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Un pomeriggio qualunque

Ieri, come ogni mese, avevamo il controllo dell’apparecchio dal dentista. Prima di andare L. aveva fame e dopo una lunga ricerca di un parcheggio finalmente ne troviamo uno proprio vicino  a una salumeria. Entriamo per farci fare un pezzo di schiacciata col salame. Ogni volta che entro da qualunque parte il mio pensiero è sempre ‘speriamo non chiedano il nome a L.’ E anche ieri non è stato differente. Il salumiere inizia subito a dire a L. che bella bambina fosse, che bei capelli, come fosse grande per la sua età…. Io e L. ci guardavamo e senza dirci nulla sapevamo già l’altro cosa pensava. Dieci lunghissimi minuti con le dita incrociate sperando che quel signore non chiedesse il nome. L. rispondeva a tutto educatamente e col sorriso. Una volta fuori, e col mal di testa dalla tensione – almeno io – ci siamo guardati e insieme abbiamo detto: ‘che fatica!’ A quel punto gli ho chiesto chiaramente quanta ansia gli provocassero tutti i giorni queste situazioni e lui mi ha risposto ‘Molta!’ Così io gli ho detto: ‘Senti, che ne dici se da oggi  abbreviamo il tuo nome? Così va bene sia da maschio che da femmina e non stiamo più con l’ansia quando qualcuno ti chiede come ti chiami e tu ti vergogni a dirglielo e così non devi poi rispondere a tutte quelle domande: ma perché sei vestito da bambina se sei un maschio… ma perché non ti tagli i capelli sennò sembri una femmina…ecc’ Lui tutto felice ha accettato subito. ‘Ma davvero il mio nome abbreviato potrebbe essere anche da femmina?”  Quasi incredulo per aver finalmente trovato una via d’uscita “Certo! Anzi è un bellissimo nome da femmina!” Un enorme sorriso e saltellando si è avviato con me dal dentista. Una volta arrivati ci siamo seduti in sala d’aspetto. Lui leggeva un libro appena comprato e le altre persone come noi aspettavano. Finché arriva la dottoressa che lo chiama ‘L. vieni! Tocca a te!’ La sala d’attesa era piccola. La signora sulla destra si gira a vedere dove fosse questo bambino. Ha guardato con aria interrogativa più volte la dottoressa per poi riguardare mio figlio che le ha sorriso cercando di superare magistralmente l’imbarazzo (più della signora che suo). Poi noi siamo andati per la nostra strada prima che le domande di consuetudine iniziassero a invadere la privacy. Entriamo in ambulatorio. Lui si sdraia sulla poltrona. La dottoressa dice ‘che bella maglietta! ma che c’è scritto?’ THIS GIRL CAN. ‘Ahh bella, sì’ dice. Le dottoresse lì sono sempre molto accoglienti anche se ignare delle conseguenze a volte delle cose che dicono. Dopo qualche istante, infatti, l’attenzione cade sui piedi. ‘Ma accidenti che belle scarpe che hai! Ma che piedi grandi! (è per calciarti meglio, piccola mia!) Che numero hai?’ L. ha il 37, ma sapendo già dove la conversazione andava a parare dice: 36! E la dottoressa: ‘accidenti! sai che piedone ti verrà quando cresci! E come diventerai alto!’ L. sorrideva e mi guardava! In cerca di qualcuno che lo rassicurasse ‘No, amore mio, il piedone non ti crescerà. Come non ti crescerà il pomo d’adamo nè la barba!’ Intanto rimaneva lì educato nel suo piccolo, grande mondo. Montati in macchina, quando finalmente aravamo noi due soli e basta e ci sentivamo liberi e leggeri gli ho chiesto come si sentisse. ‘Mi sento stanco! E ho paura! Perchè io non so che cosa sarà!’ Abbiamo parlato un po’ del futuro, gli ho detto che è naturale che abbia paura ma che non è solo! Gli ho detto che non è l’unico. E che rimedieremo a tutto. Che dovremmo aver paura di fronte a qualcosa di grave e irrimediabile. Che lui, in fondo, è un bambino fortunato! Che è bravo, intelligente, bello, buono e ha due fratelli che gli vogliono bene e una mamma brava che lo capisce (modestamente) E lui mi ha detto ‘No mamma, tu non sei brava! Tu sei molto di più!’

Arrivati a casa ha preso i libri appena comprati. Si è sdraiato in pancia sul tappeto e ha preso una matita. Sulla prima pagina c’era scritto: ‘questo libro è di ….’ Lui dal solotto mi ha gridato ‘Mamma, il mio nome che dicevamo prima si scrive con la I o con la Y?’ ‘Con la I , amore mio!’

16 thoughts on “Un pomeriggio qualunque

  1. Penso che non sia facile per tuo figlio affrontare tutti i giorni l’ignoranza (perchè di questo fondamentalmente si tratta) della gente. Penso che sia fortunato ad avere VOI al suo fianco… una fortuna che mi accorgo non molti hanno. Quindi continua così: fallo sentire amato e fagli capire quanto sia speciale e meraviglioso.. spiegagli che per fortuna al mondo ci sono tante persone che guardano al cuore e non a tutto il resto.. Ho tra i miei amici delle persone che sono in un “corpo sbagliato” rispetto alla loro personalità ed indole e sono delle persone stupende e che amo da morire.. e che ammiro altrettanto perchè in un modo così fatto di apparenze hanno il coraggio di non nascondersi!! In bocca al lupo per tutto e un grande grandissimo abbraccio a L.!! Perchè già ora è grande e da grande sarà ancora di più!!

    1. Credo che la verità sia che le persone che si trovano nella vita ad dover affrontare delle grandi sfide sviluppino delle capacità empatiche che altri non arrivano ad avere. Questa è la ragione per cui i tuoi amici sono persone così speciali.

  2. Ho scoperto il tuo blog per caso, mi presento sono Antonietta e sono una mamma , la quale vuole dirti “GRAZIE” per come stai colmando la mia ignoranza su argomenti così delicati.
    Ed in occasione della giornata di oggi vorrei dirti che sei “UNA GRANDE DONNA” non posso che imparare da te. Un abbraccio ad L.

  3. mia cara, capisco perfettamente il tuo dramma, io sono anziano ho 66 anni e all’epoca della mia adolescenza le cose andavano anche peggio di adesso. Non sono transessuale ma omosessuale ma ti assicuro che questa condizione non è più facile e si ripercuote su tutte le sfere, anche su quella affettiva e sul lavoro. Ti consiglio di tenere duro e di non tentare di modificare la vera natura di tua figlia, sarebbe inutile e darebbe luogo a situazioni drammatiche ma anche ridicole. Esistono ottimi specialisti che si occupano della disforia di genere, rivolgiti a loro per il bene di tua figlia. Un grande bacio Roberto

    1. caro Roberto, grazie del tuo commento. Cerco di fare del mio meglio per accettare mio figlio esattamente come è e ovviamente sono ormai da anni seguita da specialisti che si occupano di bambini con una identità di genere fluida. E non perché ci sia qualcosa da “curare” ma per capire come è più giusto comportarsi perché lui cresca sereno e in grado di affrontare un futuro che potrà non essere facile.

  4. Gentile signora. Mi piacerebbe sapere il papà di L. Esiste? Si occupa un po’ di suo figlio? Fanno delle cose loro 2 da soli insieme? L’identità si sceglie con l’affetto x un modello. L. ha questa figura di riferimento o ha solo lei?

    1. Certo il papà esiste! Non credo comunque, come dice lei, che l’identità si scelga. Sicuramente un modello femminile può influenzare una identità femminile esattamente quanto un modello maschile può influenzare una identità maschile. Ma da lì a trasformare la sensazione del proprio genere lo vedo molto improbabile. Primo il numero dei transessuali sarebbe notevolmente maggiore (quanti di noi hanno avuto uno dei due genitori assenti e quindi solo un modello di riferimento….avrebbero tutti dovuto cambiare sesso?). Secondo sarebbe veramente un’azione masochistica da parte di chiunque sottoporsi a un tale stress sociale quotidiano, per non parlare poi degli interventi medici. Non le nascondo che gli stessi dubbi suoi li ho avuti anche io. Ho vagliato nel tempo tutte le possibilità. Ma credo che la realtà sia che semplicemente l’identità di genere non si risolva con “maschio” o “femmina” o col sesso biologico di una persona per quanto a noi, me inclusa, possa sembrare strano.

      1. L’identità di genere non si sceglierà sicuramente razionalmente, bensì inconsciamente. Se io ad esempio vedo la realtà e il mondo maschile con gli occhi di mia madre e magari (parlo sempre di ipotesi) questo sguardo è impietoso, introietterò la convinzione che essere maschi è brutto e se non ho sufficienti contatti con una figura maschile di riferimento verso la quale nutro un attaccamento affettivo, sentirò sicuramente il mondo maschile cone estraneo a me. Credo proprio che suo figlio sia in una età in cui un attaccamento affettivo (del tipo padre figlio ovviamente) a una figura di riferimento maschile sia fondamentale. Spero di non aver offeso o essere stato impertinente.

  5. Complimenti, non deve essere facile!
    Sicuramente la sua vita sarà più difficile degli altri ma sapere di avere il completo appoggio della sua famiglia e sentirsi accettato è già un ottimo punto di partenza, con il passare degli anni si spera che anche il resto del mondo lo saprà accettare!

  6. Non ho niente da aggiungere alla sua grandezza ed alla semplicità del suo bambino, se non che purtroppo viviamo in un paese molto bigotto. Spero soltanto che suo figlio si abitui a lasciar cantare l’ignoranza e seguire la strada del suo cuore e di tutto le persone che gli vorranno bene. Con immensa stima e tanta tanta solidarietà. Un abbraccio a tutti.

  7. Mi dispiace, per quanto lei voglia essere proud in tutto, non lo é. Uscire con suo figlio non dovrebbe essere avere paura di andare dal salumiere. Non dovrebbe essere avere paura delle domande degli altri, non dovrebbe essere tensione, o ansia o cose simili. Un conto é accettare, un conto é incoraggiare. Quante delle “scelte” di suo figlio sono in realtá fatte magari anche inconsapevolmente da lei o dallo psicologo?
    Caro L. diventerai un bel ragazzo alto, con i piedi lunghi, con i capelli ricci, e tutte le ragazze verranno da te, e da grande deciderai se ti piacciono o no. Caro L., non devi avere paura di crescere, ne avevo tanta anche io da piccola, ma ti prometto che andrá tutto bene e poi quando sarai grande sarai felice di essere cresciuto e di essere quel bel ragazzone che diventerai. Caro L., spesso i grandi trasportano tutta una serie di sensazioni che un bambino di 9 anni non pensa, che magari viveva per gioco e fanno diventare quel gioco piú grande di lui tanto da intrappolarcelo dentro. Caro L., mia mamma non mi metteva lo smalto, giocavo con le macchinine e con i mostri dei miei fratelli, guardavo dragonball, i pokemon, le tartarughe ninja e i cavalieri dello zodiaco, non mi sono mai vestita da maschio, non credo di averlo mai chiesto e se lo avessi fatto credo sia stato catalogato tra i capricci e la cosa si deve essere chiusa lá. Caro L.sei un maschietto e lo sarai sempre, come io sono una femmina e lo saró sempre. Mi piacerebbe a volte essere un gabbiano, una farfalla, una rondine ma non potró mai esserlo, anche se mi mettono delle ali e un becco. Come non potrei mai essere un maschio anche se mi tagliassi i capelli e mi vestissi da ragazzo. Per quanto forse non ti piace l’idea e puó infastidirti lí per lí devi capire che non si puó scegliere. Che forse ti diranno di sí che puoi, ma non é proprio vero, perché tu resti tu per sempre. Come sei nato per tutta la vita. E questo é bellissimo L. Il tuo nome si intona ai tuoi occhi, me lo diceva sempre mia nonna dopo che l’avevo fatta arrabbiare e le chiedevo scusa e sono sicura L. che anche per te é cosí. Sono sicura che i tuoi genitori non si sono sbagliati su di te quando ti hanno dato un nome, sono sicura che dentro di te lo sai anche tu.Ti auguro il , ti do un abbraccio e quando pensi di non trovare la cosa giusta da fare, quando pensi che le cose belle vengono da fuori, credimi ti stai sbagliando, dentro di te é giá tutto perfetto, tu sei giá nato perfettissimo. Il tuo corpo nel suo insieme é la cosa piú bella e perfetta che c’é.

    1. Cara signora,
      io, mi creda, non sono proud in nulla. Brancolo nel buio cercando di fare del mio meglio e raccontando la mia storia, che volendo lei può anche non leggere, nella speranza che altri genitori nella mia stessa situazione si facciano avanti e tutti insieme riusciamo a capire come sia meglio accogliere i nostri figli. Tutti i dubbi che lei ha, li ho quotidianamente anche io. Vanno e vengono. E le paure non sono quelle di una madre che si vergogna, bensì quelle di una madre che ammette di non sapere, cerca di imparare, e vuole proteggere suo figlio. La linea di divisione tra rispetto e protezione è sottilissima. Tutto ciò che lei augura a mio figlio è lo stesso che mi auguro io. E questo indipendentemente dal genere. Un abbraccio

  8. Cara mamma Camilla 🙂

    ho letto il tuo blog.
    Tutte le mamme hanno il dono di capire il proprio figlio. Leggevo in queste righe la preoccupazione.
    Non ci conosciamo ma quando qualcuno scrive una storia sul web è quasi come se fosse “il tuo vicino di casa” e ti scambi due parole mentre prendi il pane dalla cassetta della posta :).
    Posso permettermi di darti un consiglio da figlia che non molti anni fa ha vissuto quello che viveva tuo figlio ?
    TU SEI SPECIALE E LE MAMME SONO DALLE POWER RANGER 😀 SII PIU’ SICURA!! Perdonami se mi permetto … però i miei quando volevo essere un maschio .. (perfino andavo a dire che mi chiamavo Federico ) mi ha aiutato davvero tanto a non fare confusione sulla mia sessualità!
    C’è bisogno che il genitore creda in noi dandoci dei punti fermi!! non si tratta di bigottismo! ma quando si ha una bella famiglia fuori è un casino e cerchi di diventare qualcuno .. sii più sicura, donagli punti fermi, avrà così tante altre scelte in cui essere libero di scegliere! tu gli hai dato un nome , il nome è il regalo della mamma e del papà 🙂 è la strada che ti aiuta a tornare a casa.
    So che sei una mamma speciale. Spero di non essere stata troppo invadente. In caso, ti domando scusa.

    (perdona l’orario ma sono sotto esami universitari!!)

    Un abbraccio Camilla.
    Ari

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