Siamo noi

Minori trans: i doveri della scuola.

A settembre, Covid 19 permettendo, mia figlia inizierà le scuole superiori. Qui in Spagna si chiama “Istituto”. Dopo 6 anni di scuola primaria si passa a altri 4 anni + 2 di istituto appunto. Gli anni di scuola primaria sono andati molto bene. Solo un paio di volte è uscita la questione identità ma tutto è stato gestito ed è andato avanti come nulla fosse.

A settembre che cosa succederà? Come gestirà la nuova scuola il fatto che mia figlia abbia i documenti al maschile ma si presenti e voglia essere trattata al femminile?

Queste due domande mi assillavano non poco. E anche mia figlia ogni tanto mostrava segni di preoccupazione. Qualche settimana fa avevo quindi mandato una mail al preside della scuola dicendo che ci avrebbe molto tranquillizzato poterci incontrare e conoscere. Lui mi aveva risposto che sarebbe stato felice di conoscerci, che la “vecchia” scuola aveva già passato loro tutte le informazioni e che erano a nostra disposizione.

Così oggi era il giorno dell’appuntamento. Ci siamo alzate e preparate e alle 11 eravamo all’istituto. Tutto era abbastanza in subbuglio. Stavano cercando di riorganizzare gli spazi in vista del nuovo anno scolastico con classi di 20 studenti ognuna. Ci indicano la stanza del preside. Un tizio in jeans, maglietta e mascherina sui 40 ci accoglie. Il preside appunto. Saluta subito mia figlia: “Ciao, L. Come stai? Come sta andando l’estate?”

E’ molto tranquillo e rilassato. Mia figlia sorride. Ci chiede cosa possano fare per noi. Io dico che siamo un po’ preoccupate per il registro e il nome. Lui ci dice: “ah ma quello lo abbiamo già messo apposto. Abbiamo già cambiato nome e genere per cui il nome d’anagrafe non uscirà mai”.

I registri elettronici sono portali informatici uguali in tutti i Paesi. La procedura chiamata in Italia carriera alias – permettere cioè che un* student* possa andare a scuola con genere e nome sentiti senza dover subire continui outing – quella procedura che in Italia ci viene fatta cadere (e raramente) dal cielo a suon di certificati, quella procedura che pare sconvolgere l’intero sistema informatico dei nostri istituti comprensivi è una procedura che richiede dai 60 ai 120 secondi di tempo, un po’ di buon senso, un briciolo di empatia e la versione 1.0 di ciò che universalmente è il rispetto umano.

L* stess* student*, che vada a scuola chiamandosi Peppe o Lalla o Ely, sarà sempre la stessa persona. Ma la politica italiana non ha ancora capito che il miglior investimento che possa fare è quello atto ad assicurare la serenità e uno sviluppo equilibrato delle giovani generazioni.

“L. noi ovviamente non ti possiamo assicurare che non succeda mai nulla perché con tant* student* capita che ci possano essere piccoli diverbi – continua il preside – però ti possiamo assicurare che noi siamo tutti qui con te e per te e che qualsiasi cosa dovesse succedere, qualsiasi cosa dovesse preoccuparti ne parliamo insieme e la risolviamo”.

Ecco: questo secondo me si chiama investimento nel futuro.

La cosa migliore che possiamo fare per i nostri figli e le nostre figlie è insegnare loro come affrontare le situazioni, assicurare loro la nostra presenza e il nostro supporto, non mentire su una società perfetta ma nemmeno su una società disastrosa: presentare la verità e dire però che a ogni problema esiste una soluzione. Offrire gli strumenti affinché una giovane persona cresca sapendo come affrontare le questioni della vita. Sempre.

Questo non è solo compito dei genitori ma anche della scuola che passa coi nostri figli e con le nostre figlie moltissimo tempo. Non deve essere una concessione della scuola far sì che gli/le/* student* si sentano al sicuro e sereni. Deve essere un DOVERE.

Siamo tornate a casa molto più tranquille. Forse più io di mia figlia. Forse ero io che avevo più ansia di lei. Lei in fondo non porta sulle spalle il bagaglio di una consapevolezza adulta.

Io spero con tutto il cuore che ogni educatore, insegnante, preside, dirigente capisca che prima di ogni cosa viene la serenità de* alunn*. Prima di ogni poltrona, prima di ogni politica, prima di ogni finta morale vengono loro: le persone più giovani che hanno il sacrosanto diritto di andare a scuola in serenità e sapendo di essere rispettat* come esseri umani, non importa quale sia la loro identità di genere.

Io mi batto, insieme al Progetto GenderLens (www.genderlens.org – che si occupa, tra le altre cose, di fare formazione nelle scuole e università – ), affinché ogni giovane persona possa essere sorridente e felice di andare a scuola come mia figlia oggi e investire, studiando e socializzando, sul proprio futuro.

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