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Un passo importante

Da qualche giorno avevo avuto la bellissima notizia che l’AIFA, l’agenzia del farmaco italiana ha autorizzato l’uso dei bloccanti non solo per la pubertà precoce ma anche per quella che viene definita pubertà atipica o incongruente vale a dire quando esiste una non corrispondenza tra genere biologico e genere psichico. Il giorno che mi è stato detto non ho fatto altro che piangere. Ogni volta che rileggevo un messaggio scoppiavo in un pianto con singhiozzo strozzato come alla fine di “Come eravamo” (ok con un coinvolgimento un po’ più profondo – ovviamente scherzo!). E’ stata un’emozione enorme. Un sollievo infinito. Un regalo. Una speranza non solo per i nostri bambini, ma anche per il nostro paese che diciamo non sta vivendo un periodo luminoso. Avrei voluto gridarla a tutti la notizia, ma ancora non era stata ufficializzata e ho aspettato. Anche un po’ con la paura che qualcuno ci ripensasse. I bloccanti, già da tempo usati in molti paesi del mondo, sono infatti essenziali per concedere più tempo a tutti quei bambini che entrano nella pubertà e che crollano psicologicamente di fronte ai primi cambiamenti del corpo. E’ una finestra, un tempo prezioso, per potersi capire meglio; per non sentirsi col fiato sul collo a dover prendere decisioni che non sono ancora in grado di prendere e per evitare un futuro percorso di transizione fatto di molteplici operazioni. Faccio fatica a scrivere queste cose perché possono essere interpretate in moltissimi modi e sono di solito ciò che scatena le polemiche. Servirebbe un spiegazione precisa e dettagliata che richiede tempo e attenzione. Ma che non mancherò di fare.

Intanto la notizia è grandiosa e sono orgogliosa di ciò che è stato fatto sia da parte degli attivisti che da parte dei medici e accademici per far capire all’Aifa l’importanza di questo passo. L’ospedale di Careggi ci lavorava da tempo, dietro le quinte, assumendosi spesso responsabilità che altri non si sono assunti. Credo che questo lavoro di gruppo sia stato essenziale: gli attivisti infatti sono stati essenziali per far capire che le persone esistono; i medici sono stati essenziali per far capire che esiste una reale necessità. Insieme si è creato certamente un connubio che  permetterà a entrambi di muoversi nella maniera migliore.

Spero inoltre che il fatto che l’AIFA li abbia autorizzati inizi a dare maggiore credibilità alle nostre parole e alle nostre testimonianze. Spero che le persone dubbiose comincino a informarsi di più prima di esternare giudizi insindacabili che altro non fanno che avvelenare noi genitori e rendere ancora più difficile il percorso dei nostri figli.

Intanto ho ricevuto una testimonianza in questi giorni che credo sia importante  condividere soprattutto per chi vive in Piemonte.

Cara Camilla, dopo aver letto il tuo ultimo post sento l’esigenza di raccontare un’esperienza del tutto positiva con il Servizio Pubblico Torinese. Da quando nostro figlio ci ha comunicato che pur essendo biologicamente maschio voleva diventare una femmina abbiamo cercato informazioni su internet e come tanti per prima cosa siamo venuti in contatto con il tuo blog. Continuando a cercare siamo venuti a conoscenza che all’ospedale Regina Margherita di Torino, che è l’ospedale dei bambini ,c’era una dottoressa che trattava queste tematiche L’abbiamo contattata e abbiamo incontrato una persona molto disponibile e che ha predisposto un servizio davvero pubblico e di sostegno concreto per le famiglie. Si tratta della dott.ssa Chiara Baietto che con i suoi collaboratori ha organizzato un laboratorio quindicinale per bambini e ragazzi oltre a incontri collettivi di genitori una volta al mese. Inoltre, per chi ne sente la necessità, incontri privati per i singoli genitori, sempre offerti dal servizio pubblico. Infine per quei minori che ne hanno bisogno, un sostegno psicologico personale con incontri se del caso anche settimanali.  Il tutto coperto dal servizio pubblico.
Ci tengo a far conoscere il più possibile questa esperienza positiva che personalmente ci sta dando un sostegno fondamentale. Questo servizio, è vero, non è molto pubblicizzato ma forse anche per evitare clamori mediatici che potrebbero attirare l’attenzione dei soliti politicanti interessati più alla demagogia che non alle esigenze concrete delle persone o, peggio ancora, degli esperti della c.d. teoria gender che probabilmente non hanno mai parlato con uno dei nostri bambini e che, al di là delle frasi ad effetto, non si rendono assolutamente conto di che cosa significhi e  cosa coinvolga questa tematica.

 

Ringrazio questa mamma e invito chiunque altro avesse esperienza positive da condividere di comunicarmele. Spero che questi esempi possano servire non solo a far conoscere uno spazio a chi ne ha bisogno, ma a incoraggiare anche gli altri ospedali e professionisti a fare lo stesso.

6 thoughts on “Un passo importante

  1. Sono molto contenta per questo, finalmente anche l’Italia ce l’ha fatta, li avessi potuti prendere a suo tempo, sarebbe stato anche sintomo di non avere una famiglia contro, cosa che invece non è stato.

  2. Gentile Camilla

    Non le sembra contraddittoria questa sua posizione riguardo gli inibitori dello sviluppo ?
    Ma come, lei predica a gran voce la necessità di non incasellare le persone in un genere, maschile o femminile che sia, chiede che ogni essere umano venga accettato nella sua personale e unica diversità e poi ricade nello stesso schema? Incasella suo figlio in un genere, maschile o femminile?

    Perché a questo servono gli inibitori (la triptorelina) , a bloccare lo sviluppo del bambino/a, evitare che compaiano le caratteristiche del genere attribuitogli/le da madre natura per consentire di migrare al sesso opposto.

    Sono certa inoltre che lei avrà letto a cosa è subordinata la somministrazione di questo farmaco.

    Cito: “ Indispensabili saranno una diagnosi di disforia di genere fatta dall’esperto di salute mentale “

    Le ricordo che la disforia di genere è catalogata fra i disturbi mentali, ripeto, non le sembra questa una contraddizione con quanto lei va dicendo nel suo blog e nel suo libro?

    La invito, se lo desidera, a leggere questo interessantissimo intervento.

    http://blog.ilgiornale.it/locati/2018/03/29/cosi-ladolescente-puo-cambiare-sesso/

    Un caro saluto
    Francesca

    1. Cara Francesca,
      la mia posizione non mi pare affatto contraddittoria. Il non incasellare non vuol dire lasciar senza casella (anche se sarebbe bello) ma permettere a chicchessia di “essere”. Ci sarà chi si sentirà di appartenere a una casella, chi a un’altra, chi a nessuna delle due, chi a tutte e due, chi ad altro. Io inoltre non predico ma racconto e nemmeno di pare troppo a gran voce. Mio figlio ad oggi non è incasellato perché lui non vuole esserlo o non è pronto a esserlo o chissà e dio solo sa quanto sarebbe stato più semplice per me se lo fosse stato. Ma quanto meno avrei capito anche io della vita!
      Io non ho solo letto a cosa è subordinata la somministrazione di questo farmaco. Io parlo ( da tempo) direttamente con chi ha per anni lottato perché questo farmaco fosse approvato. E anzi dire così è anche errato visto che il farmaco per la pubertà precoce è in uso già da parecchi anni. parlo con chi per anni ha lottato perché questo farmaco potesse essere usato anche per òa pubertà incongruente. Quindi l’unica differenza sta che ora nel bugiardino ci sarà scritto anche “disforia di genere” questo farà sì che i medici potranno intervenire, laddove lo riterranno opportuno, senza dover passare da un comitato etico, ma soprattutto senza che i giovani che ne hanno bisogno arrivino a togliersi la vita. Non sta né a me né a lei stabilire chi, come e quando le terapie saranno somministrate. Io mi affido alla professionalità di chi lavora in questo campo che so per certo che si attiene ai protocolli internazionali. Lei li conosce?

      Per riprendere l’articolo che mi ha citato e di cui mi ha inviato il link le posso dire questo:

      CITO: un articolo simile (che annuncia l’autorizzazione ai bloccanti), per importanza, responsabilità e conseguenze, avrebbe dovuto essere rilanciato con enfasi. Subito dalle agenzie e dai telegiornali, e, il giorno dopo, dai quotidiani concorrenti. Invece, niente.
      Sono pienamente d’accordo con lei. Anche io mi sarei aspettata più risalto alla notizia e se da una parte comprendo la maniera cauta di comunicarla, dall’altro mi rendo conto che continuare a parlare sottobanco di queste cose non fa altro che alimentare pensieri sbagliati e poco approfonditi.

      CITO: Lo scorso dicembre la giornalista de La Verità ha visitato l’ospedale pubblico di Londra (Tavistock e Portman Nhs foundation clinic) in cui i bambini vengono curati per cambiare sesso (dai 4 agli 8 anni!) e osservato che la triptorelina è impiegata in età preburale su quei bimbi che manifestano “i sintomi della disforia di genere”.
      Conosco molto bene la clinica citata dall’articolo e conosco sia famiglie che sono seguite lì che medici che vi lavorano. Non so con chi la giornalista abbia parlato. Certamente la clinica seguono bambini la cui età è compresa addirittura tra i 4 e gli 8 anni ma altrettanto certamente lo fa solo a livello di supporto ai genitori poiché nei bambini/ragazzi non si interviene in alcun modo fino a che non si sia raggiunto il livello 2 della scala di Tanner (la scala che misura il livello di sviluppo puberale) quindi mai prima che siano già entrati nella pubertà, esattamente ciò che c’è scritto nell’articolo. L’idea è proprio quella infatti che il ragazzino o la ragazzina entrino nella fase puberale, si possa osservare l’effetto che questa fa (e, mi creda, tutti noi genitori ci auguriamo che con la pubertà per miracolo puf scompaiano tutti i dubbi e si possa lasciarci dietro le spalle tutte queste preoccupazioni!) e nel caso in cui la situazione peggiori si possa intervenire offrendo al ragazzo/a uno spazio di tempo in più per comprendersi meglio. Ecco allora gli inibitori ipotalamici. Se lei è interessata all’argomento le consiglio di mettersi in contatto con la clinica e informarsi di persona. Vedrà che scoprirà una realtà molto diversa da quella che fa notizia (errata peraltro)

      CITO: la triptorelina. Si somministra sottocute e blocca l’attività ormonale. È stato testato per alcuni tumori di prostata e mammella, per il trattamento di endometriosi e fibromi uterini.
      Il farmaco è usato da moltissimi anni nei bambini per curare la pubertà precoce. Non è un farmaco MAI usato su bambini e adolescenti.

      CITO:Secondo aspetto. Finora il farmaco è stato usato su adulti malati di tumore o con disfunzioni ormonali, oltre che per la pubertà precoce ma che studi sono stati fatti su bambini e adolescenti?
      “Oltre che per la pubertà precoce” appunto. Quindi non dovrebbe poi chiedere che studi sono stati fatti visto che la pubertà precoce riguarda le bambine prima degli 8 anni e i bambini prima dei 9. Trovo l’affermazione contraddittoria. Lei no?

      CITO: Chiediamoci: se andiamo a raccontare a un bimbo che il sesso si può scegliere come un paio di scarpe lo aiutiamo o lo confondiamo?
      La mia esperienza personale e quella delle famiglie che ho conosciuto in questo anno e mezzo (e prima di aprire il blog) mi dice che nessuno di noi ha raccontato al proprio figlio che il sesso si sceglie come un paio di scarpe. Siamo tutte famiglie che in questa situazione si sono trovate e che la pensavano come lei. Sono stati i nostri figli a farci capire l’esistenza di una realtà molto diversa e non viceversa. Anche perché poi, detto francamente, magari si potesse cambiare il sesso come un paio di scarpe…quanti pensieri in meno avremmo!

      Sono felice che lei abbia letto il mio libro e segua il mio blog e no, non c’è bisogno che lei mi ricordi che la disforia di genere è catalogata tra i disturbi mentali e certo che mi pare una contraddizione perché io ci vivo tutti i giorni con una persona che è esattamente come tutte le altre e dovrebbe invece, secondo la società e la medicina, essere un malato di mente. Anche l’omosessualità era considerata una malattia mentale. Presto anche la disforia di genere non lo sarà più. In molti paesi già accade. Ma io comunque mi domando: anche se fosse: una persona malata di mente avrebbe meno diritti di un’altra? O, come tutti, avrebbe diritto alla propria felicità? Chi dà a chi la presunzione di sapere che cosa sia meglio per un’altra persona quando questa persona è un buon cittadino, un buon figlio, un buon amico, un buon lavoratore e non fa un alcunché per nuocere al prossimo?

      Voi tutti pensate davvero che, in un mondo in cui solo scegliere cosa fare dopo le medie è quasi un’impresa impossibile, in un mondo in cui se solo ti fai un taglio di capelli un po’ strambo vieni additato, un essere umano possa volontariamente e deliberatamente accollarsi un fardello del genere? Credete che possa essere semplice per un genitore accompagnare un figlio o una figlia in un percorso che porterà a interventi medici, sterilità, sessualità problematica, emarginazione? Lo fai perché leggi che c’è chi li ha trovati morti in camera da letto, i figli, lo fai perché capisci che non c’è altra via, lo fai perché parli con chi non l’ha fatto e ha cercato di adeguarsi a ciò che a società si aspettava (perché poi, non si sa) ed è un adulto consapevole di aver buttato la sua vita, lo fai perché hai visto con i tuoi occhi cosa accade (voi lo avete visto?). Lo fai perché se non lo fai per tempo tuo figlio o tua figlia avranno scritto in faccia, nel corpo e nella voce chi erano prima e tutta la vita verranno messi in discussione, avranno difficoltà a trovare lavoro, verranno scansati da chi giudica troppo in fretta e si ritiene superiore solo perché appartiene alla maggioranza.
      E, abbandonando il politicamente corretto, mi permetta una domanda: ma a voi che ve ne frega?

      Comunque, gentile Francesca, la ringrazio per lo scambio e spero che avrà la curiosità per informarsi meglio. Se vuole posso darle qualche dritta su persone con cui parlare.
      A presto
      Camilla

  3. Ciao Camilla . Grazie per quello he hai scritto . Non riesco a smettere di piangere . Sono appena incappata in questo tuo blog e te ne sono grata; sono “neofita di questo mondo “ o forse dovrei dire in questo sottobosco . Non so bene ancora come muovermi . Sto ancora cercando di capire e di reperire informazioni . Per ora sto solo guardando crescere mio figlio che mi parla giorno dopo giorno e quelli che erano ,solo fino a pochi mesi fa , segnali confusi… adesso sono invece messaggi chiari e definiti; ha 5 anni e anche se ancora non ho una diagnosi medica , per me è direi abbastanza chiaro quale sarà il suo ed il nostro percorso . Sto cercando di reperire informazioni per farci aiutare e mi pare di capire che il centro più accreditato sia lì a Firenze … Intanto grazie per le tue parole . Franci bs

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