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Lettera aperta al presidente della Regione Toscana

LETTERA APERTA

Al Presidente della Regione Toscana Rossi,

all’ Assessora al Diritto alla Salute Stefania Saccardi

ai Consiglieri Bianchi, Fattori, Galletti, Giannarelli, Meucci, Sarti

al Presidente del Consiglio Regionale Giani

ai Capogruppo consiliari della Regione Toscana

e per conoscenza al Sindaco di Firenze Nardella,

e per conoscenza al Vicesindaco di Firenze Giachi,

mi chiamo Camilla Vivian e sono la mamma di un bambino con uno sviluppo atipico dell’identità di genere.

Da anni cerco, come molti altri, di barcamenarmi in un mondo totalmente sconosciuto e ostacolato nel nostro paese.

Qualche anno fa sono finalmente approdata dalla dott. Ristori che si occupa di questa realtà presso il reparto del Prof. Maggi a Careggi.

Era evidente la volontà da parte dell’ambulatorio di disforia di genere di offrire supporto, ma era altrettanto evidente la difficoltà delle famiglie di trattare un argomento tanto delicato. Ecco perché nel momento in cui, grazie al mio blog, sono riuscita a raccogliere dei genitori che vivevano la mia stessa situazione abbiamo chiesto al Prof Maggi di poterci incontrare per cercare di capire come avremmo potuto iniziare a muoverci in maniera complementare e utile per una crescita serena dei nostri figli.

Il 21 aprile 2017 ci siamo incontrati. Famiglie ed equipe del Prof Maggi composta da Dott. Ristori, Dott Fisher e Dott. Castellini con la partecipazione per l’intero incontro della direttrice generale dell’ AUO Careggi, la dott.ssa Calamai che ha ascoltato tutte le nostre storie e le nostre necessità. Alla fine dell’incontro è stato deciso di  indirizzare una lettera alla Regione Toscana con un elenco di richieste.

La lettera è stata inviata a lei Presidente Rossi e  a lei Assessora Saccardi in data 27 aprile 2017 e chiedeva di promuovere le seguenti iniziative al fine di rendere il servizio dell’ambulatorio di disforia di genere ancora più aderente alle esigenze di bambini/e e ragazzi/e con sviluppo atipico dell’Identità di Genere:

•fare informazione e formazione presso le scuole di ogni ordine e grado, ai docenti, al personale ATA, ai pediatri di libera scelta, ai medici di base, all’ordine degli psicologi. Vi sembrerà strano ma a molti di noi è capitato di non ottenere risposte adeguate proprio da questi professionisti;

•creare uno sportello di teleconsulto e istituire un Numero Verde. Molti di noi vengono anche da altre regioni d’Italia, o se toscani, anche molto lontano da Firenze e spesso abbiamo (specialmente con i bambini più piccoli) all’inizio, solo bisogno di chiedere che comportamento tenere in particolari situazioni, trovare rassicurazione, essere indirizzati, sentire qualcuno che dica  che non sono soli;

•aprire uno spazio di ascolto che permetta un confronto tra i genitori, anche attraverso la formazione di gruppi di auto mutuo-aiuto. Con la mediazione di personale specializzato può dare un sostegno importante alle famiglie;

•fornire supporto medico e psicologico, in una fase delicata quale la preadolescenza, momento critico per questi ragazzi/e,  eventualmente anche attraverso la somministrazione di presidi farmacologici.

Il giorno 14 giugno 2017,  l’Azienda Ospedaliera-Universitaria Careggi con provvedimento n. 360 del14/06/2017 del direttore generale Calamai  ha approvato la proposta per i centri di riferimento tra cui quello per la disforia di genere per il coordinamento di una rete toscana di diagnosi e intervento. Nel documento si specifica che il centro prenderà in carico sia i maggiori di 18 anni che i minori di 18 anni.

Mi sono rivolta, allora, come cittadina e madre, al mio vecchio pediatra di famiglia, il dottor Paolo Sarti, memore anche della sua iniziativa e associazione “Maschio per obbligo”, attualmente consigliere regionale in carica. Questo senza alcun intento di parte poiché la disforia di genere è chiaramente apartitica.

Il consigliere Sarti si è reso subito disponibile ad aiutare me e le altre famiglie a dar voce alle nostre esigenze organizzando un incontro in cui poter analizzare le carenze istituzionali e sanitarie. Per questa ragione è nata la conferenza “Bambini in Rosa” che si sarebbe dovuta tenere in una sala della regione il 7 ottobre. Dico “si sarebbe dovuta tenere” poiché da qualche giorno sono stata informata della revoca della disponibilità della sala per le proteste di alcuni consiglieri.

Questo spiacevole inconveniente, che speriamo venga superato,  si aggiunge ad altri episodi recenti  che ci hanno turbato profondamente  quale l’interrogatorio a cui una famiglia del nostro gruppo residente a Grosseto è stata sottoposta  da parte della polizia su delega del magistrato poiché “veste il proprio figlio da femmina “. La famiglia è ovviamente seguita dal SSN e segue le linee guida da esso indicate, ciò nonostante ha dovuto sostenere tale e tanta invasione della propria privacy da parte di una istituzione che, invece che essere informata, metteva in discussione le loro capacità genitoriali insinuando che si potesse trattare di abuso. Altro episodio è l’interrogatorio  subito da una  giornalista colpevole  di aver pubblicato nell’aprile di questo anno un articolo scritto molto bene sui bambini libellula .

A questo punto, Caro Presidente e cari amministratori regionali, forte delle mie / nostre ragioni e di quelle dei nostri figli, io mi sento in dovere di sottoporle alcune domande:

– E’ possibile che la Regione Toscana si contraddica da sola approvando da una parte la creazione di un Centro di Riferimento per la Disforia di Genere che tratti anche l’età evolutiva e poi neghi  l’uso di una delle sue sale a  cittadini che hanno il pieno diritto di esporre le loro necessità, raccontare le loro storie ed essere ascoltati?

– E’ possibile che la Regione Toscana non insorga in maniera decisa e precisa di fronte a chi definisce noi genitori e chi ci aiuta “sfruttatori dei bambini”? Le offese personali mi fanno male ma quando arrivano da soggetti istituzionali, da madre e cittadina, mi indignano, perché mi aspetterei  che la regione che approva la creazione di un Centro di Riferimento per affrontare la tematica della disforia di genere, in età preadolescenziale e adolescenziale, sia conseguente. Qui non si tratta di essere a favore o contro, non siamo di fronte ad un dibattito ideologico, ma occorre prendere atto ed affrontare una situazione che ha solide basi scientifiche e tecniche per permettere alle persone di vivere bene in sintonia con quello che sentono di essere.

– E’ possibile che le istituzioni, Regione Toscana e lo Stato Italiano, in questo caso permettano che continui a dilagare una continua campagna di falsità e disinformazione che nega le evidenze scientifiche, in un paese che primo in Europa nel 1982 ha legiferato per permettere il cambio di sesso alle persone transgender.  Su queste tematiche esistono delle direttive che non ha scritto una madre come me bensì l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le Nazioni Unite,  il Consiglio d’Europa. Vada per tutte il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) che ha introdotto nella nomenclatura psichiatrica mondiale la diagnosi di DIG nei bambini già nella terza edizione del 2003.

– E’ possibile che la Regione Toscana neghi la parola a un ragazzo di quasi 16  anni (la motivazione formale per revocare l’uso della sala) in piena facoltà di intendere e di volere, ed in presenza di chi esercita la patria potestà? Il ragazzo è seguito naturalmente  anch’esso dal SSN poiché così stabiliscono le linee guida della sanità pubblica. Non le sembra una contraddizione in cui una istituzione pubblica non può e non deve cadere? Perché un minorenne può, grazie al cielo, fare un percorso di adeguamento alla sua identità di genere e acquisire il suo equilibrio attraverso il supporto medico e psicologico del SSN, ma non può dirlo in pubblico? E se questa fosse anche norma “burocratica” per l’uso delle sale della Regione, non crede che forse tale regolamentazione sia fallace e obsoleta?

– É possibile che ci sia talmente poca informazione che delle famiglie che stanno seguendo un protocollo fornito dal SSN si trovino a dover sostenere degli interrogatori?

– É possibile che la stampa debba render conto del perché scrive un articolo su un tema di interesse nazionale che altro non fa che sopperire alla mancanza di informazioni che le istituzioni stesse non danno?

Io e gli altri genitori crediamo fermamente che tutto quanto sta succedendo altro non sia che la dimostrazione evidente della assoluta e urgente necessità di fare giusta informazione, motivo stesso della nostra conferenza.

Le istituzioni pubbliche  hanno il dovere morale e civile di dare il pieno appoggio ad iniziative come la nostra e non cedere a proteste che quando in buona fede nascono da non conoscenza e stereotipi e pregiudizi senza alcuna base scientifica.

E’ così difficile informare ed accompagnare chi ha di fronte percorsi comunque lunghi e difficili e non abbandonarli in balia di paure immotivate ed irragionevoli ?

Spero di aver spiegato le nostre ragioni per cui, forti di esse, reiteriamo con forza la richiesta dello spazio già concesso e poi negato e del vostro supporto.

Vi ringrazio dell’attenzione

Camilla Vivian

Riccardo Capocchini

Marta Cossato

Federica Maran

Giuseppe Ferrentino

Gabriela Stutz

Pietro D’Andrea

Loredana De Pasquale

Francesco Procacci

Alessandro Ghedina

Roberta de Luis

Fabrizio Maretto

Niccolò Noci

Eva Parigi

Maria Miele

Denise Maffi

Francesco Bancalari

Stefania Sessa

Riccardo Montalbano

Anna Bonaccorsi

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