Cara Camilla

“Più abbiamo ubbidito e peggio ci hanno trattato” Rosa Parks

Questa mattina ho passato un po’ di tempo a vedere se riuscivo a dare una mano in qualche modo a questa ragazza che mi ha chiesto aiuto sconfortata dal fatto che nonostante abbia ormai tutto in regola per ottenere una carta d’identità con il suo nome e sesso attuali, l’impiegato dell’ufficio si è rifiutato di fargliela “a vista”.

Mi stupisce sempre come si possa essere così poco rispettosi della vita e del vissuto altrui e come certe persone che lavorano in un ufficio PUBBLICO e cioè che appartiene a tutto il popolo possano fregarsene altamente di chi hanno davanti e di quanto stabilito da una sentenza di tribunale solo perché magari quel giorno gira loro storto. Potrebbero andare a piantar zucchine se non hanno voglia di avere a che fare con le persone.

Credo che sia importante denunciare sempre tali atteggiamenti perché il silenzio non porta da nessuna parte.

Se Rosa Parks quel giorno non si fosse rifiutata di cedere il posto, tante cose sarebbero andate diversamente.

Sono i gesti dei singoli che fanno la differenza per la moltitudine

 

Mi chiamo Sofia, ho 27 anni, e mi trovo in una situazione allucinante

Dopo lunghe attese, battaglie, via vai tra medici e psicologi, con l’aiuto del mio avvocato, sono riuscita ad ottenere dal Tribunale di Roma la sentenza definitiva per la riattribuzione anagrafica di sesso e nome. Si, perché io sono una ragazza transgender, e finalmente ho ottenuto il riconoscimento legale della mia identità, un percorso faticoso e lungo ma che finalmente ha portato ai suoi frutti. Pensavo di aver passato già il peggio. Ormai tutto quello che restava da fare, era fare il giro di tutte le entità dello stato per mostrare l’ordine del giudice, ed ufficializzare la mia esistenza. Così, dopo un passaggio all’anagrafe, dove è stato senza problemi corretto il certificato di nascita e cambiati i dati del sistema per rispecchiare il mio nuovo nome, mi sono fatta dire qual era il prossimo passo. “Deve recarsi alla sua circoscrizione, il prima possibile, per ottenere un nuovo documento di identità. Essendo che lei non ha in questo momento un documento valido che attesti la sua identità, devono rilasciarglielo a vista”. Questo mi fu detto. Così, stanca, ma felice di tutto quello che avevo ottenuto, mi sono recata alla prima circoscrizione di Roma, dove ho residenza. E lì, ho trovato un muro. Alla richiesta, sono stata mandata dal responsabile del servizio anagrafico. Spiegatagli la situazione, mi ha risposto che non mi avrebbe fatto la carta d’identità a vista, e che l’assenza di un documento valido non giustificava l’urgenza. Al mio incalzare, su cosa si aspettava che io facessi nelle 3 settimane di attesa senza documenti, mi rispose che non era un problema, e che se non mi andava bene, potevo benissimo chiamare i carabinieri Ora, potete capire che io mi senta un po’ sperduta. Sono rimasta in un limbo amministrativo. Per l’anagrafe sono una persona, ma non ho documenti validi che lo attestino. I vecchi documenti si rifanno ad una persona legale che non esiste più. Per lo stato, quindi, chi sono? Mi sento un po’ un Nessuno A me sembra che sia veramente incredibile che io debba rimanere in questo stato di incertezza. Cosa succede se mi ferma la polizia? Basterà la copia della sentenza? Se vado in ospedale, chi sono? E se dovessi viaggiare? Si fanno urgenze per motivazioni ben più banali. Basta aver dimenticato che la carta era scaduta e si è in procinto di partire, e la carta la fanno senza problemi, sul momento. In più, so benissimo che in altri municipi altre mie amiche e amici hanno fatto tutto, a vista, senza problemi, e senza quei due testimoni che mi sono stati richiesti, per chissà quale ragione, essendo questa una pratica ormai in disuso da anni Chiedo quindi, è normale che una cittadina italiana non abbia il diritto e il dovere di poter avere un documento valido?

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