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Pausa di riflessione

Pausa di riflessione

Ritorno al mio blog dopo una pausa di riflessione. Sono successe tante cose e dovevo rimettere insieme un po’ le mie idee.

La pubblicazione di ‘Mio figlio in rosa’ ha suscitato molto interesse. La cosa che mi aperto il cuore è stato l’interesse popolare. Segno che non è vero che tutta la gente è contro. Anzi molta gente ha la mente aperta ed è disposta ad ascoltare. Ho ricevuto messaggi bellissimi che mi hanno commosso e ho capito che la mia fatica di ogni giorno forse potrà aiutare un pochino anche altre persone. La cosa che invece mi ha avvilito è stato il disinteresse totale degli “adatti ai lavori”. Intendo dire tutte quelle persone che appartengono alla “schiera pubblica” (medici, psicologi, operatori dei consultori) che hanno letteralmente girato la testa dall’altra parte. Certo non tutti… ma quasi. Si contano davvero sulle dita di una mano quelli che non si sono tirati indietro. Questo mi ha fatto capire la profondità del problema. Non del “problema dell’ identità di genere”, ma del problema che si ha in Italia ad affrontare questo argomento. Gli addetti ai lavori o perché consapevoli che sia una battaglia persa oppure perché consapevoli che fare una tale battaglia mette a rischio il loro lavoro hanno giustamente preferito non essere coinvolti.

Il mio pensiero è andato a mio figlio. “Stiamo davvero uscendo allo scoperto in un campo minato?”. Ho avuto paura per un attimo. Ho creduto di aver sbagliato. Mi sono detta che viviamo in un paese dove è inutile rivendicare diritti. Poi sono stata con mio figlio, come sempre. L’ho accompagnato a una festa e ho visto che lo prendevano in giro. L’ho visto giocare con gli altri bambini che si rivolgevano a lui al femminile. L’ho visto fare arrabbiare un amico che poi è venuto da noi mamme e ci ha detto “Certo L. è proprio una scema”. Non importava che il nome fosse maschile. Era comunque una scema al femminile! Mi sono detta che L. è esposto comunque. Tutti i giorni. Blog o non Blog.

Ho sentito moltissime storie tristi su bambini gender fluid o transgender che sono rimasti nascosti. Ma non ne ho sentita nemmeno una che riguardi i bambini che hanno lottato insieme ai loro genitori per rivendicare il diritto alla loro identità. Anzi sono tutti diventati adolescenti e giovani adulti sereni. Per cui sì: è la strada giusta. Bisogna andare avanti e farci vedere. Bisogna parlare di noi.

E’ di questi giorni la notizia che la Comunità Autonoma di Valencia ha approvato la legge sui diritti dei bambini transgender nelle scuole. Non parliamo di un luogo agli antipodi ma di una città a 1500 chilometri da noi in una nazione molto simile alla nostra in quanto a cultura, religione e storia. Eppure lì si legifera e qui questi bambini semplicemente NON ESISTONO. Piano piano li faremo esistere.

Da settembre ad adesso non sono più sola, ma siamo in sei. E questo lo considero già un ottimo traguardo!

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