Siamo noi

Smettiamola di prenderci in giro

Questo post esula dall’argomento mio figlio in rosa ma resta sempre una parte del nostro trascorso che vorrei condividere come esperienza e informazione.

Pochi sanno che due anni fa ho iniziato a Firenze il percorso per diventare famiglia affidataria.
Percorso che si è svolto così:
telefono verso fine ottobre inizio novembre per prendere appuntamente al centro affidi. Mi chiedono di lasciare il numero perchè la responsabile in quel momento non c’è. Mi richiamerà.
Aspetto.
Aspetto.
Dopo dieci giorni richiamo. La responsabile é anche quel giorno fuori. Ovviamente non si ricordano che io ho lasciato già il numero e me lo richiedono. Dico che se mi dicono quando c’è richiamo io. Loro mi rassicurano: “No , no la facciamo richiamare”.
Aspetto.
Aspetto.
Quindici giorni. Richiamo. Mi RICHIEDONO il numero. Giuro. Perché la responsabile è sempre fuori.

Questa volta però dopo due giorni mi richiama. Mi fa tutte le domande di rito. Mi dice che sta compilando una scheda coi miei dati. E che per iniziare il percorso bisogna fare un corso ma che finché non hanno sufficienti famiglie non lo fanno perché non possono impiegare personale per una famiglia sola. Quindi appena avrebbero raggiunto il numero mi avrebbero richiamato.
Era proprio quello che temevo: che mi avrebbero richiamato.
Aspetto.
Passa un mese.
Richiamo io.
Dico: “sono Camilla Vivian e chiamo per sapere se ci sono notizie sul corso di preparazione all’affido”.
“Perché? E’ interessata?”
Dico: “Si, ho già parlato con la sua collega”.
E l’impiegata: “Allora compiliamo la scheda”.
Dico: “Guardi che la sua collega lo ha già fatto”
“Ma qui non c’è nulla a nome suo! Ricompiliamola”.
Nel giro di un paio di settimane sarebbe dovuto partire il corso di 4 incontri con altre due famiglie. Ma quella volta mi dicono che prima sarei dovuta andare lì per farmi conoscere.
Mi danno l’appuntamento alle 17 di qualche giorno dopo. Era ormai fine gennaio. Mi organizzo per poter andare visto che a quell’ora i bambini sono a casa da scuola. Vado.
Puntualissima e emozionata alle 17 sono fuori dal portone dell’ufficio affidi. Il portone è chiuso. Suono. Nessuno risponde. Mi domando se ho sbagliato posto. Mentre cerco sul cellulare il numero di telefono escono due signore. Domando se sanno se sono nel posto giusto. E loro mi rispondono di sì, ma che su non c’è più nessuno. Chiedo se ne sono sicure e loro dicono “Provi a salire e vedere”. Salgo. Sono ormai le 17.15. Busso a un ufficio dove due giovani signore sono al telefono e mi fanno cenno di aspettare fuori. Le 17.30, 45, 50, 55… Io indosso la mia pazienza migliore.
Alle 18.15 entro. “Quindi lei sarebbe interessata all’affido?” “Sì ho già chiamato svariate volte” “OK bene allora compiliamo la scheda!” Dico: “Anche questo ho già fatto svariate volte volte! “ “Vediamo” dicono loro. Cercano.  “Qui non  abbiamo nulla  a suo nome”.
Faccio un colloquio di circa un’ora e mezza in cui mi vengono chieste varie cose su di me e sulla mia famiglia. Dopodiché mi dicono che allora mi avrebbero chiamato per farmi sapere quando sarebbe iniziato il corso.
Aspetto.
Passa un mese. Richiamo io. “Lei è interessata all’affido?”
Non so se è una battuta.

Non lo è.

Mi richiedono chi io sia.
Finalmente mi dicono la data di inizio. Verso fine febbraio. Per fortuna ho richiamato sennò non lo avrei mai saputo.

Prima lezione. Arrivo puntualissima e pazientissima. Per fortuna. Ci fanno entrare dopo 40 minuti di attesa fuori dall’ufficio. Ci parlano per un’ora di che cosa voglia dire l’affido e ci presentano le situazioni peggiori. I minori non accompagnati. I minori con gli incontri protetti. I genitori biologici con problemi psichiatrici. Io domando quante famiglie ci siano sul territorio fiorentino. “Circa 90”. Solo 90 per tutta Firenze. Mi pare scandaloso. Certo che se ogni volta che qualcuno chiama fanno come con me….penso

Secondo incontro. Puntualissima e pazientissima. Seduta in sala d’attesa.

Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.

Non ci sono nessuna delle altre due famiglie.
Dopo mezzora ne arriva una.
Aspetto ancora.
Mezzora, un’ora… “Sa, la terza famiglia è in ritardo quindi l’aspettiamo…”
Aspettiamola.
Dopo altri giuro 45 minuti escono e mi dicono “L’altra famiglia non ce la fa ad arrivare quindi pensavamo di rimandare”
Per un secondo mi scappa la pazienza: “L’altra famiglia non riesce ad arrivare e non ha avuto nemmeno la cortesia di avvertire fino ad adesso. Io sono qui che aspetto due  ore, paziente, in  silenzio, mi sono dovuta organizzare coi figli per essere qui, mi pare il caso di essere tenuta in conto io e non loro”
“OK, ha ragione”
Entriamo. Io e l’altra signora.
Facciamo una lezione breve onestamente non ricordo su che cosa.
Ci dicono che faremo tre incontri in totale. Due li abbiamo già fatti. L’ultimo, che devono capire quando sarà, coinvolgerà una famiglia affidataria che ci racconterà la sua esperienza.
Intanto fissiamo  l’incontro personale con la psicologa.
Dopo 15 giorni.
Arrivo. Puntuale e paziente.
Appuntamento ore 17. Ormai ho imparato che la babysitter per i miei figli la devo pagare per almeno tre/quattro ore perché tanto mi tocca dall’ora alle due ore di attesa non so perché.
Arrivo e infatti con moltissima serenità la giovane signora dell’ufficio mi passa davanti sorridendomi e proseguendo senza dire nulla mentre il tempo passa. Nella più totale normalità. Come se chi si presenta all’ufficio affidi debba automaticamente mettere a loro disposizione tutto. In certi momenti mi domando se anche quello non sia un criterio di selezione. In altri se non ci sia una candid camera da qualche parte a testimoniare la rassegnazione dell’italiano medio di fronte all’inefficienza dei nostri servizi e la totale normalità con cui ti trattano senza minimante scusarsi.
Io continuo a indossare pazienza e serenità.
Dopo quasi due ore di attesa mi fanno accomodare e facciamo il colloquio. Sembrano entusiaste di fronte alle mie risposte, di fronte alle domande a dir loro intelligenti che pongo, di fronte alla mia situazione famigliare e evoluzione personale.
Fissiamo l’appuntamento per l’incontro tra psicologhe e figli. Devono passare un’ora da soli tutti insieme nella sala dei bambini lì al loro centro. I miei figli sono entusiasti anche se un po’ emozionati.
L’incontro è per 15 giorni dopo alle 17. Li vado a prendere prima da scuola per non rischiare di arrivare tardi convinta che almeno questa volta, sapendo che ci sono tre bambini, non ci facciano aspettare.
Illusa!
Aspettiamo più di un’ora.
La cosa bizzarra di tutte queste attese eterne è che il luogo è sempre deserto. Non c’è gente dentro gli uffici o persone che vanno e vengono. Tutto pare cristallizzato. Quasi un luogo fantasma.
Psicologa e assistente sociale arrivano giusto nel momento in cui i miei figli stavano esaurendo le batterie della pazienza. “Ciao bambini! Andiamo a fare due chiacchiere?”
Molto disciplinati, i miei figli, entrano e restano dentro per un’ora. Sento che chiacchierano. Ogni tanto ridono.
“Complimenti. Ha tre figli fantastici” mi dicono quando escono.
La chiameremo per la visita domiciliare e per l’ultimo incontro per il percorso con le altre due famiglie.
OK
Mi chiamano un mercoledì verso sera dicendo che il giorno dopo alle 16 ci sarebbe stato l’incontro. “Come, con così poco preavviso? Io domani ho un impegno che non posso rimandare”
“Non si preoccupi! Non importa! Può anche saltarlo. Lei è l’unica che si è sempre presentata puntuale, paziente, che ha fatto tutti gli incontri, tutte le visite…”
Almeno se ne sono accorte, penso.
Fissiamo allora la visita domiciliare.
Siamo a fine maggio. Piena muta di peli di cane e gatti. Passo due giorni a pulire e rassettare. Ho una casa splendente accogliente. Colorata. Grande. Bella.
Mi stupiscono arrivando in perfetto orario.
Le accogliamo tutti e quattro. I bambini, orgogliosi, fanno vedere loro la casa, le loro stanzette, i due bagni, la cucina, la vita mozzafiato su Firenze. Poi ci accomodiamo in salotto scambiando due chiacchiere in maniera rilassata e rilassante.
Dopo un’ora vanno via.
“La chiameremo per la valutazione finale”.
E così fanno.
Ormai siamo a giugno.
Arrivo, armata di pazienza, al loro ufficio. Ma aspetto “solo” mezzora. Sono emozionata, agitata, un po’ preoccupata. Loro mi accolgono con un enorme sorriso. Mi siedo.
Timidamente chiedo: “Sono stata promossa?”
“Se è stata promossa? Ce ne fossero di famiglie come la sua. Avevamo anzi paura che cambiasse idea e si tirasse indietro. Invece no e ne siamo felicissime. Perché c’è così tanto bisogno di accoglienza e di amore!”
Scatta la mia domanda politicamente scorretta: “Vorrei chiedervi adesso che cosa aspettarmi. Perché le poche persone con cui ho parlato di questa cosa mi hanno detto che dopo tutto il percorso le famiglie affidatarie….”
Mi interrompono dicendo: ” Scommettiamo che le hanno detto che le famiglie affidatarie “potenziali” vengono parcheggiate in banca dati e non viene mai dato loro un minore in affido!”
“Esattamente”
“Signora, noi per prassi non possiamo mandare via nessuno che si offre. Ma spesso si presentano delle famiglie che oggettivamente non hanno i requisiti o perché lavorano tutto il giorno e non avrebbero il tempo per seguire un minore o perché non ci sembrano psicologicamente affidabili…ma lei ha tutti i requisiti…poi ci sono i suoi bambini che creano un ambiente assolutamente favorevole…insomma non perdiamo tempo e anzi ci dica: qual’è la sua disponibilità? Vuole accogliere un minore subito ora  o preferisce da settembre”
Momento di panico. Emozione. Finalmente.
Dico: “per me è uguale. Certo se posso scegliere preferisco prima di settembre in modo da aver già preso confidenza quando inizieranno le scuole. In modo da non avere poi i miei tre figli che iniziano scuola, più il bambino o la bambina che arriva e anche lui  che inizia la scuola ecc. Ma in realtà mi adatto a qualunque sia l’esigenza del minore. Ma, perché, state già pensando a qualcuno?”
“Non sa quanti ce ne sono negli istituti che hanno bisogno di una famiglia affidataria!”
Ci salutiamo con grandi sorrisi e un po’ di tachicardia.
Arrivo a casa e i miei figli mi domandano come sia andata. Racconto loro tutto.
Sono felici. “Dorme con me!” “No, dorme con me!”

Da quel momento dall’ufficio affidi di Firenze ricevo solo la newsletter.

Mai nessun bambino ha dormito in camera con nessuno perché nessun bambino è mai arrivato a casa nostra.

In questi giorni, mentre seguo le questioni dei vari sbarchi e sento i numeri crescenti di minori non accompagnati (io avevo specificatamente detto di essere disponibile per un minore non accompagnato di qualunque età) mi domando che senso abbia tutto questo.

Forse i 100€ che gli istituti prendono al giorno per ogni minore che si tengono stretto?

 

2 thoughts on “Smettiamola di prenderci in giro

  1. Quello che racconta è assurdo, sarebbe da denuncia iniziando dalle tante volte che ha dovuto chiamare per iniziare l’iter (incompetenza del personale?!) e concludendo con il mancato affidamento. Tanto chi ci rimette sono solo i bambini!! INCONCEPIBILE!!!

  2. Ho iniziato anche io il percorso per gli affidi (con ritardi e lungaggini di cui parli) e leggere la conclusione del tuo racconto è davvero deprimente…

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