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Pensieri mattutini

Ero molto felice fosse arrivato il weekend perché avevo bisogno di riposare e farmi una bella dormita. Stamattina invece mi ritrovo sveglia alle sei a fissare il soffitto con la poca luce di questo gennaio gelato pensando al futuro…. Il pensiero non è sereno.
Ieri un’amichetta di mio figlio è venuta a giocare da noi. Mentre facevamo la strada a piedi da scuola a casa, io li guardavo camminare tenendosi per mano, saltellando e ridacchiando. Mio figlio era felice. E mio figlio era una figlia! Sono arrivati a casa e sono subito andati in camera di L. Hanno tirato fuori il castello  delle fate che ha portato babbo natale e tutti i cavallini magici e non è più volata una mosca! Hanno giocato, canticchiando e divertendosi, per tutto il pomeriggio. E mio figlio era felice. E mio figlio era mia figlia!
Sì, mio figlio era una bimba, nei modi, nei giochi, nella parole, negli atteggiamenti. Ma soprattutto era felice! Nessuno scatto di ira per tutto il pomeriggio. Nessun nervosismo. Ha solo riso e cantato. E si è confrontato con tutti in maniera assolutamente serena (anche l’altro mio figlio era a casa con un amico e di solito succede il finimondo!).
All’uscita di scuola la maestra mi diceva che ultimamente lo vede sereno ma lo vede anche sempre più strutturato al femminile. Le ho detto ‘Io inizio davvero a credere che L. sia una bambina!’ . Lei mi ha guardato e mi ha detto ‘Si!’ E ha aggiunto che da qualche tempo modula anche la voce in modo da sembrare più femminile. E questo lo fa anche a casa. Credevo fosse un gioco. Mi sa di no!
La maestra mi diceva che il giorno prima era stata all’incontro all’ufficio istruzione con l’associazione Ireos (una associazione LGBT) per un progetto approvato dal comune per ‘istruire’ i bambini alla diversità: di genere, razza, religione….
Con faccia molto affranta la maestra mi ha detto ‘eravamo quattro gatti. quasi nessuna scuola ha aderito! Ed il progetto invece è bellissimo!’

Non c’è informazione. Non c’è conoscenza. Non c’è tra le persone comuni ma non c’è nemmeno tra i pediatri, tra i pedagoghi, tra gli psicologi….
Siamo da soli! Guardo mio figlio che cresce sempre di più essendo ciò che è e cioè  una bimba e lo vedo felice di esserlo. Ma chi supporta noi genitori? Chi supporta gli insegnanti? Chi ci può consigliare su come agire? Chi ci spiega come affrontare il futuro? Chi ci indica la strada?  Non solo la strada da intraprendere coi nostri figli, ma con la gente, con le istituzioni, con la scuola, con tutto. Andiamo avanti per tentativi, brancolando nel buio! Se solo fossimo in tanti, genitori e bambini, e brancolassimo insieme! Sento palpabile l’aiuto che le famiglie all’estero si danno, confrontandosi una con l’altra, ritrovandosi spesso per passare un po’ di tempo insieme!
Mi trovo ad iniziare a dover affrontare da sola problemi reali che osservo essere di peso sull’anima di un bimbo che è una persona dolce, altruista, generosa, educata. Perchè deve avere l’ansia ad andare in bagno? Perchè deve sentirsi in difficoltà a dire il suo nome perché la desinenza in ‘o’ lo tradisce?

E mentre io non ci dormo con domande su domande a cui cerco di rispondermi da sola, lui riposa sereno perché ieri ha potuto essere chi è! E, in fondo, è solo questo ciò che conta ed è che ciò che mi fa continuare ad andare avanti in questo cammino che ho intrapreso!

ps: L. si è svegliato. E’ venuto da me in camera e mi ha detto tutto agitato: “Mamma, mamma mi dai il tuo telefono che in questo momento il mio Furby è femmina e se lo scansiono subito con la app sul cellulare lo blocco e lo faccio rimanere femmina per sempre?!?!”

(per chi non lo sapesse Furby è questo animaletto peloso abbastanza inquietante che parla ride scherza e fa i ruttini. Lo puoi collegare tramite wifi al tuo cell e giocarci facendogli fare le uova perché nascano i Furblings. Lo puoi lavare, nutrire…. e udite udite – ma io non lo sapevo e non credo sia stata una scelta politica ma piuttosto commerciale per non doverne produrre due serie – nasce “fluido” cioè può essere maschio o femmina o a volte è uno a volte l’altro. Se però lo colleghi al cellulare puoi scegliere se farlo essere solo maschio o solo femmina. Insomma è una trappola moderna fighissima….che, certo,  se inizia a parlare mentre sei da solo in casa genera non poca apprensione…)

4 thoughts on “Pensieri mattutini

  1. Salve. Vorrei avere la vostra naturalezza nell’affrontare questo tema. Invece quando mio figlio quasi tre enne nu dici che e’ una femmina,io mi sento ferita,colpita e soprattutto tanto impreparata….

  2. Estrema ammirazione per mamme come te. Tuo figlio è fortunato ad averti come madre, e sicuramente sarà felice. Continua così, fatti conoscere per abbattere la paura e l’ignoranza. Per cambiare il mondo ci vogliono persone come te.
    Bel nome il tuo blog…mi ricorda un film belga di anni fa che sicuramente avrai visto “La mia vita in rosa”. Forza! 🙂

  3. Ciao! Vivo in Belgio e leggere di tuo figlio mi ha fatto venire in mente un ragazzo, un uomo, che fa il commesso nella cittadina dove vivo. Fa il commesso da Lush, l’azienda di prodotti di bellezza naturale, ha capelli lunghi con mollettine, non si trucca (non in maniera eccessiva quantomeno), ma l’abbigliamento è femminile, però è un uomo, non nasconde i suoi caratteri secondari (si vede che non prende ormoni), ha un nome da uomo sulla targhetta, declina gli aggettivi al maschile e le colleghe si riferiscono a lui come maschio. Insomma, un uomo in rosa… Niente, per dire che questo uomo in rosa pare avere trovato il suo posto… biologicamente uomo, ma donna nel modo di vestire e di fare. Spero che la società di domani sia più aperta a questo, del resto se una donna si veste in giacca e cravatta (o tuta da meccanico) e fa “l’uomo” ormai nessuno dice nulla (o quasi), quindi non vedo perché non dovremmo avere uomini che si atteggiano a donne!

  4. Sono una donna eterosessuale cisgender, eppure da bambina non ho mai giocato con bambole e fatine. Preferivo soldatini, aeroplani, armi… Non mettevo le gonne perché mi facevano sentire a disagio e, ancora oggi, pur avendo un corpo e un aspetto decisamente femminile (genere con cui mi identifico e con cui mi sento a mio agio) continuo a evitarle. Così come evito tacchi, collant, scollature, colori pastello.
    Siamo davvero sicuri che questo binarismo di genere non sia influenzato da condizionamenti culturali stereotipati?
    Da piccola avrei rischiato di essere considerata disforica solo perché avevo gusti personali che non si allineavano con le imposizioni della società?

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