estero Marlo Mack, Susie Green, Paul Mcintyre, Christian Gredig ecc Questo solo per citarne al volo alcuni. Per conosco non intendo so chi sono, intendo che ci ho parlato e/o ci parlo regolarmente. Fate un giro su internet e guardate chi sono e cosa fanno o hanno fatto. Molti sono psicologi. Fossi stata matta qualcuno credo me lo avrebbe detto. É vero: concordo anche io che  c’è chi secondo me ci va troppo alla leggera. E lo posso dire, a differenza di molti, perché io con molti genitori ci ho parlato e mi sono confrontata. É anche molto vero che ogni storia é una storia a sé perché tutti siamo diversi gli uni dagli altri. Però per prendere le misure bisogna confrontarsi con tutti, capire. Fare una quotidiana selezione dei dubbi e delle paure. Quando ho aperto il mio blog non mi sono improvvisata. Non lo farei mai sulla pelle dei bambini. Credetemi.

Io invito tutti a leggere di più per provare a destrutturare cose che diamo per certe e che invece non lo sono affatto e conoscere e aprirci a un mondo migliore. Quando tutti capiremo che un essere umano é un essere umano a prescindere da sesso, età, razza, background culturale, religione, status sociale e va rispettato per ciò che é allora saremo a cavallo. Non vedo proprio perchè questo ci dovrebbe fare paura se non per il fatto che ci renderemmo conto che per quasi 50 anni (come nel mio caso) abbiamo vissuto la nostra vita a metà.

Io non voglio convincere nessuno. Non propago teorie gender. Voglio solo che i nostri bambini non rientrino in quel 43% Credo non lo vorreste nemmeno voi. E credo che nemmeno voi rischiereste e che, nel dubbio, vi mettereste in gioco. Come ho fatto io.
(la mamma ‘spaventosa’ di mio figlio in rosa….che tra l’altro non posso nemmeno riciclare i vestiti per mio figlio più piccolo… )

 

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